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REGGIO. Il parcheggio funebre di piazza Garibaldi

REGGIO. Il parcheggio funebre di piazza Garibaldi
scavi   Un parcheggio. In questa città serve un parcheggio.

Come è noto, a Reggio Calabria, così come a Palermo, il problema principale è il traffico.

Ecco perché, poco meno di un anno fa, la centralissima Piazza Garibaldi era stata individuata come il sito prediletto per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo che ovviasse al tetro problema della ricerca di parcheggio nel centro cittadino. Sotto gli occhi vigili di Giuseppe Garibaldi, nell'aprile del 2016 iniziavano, così, i primi lavori.

Scava, scava che ti riscava, spunta fuori una sorpresa: un basamento in mattoni e malta. Preciso, pure ben rifinito, pare. Che sarà mai? Da quel momento in poi iniziano una serie di reazioni e di entusiasmi la cui portata nessuno immaginava, non in una città come Reggio Calabria, tacciata di apatia cronica.

Nelle bocciofile e nei bar sport non ci si interroga più se l'osteopatia si può combattere con le infiltrazioni di tungsteno liquido oppure se Lillo Foti fu o meno un bravo presidente per la Reggina Calcio, i figli tornano da scuola e non gli si chiede loro se quella puntigliosa della prof. di latino li ha interrogati o se hanno gradito per merenda il panino con la cotenna di maiale, in sala parto non ci si chiede se il nascituro sarà maschio o femmina, no no, tutti si domandano una sola cosa: ma che roba è quella cosa che hanno trovato scavando a Piazza Garibaldi? Si scatenano discussioni, diatribe che durano più di una partita a Risiko, c'è chi dimentica di prendere la pillola per la pressione, chi rischia di perdere gli affetti familiari perché, no, caro cognato, non è un monumento funebre, è chiaro che si tratta di un tempio, ma quali bizantini, è lampante che la datazione è romana, lascia stare, vai a scaldare la parmigiana, zitta zitta che adesso in tv c'è l'assessore con le ultime notizie sugli scavi.

Su piazza Garibaldi sono puntati tutti gli occhi della città.

È la manifestazione di un bisogno estremo di storia e di attualità, di una partecipazione appassionata che sembrava sopita.

“È in cantiere la progettazione di un ambizioso piano di musealizzazione, valorizzazione e fruizione in situ di quanto emerso», tuona sorridente e soddisfatta l'ex Soprintendenza per i beni archeologici calabresi.

È fatta. Ciao ciao parcheggio. Reggio riscopre il suo entusiasmo, ritrova il proprio senso di esistere in un passato glorioso che allievi gli stenti del presente e la preoccupante, nebulosa prefigurazione di come sarà il futuro. Oggi, a quasi un anno di distanza dall'inizio del cantiere, Piazza Garibaldi versa in uno stato di totale abbandono. Gli scavi sono una pozzanghera sgangherata di acqua piovana e immondizia. Il basamento del I secolo d.C. che tanto aveva infiammato gli animi dei reggini e illuminato le dentature rassicuranti dei politici, è sommerso da una torbida fanghiglia.

Adesso sì che abbiamo la certezza che si tratti di un monumento funebre. Giacciono qui le spoglie di una rara euforia cittadina o, chissà, di un parcheggio della speranza.