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L’INTERVENTO. Il mio 8 marzo. Quello di quelle che non ci stanno

L’INTERVENTO. Il mio 8 marzo. Quello di quelle che non ci stanno
8 marzo   Teresa viaggiava in treno ogni giorno per recarsi al lavoro e durante quel breve tragitto sonnecchiava. Quella mattina però, la voce decisa della capotreno destò la sua attenzione. Con professionalità la donna discuteva con un arrogante giovanotto che imputava impropriamente a lei il sovraffollamento del lunedì. Il treno ancora fermo alla stazione di partenza era in effetti pieno come un uovo, ma ciò non giustificava le imprecazioni di quel maleducato in giacca e cravatta, volte all'indirizzo di chi semplicemente eseguiva il proprio dovere.

Teresa, anche lei impiegata in ferrovia ma in un altro settore, ammirò in silenzio la collega destreggiarsi in quel caos mattutino e ripensò ai propri trascorsi ferroviari. Il treno nel frattempo partì e la capotreno ristabilita la calma, le passò accanto rivolgendole un saluto ed esclamando con un bel sorriso - altro che festa della donna! 

Era l'otto marzo infatti ed ecco spiegati i tanti mazzolini di mimosa tra le mani di signore e signorine. Teresa non se ne ricordò fino a quel momento, non era certo di quelle che aspettavano quella data per uscire a fare baldoria. Sorrise e ripensò ad un otto marzo di qualche anno prima, quando un'amica le regalò per la circostanza un bouquet inusuale composto da un grosso cavolo, confezionato nella tradizionale carta crespa e accompagnato da un biglietto che diceva all'incirca così: "Appositamente pensato per te, Teresa. Insopportabile con le tue lezioncine di storia delle suffragette e le tue battute feroci sulle tante donne ammantate di giallo mimosa e svestite (come dici tu) a festa per l'occasione."

Sorrise, per nulla contrariata da quel ricordo.  Su quel treno era la mattinata ideale per omaggiare anche solo col pensiero tutte le donne per le quali aveva nutrito stima ed ammirazione, le donne vere che aveva conosciuto e dalle quali aveva attinto, semplici ma speciali. Pensò a sua madre, grande donna di altri tempi. Alla sua maestra delle elementari che le aveva trasmesso l'amore per i libri. Alla compagna di liceo discriminata perché ragazza madre.  Si chiese se la giovane donna seduta di fronte a lei con la mimosa tra i capelli sapesse che il suo diritto al voto era merito di donne che l’avevano preceduta, donne disposte a tutto, anche a farsi arrestare per ideali e conquiste, in un’epoca in cui infrangere tabù e convenzioni non era per nulla facile.

Pensò ai suoi stessi disagi di quando, appena assunta in ferrovia, faticò per farsi accettare dagli uomini in quel ruolo prevalentemente appartenuto a loro, ma poi esteso anche alle donne. Teresa aveva iniziato a lavorare da operaio ed insieme a casco, guanti e bandiera le vennero attribuite le mansioni di manovratore, tipologia di lavoro volta alla preparazione dei treni in arrivo ed in partenza nelle stazioni, lavoro non facile e che le incuteva paura, ma che le avrebbe dato finalmente la sospirata indipendenza economica. Spesso pianse di notte, mentre aspettava sul binario il treno a cui bisognava sganciare il locomotore e spesso pregò chiedendo coraggio davanti a quel bestione che non ammetteva sbagli. Faticò ad accettarsi in quelle vesti. Lei che aveva sognato per se tutt'altro, ma che ad un certo punto realizzò che quelle sue difficoltà dovevano diventare il suo momento di crescita vera. E così imparò a stare in mezzo agli uomini e conobbe la loro stima. Lavorò come un uomo, sporcandosi di grasso allo stesso modo, senza mai rinunciare alla propria femminilità capì di poterlo fare quel lavoro, dignitosamente; ma capì anche che molte donne, pseudo femministe, estreme in certe manifestazioni, non sanno di cosa parlano. Non sanno cosa sia la fatica, il sacrificio, il dovere.

Lei trovò l'equilibrio, lontana da quella perenne competizione con gli uomini, ma attenta a guardare la questione femminile da diverse prospettive, anche in base alle proprie esperienze.

Ecco perché quel “bouquet del cavolo” divenne il suo migliore ricordo della giornata delle donne, regalo che contrariamente all'intento d'origine l'aveva fatta sentire diversa e speciale proprio come voleva. Diversa da chi sminuiva con delle trovate pseudo moderne il vero valore femminile, e quindi il coraggio, la dignità, l'emancipazione che non ha certo bisogno di uomini nudi per essere tale. Fiera di essere diventata una donna che, con un divorzio alle spalle, un lavoro difficile, in una società complessa tra l'altro di una città del Sud, sa che quello femminile non è stato un percorso facile e non lo è neanche adesso.

Mentre il treno prosegue la sua corsa, Teresa persa nei pensieri sospira e la capotreno riprende a discutere con un viaggiatore sprovvisto di biglietto. La osserva, fiera nella sua divisa e poi osserva la ragazza della mimosa. Dovremmo solo pensare a tenerci strette le conquiste politiche, sociali ed economiche ottenute nel tempo. Rafforzarci contro le discriminazioni e le violenze che purtroppo continuiamo a subire. Tutto il resto è spazzatura. La giornata internazionale della donna, perché è così che si chiama, ci invita tutte a raccolta per ricordare il cammino fatto e quello ancora da fare, il valore della dignità, e che il regalo più bello che si possa chiedere agli uomini è il rispetto autentico, perché quanto costruito dalle donne che ci hanno preceduto non vada offuscato dalle mode stupide e insulse dei nostri tempi.

A Teresa piace la mimosa.  Ma lei non ci sta. Non ci sta con quella che molte donne credono emancipazione. Non ci sta con serate per sole donne rallegrate da uomini che si spogliano. Non ci sta al ricordo della sua città, Reggio Calabria, ridicolizzata in tv da una nota trasmissione che raccontò (con interviste ed immagini) di come le donne reggine l’otto marzo si emancipassero solo per una sera dimenandosi in balli sfrenati con uomini travestiti da gorilla,
No! - esclamò tra sé Teresa -non ci sto! E non ci stanno neanche tantissime altre donne. Non ci sta mia madre, mia sorella, mia cognata, le mie amiche.
La capotreno aiuta un'anziana donna a scendere. Poi scende anche Teresa e si sorridono, riconoscendosi tra tante in quel giorno speciale.

Loro non ci stanno.