Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. In piazza gli ispettori del lavoro che protestano: la riforma è un pasticcio

REGGIO. In piazza gli ispettori del lavoro che protestano: la riforma è un pasticcio
calab    Gli Ispettori del Lavoro dichiarano lo stato di agitazione (in tutta Italia) e danno vita ad una serie di iniziative per rendere pubblica la situazione paradossale in cui si sono ritrovati dopo la riforma del settore che giudicano pasticciata. A Reggio hanno indetto un’assemblea pubblica a Piazza Italia, a cui è seguito un incontro con il prefetto, visto che qui, oltre all’onere del loro consueto lavoro, devono fare i conti anche con la malavita radicata sul territorio (Ordinanze Focus ‘Ndrangheta, una delle attività specifiche).

La riorganizzazione del settore ha provocato confusione. La sottrazione dell’attività al Ministero del Lavoro e l’istituzione dell’Ispettorato Nazionale Lavoro, una specie di agenzia burocratizzata, al posto di semplificare ha sclerotizzato i delicati meccanismi di controllo, creando sbilanciamenti (anche retributivi), mancanze e vuoti di tutela che intaccano, in modo decisivo, l’efficienza dell’apparato ispettivo.

Quello che dovrebbe essere il baluardo dei lavoratori, l’argine contro la piaga sociale del lavoro nero, del predominio dell’assenza di regole, viene riformato a costo zero, aggiungendo alle storiche carenze anche il malessere di chi esercita un’attività così delicata, soprattutto in un territorio denso di malavitosi come il nostro. Zero euro per la tutela dei lavoratori, decine di milioni per l’agenzia metereologica. La Spending Review applicata a casaccio o soltanto l’ennesimo trionfo della Scuola di Chicago? Probabilmente soltanto un modo, decisamente italiano, di tentare un miglioramento provocando invece uno scatafascio.

L’attività degli Ispettori è nota: giungono a sorpresa in azienda e verificano l’applicazione delle regole. Se trovano dipendenti in nero, le multe fioccano. Se non ci sono i sistemi di sicurezza, se l’impresa non versa i contributi INPS, se le leggi non sono applicate, sanzionano. Tirandosi addosso l’ira dei padroncini, restando vittime di aggressioni, di ritorsioni (auto bruciate, minacce e così via), di tonnellate di fango. Negli ultimi anni, spesso insieme alle forze dell’ordine, hanno compiuto blitz in ogni attività economica: dalle imprese agricole, ai locali della movida, dalle attività commerciali raffinate alle botteghe di borgata.

Il loro arrivo a volte provoca autentiche fughe di decine di lavoratori con risvolti a volte comici (il dramma del lavoro nero, come tutti drammi, può sfociare in humor nero), provoca situazioni grottesche (il lavoratore sfruttato che si immola per la difesa del Buana), reazioni inconsulte e patetiche difese dei padroni. Ben vengano le stangate a chi non applica le regole, anzi le sanzioni dovrebbero essere raddoppiate ogni anno che passa, visto che lo snodo dei problemi risiede proprio nel mondo del lavoro.

Ma la riforma – questa la loro denuncia - attua una stravagante inversione di marcia. Ad esempio la copertura assicurativa per i mezzi privati (di cui da sempre gli Ispettori si servono) non comprende gli atti vandalici eventualmente subiti. Gli uffici legali ridotti al lumicino, la totale mancanza telematica, le regole su orari, efficienza, retribuzione (gli stipendi bloccati a dieci anni fa) e molto altro ancora, tutto confluisce in una riforma all’italiana, più che gattopardesca, peggiorativa.

Le iniziative degli Ispettori continueranno in tutta Italia, cercando soluzione a quella che i mal pensanti vedono come l’ennesimo attacco al mondo del lavoro ma che invece, più probabilmente, è solo figlia dell’improvvisazione e della mancata conoscenza dei problemi e delle attività del settore.

Difendere L’Ispettorato del Lavoro significa difendere i lavoratori. Questa è la nota a margine che dona un significato carico di politica a ciò che sta accadendo.