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I pullman, i giovani, il lavoro e il Sud abbandonato

I pullman, i giovani, il lavoro e il Sud abbandonato
migran Ha scritto su Zoomsud Gioacchino Criaco: ‘’non è vero che l’Epifania si porta via le feste, porta via i figli alle nostre madri, anzi, ultimamente porta via madri e figli insieme. Invece di acquisti singoli, le società del benessere si comprano le nostre vite in blocco e treni, macchine e aerei ci ingoiano e ci sputano lontano’’.

Mirabili parole per descrivere alcune foto d’inizio anno: una folla immensa che aspetta il pullman che riporterà donne, uomini, famiglie intere lontano dalla Calabria, a guadagnarsi il pane altrove. Ad esportare braccia, cervelli, idee e ricchezze in altre regioni d’Italia, lasciando affetti, ricordi, i luoghi del cuore, dell’infanzia e della spensieratezza.

L’autostazione di Cosenza quella più fotografata, ma in altre decine di città piccole e grandi della Calabria la stessa scena si è ripetuta. Come a San Giovanni in Fiore, ad esempio, la foto che più mi ha colpito, dove serpentoni di pullman (uno dei pochissimi mezzi per muoversi dalle Calabrie) hanno aspettato il loro carico di umanità per portarlo a migliaia di chilometri di distanza.

 Foto e scene che sembrano tratte da giornali degli anni ‘50  e ‘60, ma sono del 6 gennaio 2018. Hanno fatto il giro della rete, hanno invaso i social, sono diventate virali, hanno aperto decine di dibattiti. Certo, sono immagini già viste negli anni e nei decenni passati, ma mai così toccanti, commoventi, complice appunto la rete che tutto amplifica e diffonde, senza pietà alcuna.

  Resta, comunque, il fatto: l’emigrazione ha rappresentato un dramma per la Calabria. Chi ha sostenuto e sostiene il contrario aveva ed ha torto marcio. Le ha tolto braccia e menti, ha distrutto un tessuto sociale, ha lacerato e slabbrato comunità, territori, famiglie, gruppi. Praticamente non si è mai interrotta ma è ripresa (dato Bankitalia) alla grande nell’ultimo decennio, è cambiata nelle forme e nella sostanza, è diventata persino un’altra cosa ma con un identico risultato: sta impoverendo ancor di più una regione che ha mille e uno problemi e sta divorando un altro paio (forse tre) di generazioni.

Può la politica, la cultura, il mondo istituzionale calabrese far finta di nulla? No, non può. Nessuno ha le risposte pronte, né le pretende. Quello che però appare certo è che non si può continuare a ignorare questo incessante esodo, questa fuga che non risparmia niente e nessuno. Un esodo che sconvolgerà per sempre il volto della Calabria del domani. Ci sono studi più o meno recenti che danno il senso di questa ripresa migratoria, ne spiegano anche il perché’ legato in massima parte  – ovviamente -  alle occasioni di lavoro che continuano a non esserci; alle condizioni migliori di studio e di sviluppo culturale.

Su quei pullman sono salite vecchie  e nuove generazioni, chi se ne è dovuto andare per forza 30 e 40 anni fa, chi ha scelto, chi non ha scelto ma quelle foto sono – questo il dato politico ineludibile - la rappresentazione esemplare del Mezzogiorno di oggi 2018, di questo nostro Mezzogiorno sempre più marginale e inchiodato, per gravi responsabilità nazionali ma anche, non lo si dimentichi, proprie, ad un destino residuale. Quelle foto sono la rappresentazione di un enorme problema politico che da troppo tempo si fa finta di non ricordare: si chiama Sud, si chiama lavoro, si chiama dignità.