Direttore: Aldo Varano    

FREDDO e POVERI. E attenti a parlar male di Reggio: crea dipendenza!

FREDDO e POVERI. E attenti a parlar male di Reggio: crea dipendenza!
coperte   Che strana città la nostra, Reggio Calabria. Fin troppo facile parlarne male. Di lei e dei suoi abitanti. Cosa è Reggio Calabria  se non un antico insediamento umano, segnato dal mare, dal disordine e dalle voci insinuanti dei suoi abitanti.  Segnato da un’aria pigra, malevola, diffidente che impregna gli umori, condiziona le relazioni umane e ogni  sentire e vivere.
Parlarne male per molti è un passatempo insidioso che crea dipendenza. Ed è vero Reggio e i suoi abitanti sono faticosi, siamo faticosi, segnati come dei vasi antichi con le crepe, da un vivere ai confini del sud impregnato di lagnanza. Eppure, eppure, in un posto sbilenco come questo, succede il prodigio. Come la neve che ha ricoperto le case non abituate al freddo, restituendo a tutti noi attimi sospesi di infanzia. Perché la neve e il mare, sono due amanti che raramente si incontrano e a guardarli insieme ne senti l’incanto.

Eppure succede, in questo luogo pieno di Madonne e senza santi protettori. Succede in questi giorni straordinari, di freddo, di vento e di nevicate, che  vengano aperte le porte del Palazzo Comunale per accogliere chi potere non ne ha. Succede che si chieda aiuto ai suoi abitanti, che ascoltano la richiesta come un grido di dolore. Questa città assurda che sa gli approdi. Questa città porto, che  il porto a furia di guardarlo lo ha custodito anche nel cuore.

Nessun città portuale nega salvezza al viaggiatore disperato e perso. E così è stato, quando il Palazzo del Potere ha accolto i disperati del freddo. Chi ha le panchine e i marciapiedi come letti e i vagoni abbandonati come case. Ai vagabondi, ai migranti, a chi sa la strada, che hanno trovato approdo nella notte gelida nel palazzo del Comune. Reggio è una città che sa il dolore, lo schianto della terra, la migranza, lo strappo.  Reggio è una città, che tra i suoi tanti deliri, sa la commozione. Che strana città questa. Contraddittoria come tutti i luoghi di confine, come tutte le esistenze incattivite dalla fatica della quotidianità.  C’è un nucleo di bontà da preservare, custodire, coltivare, difendere. E quando succede, anche da raccontare.