Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Emergenza Tito Minniti (ma non solo)

L’INTERVENTO. Emergenza Tito Minniti (ma non solo)
metropolitana   (rep) Con l’approvazione dello Statuto, da parte della Conferenza dei Sindaci, si è avviato a conclusione il percorso che, a breve, con l’assegnazione delle funzioni, vedrà finalmente pienamente operante l’ultima delle città metropolitane previste nel nostro ordinamento.

Non vi è città metropolitana italiana che non risulti servita da importanti strutture aeroportuali ricadenti nel proprio territorio. L’ipotesi, paventata da molti, di una eventuale prossima chiusura della struttura aeroportuale di Reggio Calabria costituirebbe dunque un unicum negativo nel panorama delle città metropolitane italiane, ma anche europee, aggravato ancor più dalla circostanza che le strutture aeroportuali più prossime – Lamezia e Catania - distano oltre 100 Km dal Comune più importante della nostra Città Metropolitana e sono malamente e inadeguatamente collegate con le linee ferroviarie, autostradali e marittime. A ciò si aggiunga la storica precarietà dei collegamenti di tipologia non aerea che caratterizza il territorio metropolitano di Reggio Calabria, al suo interno e verso l’esterno, che definisce, già allo stato, una situazione di effettiva discontinuità territoriale a cui non si è mai posto rimedio. Situazione di discontinuità che diventerebbe insopportabile isolamento in caso della chiusura dello scalo reggino, con riflessi negativi, oltre che sul diritto costituzionalmente garantito alla mobilità, anche su altri diritti dello stesso rango, quali il diritto alla salute, alla sicurezza e al lavoro.

Di tali particolari situazioni, altrove, si è tenuto giustamente conto mediante l’adozione di frequenze flessibili di voli e l’applicazione di tariffe speciali di continuità territoriale. E’ il caso della Sardegna, con gli aeroporti principali di Alghero, Cagliari, Olbia collegati sulle rotte nazionali e internazionali, e della Sicilia, dove la continuità territoriale è stata attivata per le isole di Lampedusa e Pantelleria. Tra l’altro, con la eventuale chiusura della struttura aeroportuale, la Città Metropolitana di Reggio Calabria perderebbe uno dei connotati fondamentali che ne giustificano l’esistenza, in quanto, diversamente che altrove, i connotati metropolitani del nuovo Ente territoriale sono più potenziali che sostanziali, e devono pertanto essere pienamente valorizzati ed esaltati in chiave di Area Metropolitana dello Stretto.

Nessuna seria ipotesi strategica di sviluppo potrà dunque essere considerata senza superare, prioritariamente, l’isolamento della nostra città derivante dalla prima richiamata storica precarietà dei collegamenti con l’Italia peninsulare, insulare, i paesi del mediterraneo e, più in generale, l’Europa, superando finalmente la fase essenzialmente “contemplativa” e attivando la fase dell’azione concreta. Ipotesi di sviluppo strategico già condizionata abbastanza dalla variabile Ponte sullo Stretto per la quale una politica responsabile non lascerebbe persistere per decenni il dubbio sulla fattibilità tecnico-economica dell’opera (senza tornare molto indietro basta risalire al PRGC di Reggio predisposto da Ludovico Quaroni agli albori degli anni  70 del secolo scorso, laddove le scelte urbanistiche risultavano imperniate sulla previsione della fattibilità del ponte).

In questa logica, la questione dei servizi aeroportuali della città deve essere considerata una questione emblematica per verificare la reale portata dell’incisività dell’azione politica e amministrativa nel territorio. E’ indubbio infatti che il nostro Aeroporto non solo non deve essere chiuso o ridimensionato, ma deve invece essere adeguato agli standard di servizi e di sicurezza internazionali più avanzati per risultare funzionale alle esigenze di una città di rango metropolitano che ha bisogno di svilupparsi. Sulla vicenda non sono consentiti alibi per alcuno, e i politici e gli amministratori di ogni colore, indigeni ed esotici, che vogliono contare a Reggio Calabria devono sapere che potranno farlo solo se assicureranno il massimo impegno per favorire, nell’immediato, la salvezza e, successivamente, la crescita della struttura aeroportuale. Crescita che deve, a mio parere, svilupparsi fino alla copertura più ampia possibile dei collegamenti con gli scali nazionali più importanti e, realisticamente, limitare ai soli voli charter in chiave turistica  lo sviluppo dei collegamenti con gli scali internazionali.

In chiave strategica, per superare l’isolamento sarà indispensabile anche valorizzare l’opportunità del Porto di Gioia Tauro che potrà essere colta in pieno solo intervenendo sul sistema trasportistico metropolitano, soprattutto, nel tratto tirrenico. L’attuale collegamento ferroviario è assolutamente inadeguato per agevolare gli approvvigionamenti e i trasferimenti delle merci oltre che il pendolarismo locale. L’area portuale di Gioia Tauro, in assenza di un moderno sistema viario stradale, merita una linea ferroviaria dedicata a servizio, soprattutto, di nuove iniziative imprenditoriali nell’area reggina.

Non meno importante, dal punto di vista strategico, appare la condizione di insopportabile precarietà dei collegamenti stradali e ferroviari sul versante ionico che deve essere eliminata per mantenere e sviluppare legami e relazioni virtuose con i grossi comuni della Locride. Questi ultimi, ormai da molti anni, e soprattutto dalla realizzazione della trasversale ionio-tirreno, tendono a spostare il proprio baricentro di interessi verso il tirreno o verso Catanzaro. Occorre allora capire meglio cosa sarà la nuova 106 Jonica, i tempi previsti per la sua realizzazione e le incidenze che questa, unitamente al raddoppio della linea ferroviaria, svilupperanno in termini di relazioni tra l’area della Locride e la città di Reggio.

In concreto, attesa la situazione di emergenza venutasi a determinare, senza attardarsi nel consueto gioco dell’assegnazione delle responsabilità,  è parere dello scrivente, che occorra, in ordine cronologico:

1.      Scongiurare il disimpegno annunciato di Alitalia con un intervento immediato in ambito governativo, sfruttando la presenza del Ministro dell’Interno reggino, il quale, così, potrà attenuare il giudizio negativo formatosi a suo tempo sull’atteggiamento non proprio esaltante tenuto nell’occasione  in cui fu deciso in Parlamento il riconoscimento dello status di Città Metropolitana di Reggio Calabria. In aggiunta potrebbe contare, ed essere fatto valere, anche il rapporto, che sembrerebbe privilegiato, del Sindaco del Comune capoluogo con il Ministro Del Rio.

Per il resto si tratta di aria fritta.  Le petizioni aiutano ma non risolvono, mentre le esternazioni petulanti dei politici locali degli ultimi mesi creano solo disturbo;

2.      Concludere la procedura di assegnazione della gara per la gestione dello scalo reggino;

3.      Riesumare e concludere la realizzazione della nuova aerostazione già appaltata e ferma da anni, prevedendo il collegamento diretto interno all’area aeroportuale con la stazione di Reggio Omeca;

4.      Adeguare agli standard più attuali i servizi di assistenza al volo e agli utenti;

5.      Attivare politiche attive per l’assorbimento dei bacini di utenza dell’intero territorio metropolitano e dell’intera area dello stretto.

C’è lavoro per tutti, e per alcuni c’è lavoro non rinviabile.