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Paul Getty al cinema. La sagra dei miliardari, l’Anonima sequestri e il silenzio della Calabria

Paul Getty al cinema. La sagra dei miliardari, l’Anonima sequestri e il silenzio della Calabria
getty In questi giorni, agli italiani, si suggerisce la visione, del film “Tutti i soldi del mondo” del cineasta americano Ridley Scott, specialista in grandiose ricostruzioni di eventi storici e stavolta affascinato dalle vicende della famiglia di petrolieri statunitensi Getty: i più ricchi del pianeta.

Nella storia tutta americana del fondatore dell’impero s’inserisce, come una frammento deviato, la microstoria del giovane Paul Getty jr. rapito in Roma il 10 luglio 1973 dalle n’drine  della piana di Gioia Tauro, in accordo con quelle della costa ionica, e rilasciato dopo una dura segregazione, nel corso della quale, vi fu pure il tragico gesto, rivolto al giovane del taglio di un lobo dell’orecchio.

La tematica del film tuttavia, più che ruotare sulla vicenda “calabrese”, ruota attorno alla sete di danaro del capostipite Paul Getty senior ed alla determinazione della madre del giovane, laddove il rapimento e la detenzione in Calabria del diciassettenne, restano sullo sfondo in quanto funzionali ad un affresco cinematografico potente e di elevata tensione.

 Ma quegli ambienti claustrofobici e quella scenografia violenta descritti dal regista non possono non fornire una seria riflessione a chi, soprattutto calabrese, ha vissuto indirettamente, da cittadino, la stagione dei sequestri.

E le considerazioni sono duplici: l’una di carattere generale che manifesta la “vittoria dello stato” nell’aver combattuto e poi annullato il fenomeno, mentre l’altra, di carattere più intimistico e purtroppo intrisa di amarezza, suggerisce di ricercare, ancora una volta, le ragioni storiche e antropologiche di tanta efferata violenza. Difatti, proprio a partire dall’orecchio del giovane Paul, in quegli anni, da parte dei criminali che tenevano in ostaggio i sequestrati, è stato un susseguirsi di efferate atrocità delle quali nessuno si è mai pentito. Quasi tutti tenuti in catene, costretti alla sopravvivenza in buchi scavati nella terra, talvolta mutilati, completamente umiliati oltre che dalla mancanza di libertà, ma anche dalle privazioni materiali. Ebbene, proprio riguardo ai sequestri, mentre le vittime hanno raccontato, rievocando storie da fare accapponare la pelle, non una voce si è levata, dal carcere, per affermare l’inutile crudeltà a cui sono stati sottoposti, in quegli anni tanti uomini inermi ed incolpevoli. Né, nel mentre si analizzano i meccanismi di investimento delle copiosissime somme prelevate dalla n’ndrangheta alla società civile e si ripercorre la storia dei vari sodalizi criminali, si è pensato di sondare gli animi e comprendere l’origine psicologica ed antropologica della generazione, proprio accanto a noi tutti, di autentiche belve umane.