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Minori, poveri, malati: il quadro nero di Sud e Calabria

Minori, poveri, malati: il quadro nero di Sud e Calabria
pove Tre notizie in una che fanno male e che segnalano un problema drammatico. Semplicemente “deprimenti” sono i dati sulla povertà in Italia. Negli ultimi dieci anni le persone a rischio povertà o esclusione sociale hanno subito una crescita abnorme. Rispetto a 10 anni fa, infatti, aumentano i cittadini a rischio povertà e la Calabria si conferma la regione con il più alto tasso di povertà minorile. Un primato davvero non invidiabile.

Minori in povertà, accesso ai servizi sanitari per l'infanzia, nidi, tempo pieno, refezione scolastica: il divario nelle condizioni di minori e adolescenti è ampio, specie tra Nord e Sud, con le regioni del Mezzogiorno che registrano il 20,4% di bambini in svantaggio socio-economico (il doppio rispetto alla media nazionale); con la Calabria – seconda notizia - che ha un tasso di mortalità infantile del 4,7%; (contro il 3,1%; nazionale); con Sicilia, Puglia, Campania e Calabria con il più alto numero di bambini che non ha accesso al servizio mensa nella scuola primaria e i più elevati tassi di dispersione.

E’ lo scenario che racconta il 3° Rapporto supplementare del Gruppo Crc, che sarà trasmesso alle Nazione Unite.

«Quasi un bambino su due (il 47%) – prosegue il rapporto – vive sotto la soglia della povertà relativa e, soprattutto per questo motivo, rimane preoccupante il rischio di dispersione scolastica. Nella nostra regione oltre il 15% dei giovani ha lasciato – terza notizia negativa - precocemente le aule scolastiche. La crisi economica si ripercuote sulla motivazione delle famiglie e degli studenti e così sono sempre tantissimi i giovani che ogni anno abbandonano le aule per cercare di guadagnare qualcosa, con il concreto rischio di finire nella rete della ‘ndrangheta. Quel 15% dei ragazzi che lascia la scuola, infatti, ha buone possibilità essere arruolato, quale spacciatore o esattore, tra le fila della criminalità».
In questo senso il Codacons legge l’incremento dei procedimenti nei confronti dei minori e, soprattutto, quella che appare una vera e propria “escalation” delle attività criminali commesse da minori, atteso che vengono loro contestati reati sempre più gravi.
«Il fenomeno dell’abbandono scolastico e il contrasto alla povertà, sempre più dilagante – dice il Codacons – rappresentano le principali e più urgenti sfide che siamo chiamati ad affrontare». Ci vuole dunque un impegno straordinario per contrastare questa preoccupante deriva. La criminalità organizzata prolifera lì dove il bisogno muove le coscienze, lì dove la disperazione di un padre di famiglia che non riesce a far mangiare i propri figli lo porta a non fare più distinzione tra giusto e sbagliato, tra legale e illegale. Che il 47% dei minori calabresi viva sotto la soglia di povertà è quindi indice di un disagio familiare profondo a cui è necessario opporre delle politiche sociali mirate.

C’e’ poi il dato sottolineato anche dal consigliere Arturo Bova del tasso di abbandono scolastico. Sebbene i numeri calabresi siano più o meno in linea con il resto della nazione, bisogna spiegare che un ragazzo lombardo che lascia la scuola, quasi certamente lo fa per andare a lavorare. In Calabria, ciò non succede: a suggerircelo è l’elevato numero di Neet nella nostra regione, pari al 41,9% (fonte Bankitalia) contro il 26% in Italia, ed è cresciuto di quasi dieci punti negli ultimi dieci anni. Senza dimenticare che ben l’80% dei giovani calabresi non svolge attività culturali di nessun tipo.

Insomma un quadro che deve suscitare allarme, nelle istituzioni ma non solo: pensiamo al ruolo che devono avere i corpi intermedi, le agenzie sociali che ancora esistono (sindacati, associazioni imprenditoriali, etc etc), la Chiesa, il volontariato, la cosi’ detta societa’ civile.

E’ del tutto evidente, infatti, che in assenza di una presa di coscienza piu’ ampia quei dati sono destinati a crescere e ad allargare e la lamentazione che seguira’ non risolvera’, come al solito, alcun problema.