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PROMEMORIA. L’11 al Cedir: registro dei tumori e difesa delle nostre vite

PROMEMORIA. L’11 al Cedir: registro dei tumori e difesa delle nostre vite
cancer   A cosa serve definire i siti ad alto rischio di inquinamento ambientale della Regione Calabria senza avere accanto un registro regionale dei tumori per il confronto dei dati raccolti?

Perché le cose da noi, in Calabria si fanno, alla fine si fanno anche bene (come lo Studio Epidemiologico dei siti contaminati della Calabria: obiettivi, metodologia, fattibilità- Rapporti ISTISAN a cura di Pietro Comba e Massimiliano Pitimada) ma poi si lasciano a metà per quella parte che riguarda la necessità del cittadino.

La provincia di Reggio è l’unica in cui, da due anni circa, è stato istituito il registro tumori presso la Regione, ma ancora non è mai stato attivato. Una gravissima mancanza che impedisce di comprendere fino in fondo la gravità del fenomeno dell’inquinamento ambientale, e il riconoscimento di un fondamentale nesso tra la casistica tumorale e la presenza di scorie più o meno occulte nelle nostre terre.

Un’occasione per fare sentire la propria voce e reclamarne l’attivazione è l’assemblea pubblica indetta per 11 gennaio 2017 a Reggio al CEDIR, dove i cittadini e soprattutto le associazioni, che operano a sostegno dei malati oncologici, hanno l’opportunità di sollecitare il Sindaco reggino per richiedere finalmente l’attivazione del registro tumori. Mappare la morbilità dell’incidenza dei vari tipi di tumori, associarli al territorio e alle diverse situazioni di alto rischio ambientale fornirebbe un ulteriore strumento di approfondimento di quanto già acquisito, e fornirebbe nuovi panorami su cui porre l’attenzione.

La Calabria sta vivendo il dramma silenzioso e subdolo di un tumore strisciante che da tempo immemore affligge i suoi cittadini: la rassegnazione. Così le voci che si levano per farsi sentire sono sempre le stesse, e anche di fronte a tematiche importanti quale la salute, si delega e si aspetta. Un simile registro consentirebbe di monitorare i trend di incidenza, prevalenza e sopravvivenza dei tumori nel corso del tempo; valutare l’efficacia della prevenzione del cancro e dei programmi di screening; valutare i protocolli di trattamento e i risultati ottenuti; valutare l’impatto dei fattori ambientali e sociali sul rischio di tumore. Per esempio, i dati sono usati per studiare i possibili rischi associati alle linee elettriche, alle discariche, ai telefoni cellulari eccetera. Ma i vantaggi non si limitano solo a questo, è possibile rintracciare in questi dati, per esempio, che l’incidenza dei tumori in Italia è in crescita, che esistono differenze nella sopravvivenza al tumore tra Nord e Sud, che la sopravvivenza nei bambini è fortemente migliorata negli ultimi anni; che a volte il rischio di sviluppare determinati tumori è più alto in alcuni gruppi professionali.

Manca un ultimo passo, che in due anni non è stato ancora compiuto per innescare quel processo virtuoso necessario per osservare, capire, valutare meglio il cancro, cioè l’attivazione di un registro pubblico e unico; come è previsto dalla legge e come, per altro, è già stato istituito...