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A3, A2, SA-RC: l'enigma di un nome

A3, A2, SA-RC: l'enigma di un nome
mediterranea Ora che ha cambiato persino nome l’enigma della nostra autostrada si può dire risolto. Prima era semplicemente la Salerno-Reggio, ai tempi del mai fin troppo elogiato Giacomo Mancini (senza il suo impegno – dico solo questo - oggi ancora impiegheremmo un paio d’ore e passa per andare da Cosenza a Catanzaro), poi A3 e infine da questa antivigilia di Natale 2016 la A2. Ma la sostanza resta sempre quella.

  I lavori di realizzazione dell’A2 sono arrivati al dunque: significa che l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è completata? Neanche per sogno. Significa che i lavori in corso, quelli già progettati, finanziati e appaltati sono stati conclusi. Si tratta di lavori con cantieri già aperti, che erano bloccati per contenziosi giuridici vari accumulati dall’Anas.

Restavano alcune altre decine di chilometri, forse già progettati sulla carta ma non ancora finanziati e sicuramente non appaltati. Tre anni fa Ciucci, da presidente dell’Anas, spiegò a una Commissione del Senato e confessò che per il completamento della A2 servivano 3 miliardi e cento milioni di euro e che dal momento del loro stanziamento sarebbero serviti altri 4 anni per concluderla.

Curiosamente i chilometri che mancano sono tutti in Calabria. Irresponsabilmente – dice qualcuno - sono tutti concentrati attorno alle maggiori aree urbane che l’A2 dovrebbe servire: a ridosso di Cosenza, da sud e da nord a Vibo, il tratto da Villa San Giovanni a Reggio Calabria. Le autostrade servono soprattutto per l’accessibilità alle zone di maggiore densità urbana: quindi, per le città.

  L’A2 non sarà, dunque, mai completata perché bisogna ancora trovare i quattrini necessari per lavori da svolgere in almeno quattro anni. La Cgil dice che necessita di ulteriori interventi, tra l'altro, già previsti, tanto da comprenderli sia nella Legge di stabilità 2014 che nel Decreto Sblocca Italia, con due Macro-Lotti tra Cosenza e Altilia Grimaldi e lo svincolo di Laureana di Borrello.

  Per anni, in ogni caso, s’è giocato proprio su questo equivoco, tra la fine dei lavori appaltati ed il completamento del rifacimento dell’A3, relegando sullo sfondo il fatto che i lavori appaltati non hanno ancora mai compreso l’intero tracciato da rifare. Si sarebbe dovuto correttamente dire: per completare i lavori appaltati e non per completare l’autostrada e si sarebbe sempre dovuto ripetere che si stava aggiustando una strada e non costruendo una nuova autostrada. L’Anas su questo equivoco ci ha marciato, lo hanno fatto ministri, presidenti del Consiglio, parlamentari  e anche Renzi è caduto nella trappola, lasciando il cerino in mano al povero Gentiloni.   L'equivoco, sapientemente trasformato in imbroglio, non è comunque l'aspetto più grave di questa vicenda.

  Ora la Salerno-Reggio possiamo in ogni caso finalmente percorrerla tutta. L'Italia ha il problema di rendere accessibile questa parte del suo territorio con un'opera adeguata al livello tecnico e scientifico del nostro tempo. Ma il punto vero è che dopo l’arrivo di Gentiloni e compagnia al Castello di Altafiumara sono finiti tutti gli equivoci. Per tutti, anche di chi continua a raccontare – in buona e cattiva fede - di un’autostrada simbolo di tutti i mali d’Italia. Non è così.

  Curiosamente, proprio nei giorni dell’arrivo di  Gentiloni,  Delrio, Armani etc etc in tour sulle nostre strade, sul Corriere della Sera è stata pubblicata la lettera di un signore. Si chiama Giorgio Romanelli, ha dato anche l’email. La lettera si intitola ‘’L’autostrada Milano-Torino’’. La riportiamo integralmente perché’ serve a far ragionare di più in casa nostra e ad avere il senso delle proporzioni, pur nelle giuste critiche.

  ‘’La Salerno-Reggio – scrive dunque Giorgio Romanelli – è spesso additata da alcuni lettori del Corriere come uno degli indicatori dell’arretratezza del Sud e delle possibili infiltrazioni mafiose che rendono interminabili i lavori. Invito tuttavia tutti i critici ed i detrattori a percorrere la Milano-Torino fino a Novara. Immediatamente dopo la barriera c’è una sorta di via Crucis di curve, deviazioni e restringimenti che mettono a dura prova gli automobilisti, opere che sono iniziate nell’ormai lontano 2002 e sarebbero dovute terminare nel 2017 ma sicuramente si protrarranno per altri due anni e finiranno, forse, nel 2019. Se non altro, il tratto calabrese per gran parte in zona montagnosa (si inerpica infatti fino ad oltre 1000 metri di altitudine) è una vera sfida ingegneristica con decine di nuove gallerie, più del 30% del tracciato, e 45 chilometri di viadotti uno dei quali di 1160 metri di lunghezza è il più lungo d’Europa. La Milano-Novara invece scorre in una zona del tutto pianeggiante con nessuno vero ostacolo. Poiché’ non mi capita mai di leggere commenti scandalizzati dell’interminabile lentezza del Nord forse, per par condicio, sarebbe giusto criticare anche questi ritardi e non solo quelli del meridione’’.

  Meno male che a qualcuno la testa ancora gli funziona….