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SVIMEZ. A Sud più lavoro ma salari da fame record di poveri e fuga di cervelli

SVIMEZ. A Sud più lavoro ma salari da fame record di poveri e fuga di cervelli
svimez Dal grande mare dei numeri del rapporto Svimez tiro fuori un dato, forse il più ignorato e sottovalutato, certamente il più drammatico: negli ultimi 15 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 200mila laureati. Si sono trasferiti in gran parte nell’Italia del Centronord e in parte all’estero. Prima notazione: la scomparsa di una massa così ampia di giovani spinge verso una desertificazione non solo immediata, ma soprattutto di prospettiva. Vengono meno energie fresche sul punto di creare famiglie, figli. C’è quindi un allentamento della continuità generazionale e del ricambio della popolazione. Seconda notazione: gli esperti calcolano che elaborando il costo medio necessario al sostegno di un processo formativo che si conclude con la laurea, moltiplicato per 200mila, dà una cifra sterminata: 30 miliardi di euro. Quindi, in soli 15 anni il Sud con questo fenomeno ha trasferito risorse reali equivalenti a due punti del pil nazionale.  E’ vero che tenendo conto dei livelli occupazionali quella sterminata ricchezza, se fosse rimasta a Sud non sarebbe stata in grado di produrre ricchezza, ma è altrettanto vero che di vero e proprio trasferimento di risorse si tratta e che se non si spezza questa spirale creando possibilità di lavoro di livello medio-alto al Sud lo sbocco sarà quello di un grande territorio desertificato e sempre più povero.

Questa realtà appare perfino più grave se si tiene conto del dato (positivo) che registra una crescita del Mezzogiorno incentivata da una serie di misure degli ultimi due governi del paese. Ciò significa che lo sforzo che è stato fatto è ancora uno sforzo insufficiente ad invertire il meccanismo che negli ultimi 25 anni, un quarto di secolo, ha sacrificato il Sud, le sue risorse, le sue potenzialità. Per Domenico Arcuri, ad di Invitalia «Chi crede che si stia esagerando con gli incentivi (degli ultimi due governi a favore del Sud, ndr), deve ricredersi: l'Italia nel 1993 destinava ad incentivi 1'1,2 per cento del Pil, nel 2016 è scesa allo 0,24 per cento, tre volte meno della media europea».

Certo, il Sud è cresciuto nel 2017 avvicinandosi alla crescita media del paese (1,5) e potrebbe far meglio nel 2018 ma, a parte il fatto che non tutto il Sud cresce (Campania, 2,4 punti; ma la Sicilia solo un microscopico 0,3), permangono stridenti criticità. Il tasso di lavoro delle donne si ferma al 29%, un decimo della popolazione resta in povertà assoluta ed ha un rischio di tre volte superiore alla media di cadere in povertà. Il reddito pro-capite resta poco più della metà di quello del Centro-Nord e il 66% di quello nazionale. E ancora: il tasso di occupazione resta il più basso d’Europa (35% meno della media Ue), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura ‘Occupazione Sud’.

Nel 2018 la Svimez prevede un aumento sia delle esportazioni che degli investimenti totali, che cresceranno più nel Mezzogiorno che al Centro-Nord. Nel 2016 il prodotto per abitante è stato nel Mezzogiorno pari al 56,1% di quello del Centro Nord (66% di quello nazionale). Il Pil per abitante della regione più ricca d’Italia, il Trentino

Alto Adige, con i suoi 38.745 euro pro capite, è più che doppio di quello della regione più povera, la Calabria, che è pari a 16.848 euro ad abitante.