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106, lavori paralizzati mentre continua la strage di calabresi innocenti

106, lavori paralizzati mentre continua la strage di calabresi innocenti
106a Il progetto del 3° Megalotto della S.S.106 prevede l’ammodernamento di circa 40 chilometri della famigerata e tristemente nota “strada della morte” in Calabria collegando Sibari a Roseto, dove già esiste una 4 corsie con spartitraffico centrale che prosegue fino a Taranto. È un progetto centrale per la Calabria: perché avvia l’ammodernamento della strada Statale 106 che da Taranto, dovrà proseguire fino a Reggio Calabria, e poi perché porta sul territorio calabrese un miliardo e 234 milioni di euro ed almeno otto anni di benefici che avrebbero permesso a molti di non ricorrere alla cassa integrazione, alla disoccupazione e avrebbe impedito a tanti di emigrare alla ricerca di lavoro e di dignità, di abbandonare la propria terra già fortemente compromessa da questa triste piaga sociale.

Dico ”avrebbe” perché il 22 dicembre scorso dal CIPE (come peraltro è riscontrabile dagli esiti pubblicati online), sono stati approvati diversi progetti ma non la S.S.106 Ionica. Le responsabilità di questo sciagurato disastro sono imputabili in parte ai burocrati della Direzione Generale archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ed a quelli della Commissione Tecnica di Verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS del Ministero dell'Ambiente i quali hanno accolto, a seguito della pubblicazione del progetto nel 2014, una serie di osservazioni inquietanti inviate da “turisti di Ferrara” che forse non sanno neanche dove si trova la Calabria (figuriamoci la S.S.106), ma anche dagli stessi proprietari terrieri che il 30 ottobre 2017, proprio nel momento più delicato per l’approvazione del progetto, hanno presentato un ricorso al TAR per chiedere la revoca di quella delibera che avrebbe sancito l’avvio dei lavori.

 Questi signori (Rinaldo Chidichimo, Italia Bosco, Santa Caterina Bosco, Teofilo Blefari Melazzi, Anna Acciardi, Antonio Laschera, Vincenzo Lacanna, Profeta Cristofero, Maria Tucci, Bruno Tucci, Vittoria Rizzo, Saverio Gaudio, Anna Maria Russo e Alessandro Veneziano) per il loro ricorso al TAR hanno dato incarico legale all’Avv. Marcello Clarich di Roma: legale fiduciario dell'Anas, Presidente della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena e dell'Accademia Chigiana di Siena, membro del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa, e con alle spalle diversi e svariati incarichi ottenuti presso la Banca d’Italia.

L’esito della seduta CIPE del 22 dicembre rischia, inoltre, di poter avviare l’ormai legittima richiesta, da parte della ditta appaltatrice (Astaldi-Impregilo), di un indennizzo economico nei confronti dell’Anas e soprattutto prenderebbe corpo la possibilità che i fondi possano essere definitivamente non investiti per l’ammodernamento della S.S.106 tra Sibari e Roseto Capo Spulico e, oltre al danno, anche la beffa: milioni di euro al Contraente Generale per non aver realizzato un bel nulla.

Certamente quanto accaduto avrebbe meritato un’attenta azione della Magistratura che però non c’è stata. Ora brindano di certo con un Don Perignon d’annata i proprietari terrieri i quali hanno allontanato la terribile minaccia di vedersi espropriato qualche metro di terra ma, soprattutto, per qualcuno la minaccia di essere disturbato dal frastuono dei lavori. È un peccato perché quando questi hanno tentato una manifestazione si sono ritrovati in 20 persone su una popolazione di oltre 40 mila abitanti a dimostrazione del fatto che i cittadini volevano eccome l’ammodernamento della S.S.106 nell’alto Jonio cosentino.

Non esultano e non brindano, invece, i nostri Comuni che ogni giorno segnano una partenza, a volte di famiglie intere, spesso di giovani con una laurea in tasca, desertificando così il territorio anche e soprattutto a livello culturale e, soprattutto, non esultano quelli che restano e che ogni giorno sono costretti a lavorare percorrendo l’unica arteria viaria presente sulla costa jonica calabrese pericolosa a tal punto che spesso, molto spesso, provoca morti e feriti con danni permanenti: la strada Statale 106 Ionica rimasta grosso modo tale e quale a quella del ventennio fascista.

*Ingegnere, presidente Associazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106