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Saviano e De Magistris: a Napoli l’ultimo valzer dell’Antimafia?

Saviano e De Magistris: a Napoli l’ultimo valzer dell’Antimafia?
savdem   La polemica tra Saviano e De Magistris potrebbe essere letta con lenti diverse. Uno scontro tra star mediatiche e, quindi, politiche. La contrapposizione tra una corrente del giornalismo italiano che vive di “mafia e sangue” ed una classe dirigente che si sforza di migliorare l’immagine e la qualità della vita delle proprie città. L’esasperazione di un sindaco che vede nello scrittore uno «interessato a ché le mafie non siano mai sconfitte» (testuale) per accaparrarsi denaro e visibilità. Insomma roba parecchio squallida a misurarla con le spanne superficiali della sola polemica di inizio d’anno.

Attilio Bolzoni ha proposto, da par suo, un inquadramento diverso della querelle Saviano-De Magistris con un occhio (sarebbe sciocco negarlo) al fatto che l’attacco del sindaco di Napoli colpisce una delle prime firme del gruppo editoriale “Repubblica-Espresso” e, quindi, anche del giornale su cui Bolzoni scrive da decenni. Una difesa d’ufficio allora? Niente affatto, ma come dicevamo un ragionamento diverso, meno superficiale.

Certo non tocca a noi riproporlo. Chi sia interessato alle valutazioni del giornalista siciliano può leggerle su Repubblica e farsi una propria idea.

Cerchiamo, invece, di chiarire le ragioni meno superficiali che possano aver spinto De Magistris ad un assalto all’arma bianca di questa virulenza. L’occasione è stata un articolo (l’ennesimo, invero) con cui Saviano – commentando la notizia del ferimento accidentale di una bambina nel corso di una sparatoria in pieno centro a Napoli – ha duramente attaccato l’amministrazione partenopea tracciando un quadro truce della Città e della sua condizione.

Ora chiunque sia stato a Napoli di recente, e che non abbia in odio De Magistris oltre il lecito, deve ammettere che la città è molto migliorata e che, ad esempio, la sua metropolitana (la fermata Toledo) sia un gioiello o che i turisti ne siano innamorati e accorrano a frotte. Tutto qui allora? Uno scatto di nervi e basta? Chiunque abbia sia pure poche nozioni sull’ex magistrato sa bene che l’uomo è scaltro, talvolta pericoloso, sempre insidioso. Di Pietro ne parla, praticamente in pubblico, con toni ormai sprezzanti. Lui che gli aveva procurato un seggio al Parlamento europeo e lo aveva lanciato a sindaco la prima volta. Né i rapporti sono migliori con i suoi vecchi compagni di cordata dell’epopea calabrese (Genchi, Vulpio, Amadori ect.).

Dunque se ha fatto una mossa del genere ha in mente qualcosa di preciso e, soprattutto, di utile per il suo futuro (si è dimesso da magistrato e, come ha detto lui stesso, deve pur campare la famiglia).

Sbaglierebbe chi vuole annovera De Magistris nel pantheon dei politici meridionali infastiditi dai giornalisti che mescolano mafie ed inefficienze delineando un unico mix di illegalità e collusione. Il sindaco è da parecchi anni a capo di una delle città più importanti del paese e d’Europa. Nulla di comparabile nel resto del Mezzogiorno d’Italia. Un polo universitario, economico, politico, finanziario, turistico, amministrativo di grande rilievo. La sua sortita non è quella di un sindaco qualunque. L’uomo ha colto un aspetto fondamentale del sentimento ribellistico che si è espresso al Sud anche con il voto sul referendum: la popolazione è stanca dell’emergenza mafiosa, ma anche di quella antimafiosa. Non ne può più di coppole e mazzette, ma neppure di un sistema repressivo onnivoro che - in nome della medesima visione che De Magistris contesta a Saviano - mette tutto insieme, confonde la disorganizzazione amministrativa e l’inefficienza degli apparati statali con un magmatico mondo di malaffare in cui tutti stanno insieme.  Ed in questo modo colpisce alla cieca, servendosi troppe volte di pentiti screditati (a Napoli come altrove) o di intercettazioni troppe volte cucite dalle polizie con la tecnica del “copia e incolla” che rende spregevoli e colpevoli allusioni o commenti o sfoghi spesso caratteriali e privi di sostanza illecita.

La gente del Sud, insomma, si sente da troppi anni in stato d’assedio e comincia a farsi l’idea (anzi è davvero convinta) che qualcuno speculi sull’emergenza antimafia per guadagnarci. Secondo De Magistris a guadagnarsi denaro sarebbe Saviano (un’icona premiata solo pochi mesi fa dalla Merkel a Berlino). Secondo tanti meridionali a specularci sarebbero anche tante associazioni, commissioni, magistrati, poliziotti ect. (come purtroppo tante indagini hanno dimostrato).

Tanti ed anche questo giornale, caro Direttore, avevano da tempo denunciato il mix pericoloso che era stato posto in essere in danno del Sud, della Calabria e di Reggio da settori del giornalismo, apparati investigativi e politici dalle borse comprensive ed il tempo ha dimostrato che si era visto bene.

Ora, improvvisamente, lo scontro è ai piani altissimi dell’antimafia ove si sentono collocati sia De Magistris che Saviano ed il sindaco ha capito che è arrivato il momento di dare un corpo politico presentabile (oltre il becero garantismo di settori screditati dal berlusconismo) a questo profondo sentimento che agita le classi dirigenti ed una parte considerevole del popolo meridionale.

Cosa può esserci di più presentabile di un ex magistrato, sindaco per due volte a furor di popolo di una metropoli, per dare l’assalto definitivo al carrozzone ormai sbrindellato dell’antimafia e dare ossigeno alla società meridionale afflitta da questi nuovi signorotti? Lo stile è diverso da quello sgarbato di De Luca contro la Bindi. Ed è a questo stile che De Magistris associa una scommessa importante con un occhio a Michele Emiliano, potente ed influente governatore pugliese anche lui magistrato, ma scevro dalla frequentazione degli anfratti dell’antimafia ciarliera e danarosa e capace di porsi alla guida del Pd. Ne tenga conto Falconatà che, a dover giudicare dalle sue dichiarazioni passate sull'argomento, pare ispirarsi più alla cultura di Saviano che all’intuizione pragmatica di De Magistris.