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SUD e CALABRIA, restare o andarsene?

SUD e CALABRIA, restare o andarsene?
respar L’Istituto Superiore di Formazione Politico-Sociale Mons.Lanza quest’anno affronta dentro la grande cornice tematica: “Sud, restare o andarsene”, molti temi connessi, che articolano la riflessione su 5 micro-temi (politica, questione meridionale, lavoro,disagio sociale, immigrazione). Essi costituiscono, in un ambito europeista in grande trasformazione, quella trama meridionalista che oggi sembra dimenticata. In questo ambito la dott.ssa Amelia Stellino, consulente Università Mediterranea RC, ha tenuto la conferenza sulla tematica lavoro, dal titolo: “Restare in Calabria: si può”.

Dottoressa Stellino, la società post-industriale con una forte accelerazione ha modificato quella precedente che conoscevamo meglio. Che tratti ha e quali sono le differenze?

Nell'ultimo ventennio si è assistito ad una informatizzazione della società e quindi anche del lavoro, ma non tutti sono consapevoli che siamo in una fase epocale di passaggio, da una società industriale ad una post-industriale. Questo cambiamento non si è ancora compiuto del tutto e non è stato analizzato a sufficienza dagli stessi economisti e dai sociologi, né è stato preso nella dovuta considerazione da gran parte dei policy maker, che anzi spesso trattano la nuova realtà servendosi di vecchie categorie. Un quadro che gli antropologi chiamano cultural gap. Nella società post-industriale l'economia prevale sulla politica; la finanza sulla economia; la velocità sulla lentezza; la virtualità sulla tangibilità. Emergeranno anche valori positivi che la società industriale aveva messo in secondo piano come: creatività, etica; estetica; destrutturazione di tempo e spazio, più attenzione alla qualità della vita; decrescita dei bisogni indotti; crescita dei beni immateriali.

I nostri giovani fino qualche anno fa partivano dopo l’università. Adesso invece qualcosa è cambiato ...

Siamo nella regione più povera d'Italia, la Calabria. Da anni i nostri indicatori socio-economici sono sconfortanti. Malgrado l’impegno di associazioni e cittadini il cambiamento sembra molto difficile. La globalizzazione ci vede terra di migrazione in entrambi i sensi (immigrazione ed emigrazione). I giovani, che fino a pochi anni fa partivano dopo l’università ora vanno via prima. le università calabresi perdono immatricolazioni e quindi perdono menti creative. Nel frattempo l'Europa parla di strategia intelligente, sostenibile ed inclusiva ma il numero di quanti nell’UE rischiano povertà ed esclusione sociale è aumentato. Bisogna continuare a interrogarsi nei territori più poveri, e anche in Calabria, come far crescere le opportunità di lavoro e come ridurre le disuguaglianze.

Nel nostro territorio ci sono delle “situazioni – paradosso” che possono rivelarsi punti di forza, può spiegarcele?

Nella società post-industriale viene meno la certezza del posto fisso a vita, e diminuiranno i lavoratori dell'industria per i processi di automazione e delocalizzazione. La crescita occupazionale si concentrerà nei settori ad alto valore aggiunto. Valori strategici per trovare sbocchi occupazionali saranno la capacità di problem solving, l'empatia, la solidarietà, la comunicazione e la capacità di intrattenimento. I settori in cui cresceranno lavoro e occupazione saranno quelli del tempo libero, servizi alla persona e innovazione. Aumenteranno le opportunità lavorative anche nei settori del marketing online e della gestione dei social network e dei data mining. Si affermeranno più imprese ecosostenibili e le piccole imprese opereranno in rete. Le regioni favorite secondo questo trend sono quelle del Sud che potranno offrire la loro particolarità nei settori del turismo, cultura, agroalimentare, aprendosi a quella che è definita "conservazione innovativa" della propria identità.

Quali opportunità, dunque, ci sono per la nostra terra?

La Calabria ha una grande opportunità per rivitalizzare il proprio territorio e ridurre drasticamente il tasso di disoccupazione. Intanto, perché la non competitività in termini industriali contribuirà ad un passaggio verso una società postindustriale con meno traumi. Secondariamente, perché il legame intrinseco che scaturisce dalla relazione tra informatica e bio diversità economica (agroalimentare, turismo legato a beni paesaggistici e culturali), favorirà la Calabria e i suoi punti di forza. Bisognerà puntare a cultura, ambiente, estetica, bellezza, ricerca della qualità e dell'innovazione. Aumenterà persino il lavoro in agricoltura per la vivacità di nuove forme di produzione agricola legata al sociale, alla formazione e al turismo, e per il desiderio di recuperare il contatto con la natura e i suoi ritmi. Inoltre l’immigrazione, nei prossimi 10 anni, determinerà nuova occupazione. La Calabria, terra di migranti avrà bisogno di lavoro per l'identificazione, l'accoglienza di emergenza, i progetti di inserimento lavorativo e sociale dei nuovi migranti.

Quali esempi concreti, testimonianze sulla possibilità di restare, quali rischi e quali speranze?

La ricchezza di un territorio è costituita dalla ricchezza del capitale produttivo, del capitale ambientale e, soprattutto, del capitale umano. Oggi noi invece parliamo sempre più spesso di "scarti sociali" che mettono in evidenza che il problema non è solo quello legato al tema delle povertà, ma anche a quello della disuguaglianza. E' necessario iniziare a pensare al lavoro come un Bene Comune che, prima ancora che produzione, deve essere in grado di generare relazioni con gli altri, se stessi e l’ambiente. Serve una cultura nuova del lavoro e dello sviluppo sociale basati sulla fiducia, le relazioni, la legalità, la responsabilità. In Calabria abbiamo già un tessuto sociale solidale abituato storicamente più di altri ad una sobrietà dei bisogni indotti. L'importante è marginalizzare la presenza di una diffusa mafiosità territoriale che spesso rende arduo pensare che sia possibile un modello di sviluppo calabrese, e creare nodi di rete della microimprenditorialità sia in termini di contiguità territoriale che in termini di filiera. Tra le tante realtà imprenditoriali sane del nostro territorio che costruiscono valori proattivi per la Calabria mi lasci citare le imprese del progetto di Economia di Comunione come la TL com a Cariati di Luigi Trento, la cooperativa sociale One a Crotone di Loris Rossetto, e ancora la Smart City Instruments a Cosenza di Alfredo Sguglio.