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IL REPORTAGE. E Crotone sogna mai più veleni. Servono 10 anni, anzi 4000

IL REPORTAGE. E Crotone sogna mai più veleni. Servono 10 anni, anzi 4000
pertusola  Crotone sogna, punta lo sguardo all’orizzonte, senza veleni. O forse no. La bonifica dell’ex Pertusola di Crotone è stata approvata dal Ministero all’Ambiente. “Eppure è una farsa”, grida Enzo Voce, presidente di un comitato spontaneo di cittadini, “La collina dei veleni” che lancia un allarme, l’ennesimo dopo anni in cui ci si è riempiti la bocca di annunci, che arrivano puntuali ad ogni campagna elettorale per poi evaporare nel nulla qualche mese dopo.

Un fatto adesso c’è però: dal dicembre scorso esiste il piano per risanare i 47 ettari dell’ex area industriale Pertusola sud E’ firmato da Syndial, la società del gruppo Eni, specializzata nel risanamento delle zone inquinate, proprietaria dell’area. Nel febbraio scorso il progetto ha avuto il placet del Ministero dell’Ambiente e non ha opposto resistenza la Regione Calabria, mentre di altro avviso è il sindaco della città che studia le carte e ancora non si è espresso ufficialmente (si vocifera che sarebbe pronto al ricorso).

Di fatto quella strategia di risanamento al risparmio non convince tutti. Costa più o meno 70 milioni di euro e, rispetto al piano del 2008, ha subito modifiche, la più importante è che l’impianto di trattamento delle acque di falda (del costo di dieci milioni di euro) è stato eliminato. Significa che tutto finirà nel nucleo dell’impianto di industrializzazione. Non solo. Nel progetto, pubblicato sul sito del ministero, si legge che è prevista “la realizzazione  e la gestione della discarica a servizio della bonifica (impianto di confinamento) da realizzarsi nel sito dell’ex Pertusola”, si tratta di un impianto vero e proprio perché deve essere conforme alla legge 36 del 2003, ovvero quella normativa che regola le discariche dei rifiuti speciali.

Eppure quella zona è a 140 metri dal mare ed è ritenuta a rischio idrogeologico. Nel piano inoltre è prevista la fitorimediazione (bonifica attraverso particolari piante) per una parte dell’area, solo per una parte. Syndial prevede di ripulire così il suolo dell'ex Pertusola in circa 10 anni. Ma secondo i calcoli dell'ingegnere Voce, data l'elevata concentrazione di materiali inquinanti, di anni ce ne vorranno non meno di 4 mila. L’allarme del comitato fu lanciato mesi fa. Oggi la polemica si fa più forte perché è arrivato il parere favorevole del Ministero.

crotone capo colonna

 NELL’ANTICA KROTON RISORGE KROTON SCAVI

Il comitato denuncia anche che, di fronte all’ex Pertusola, nell’area archeologica dell’Antica Kroton,  i lavori di bonifica, in fase di esecuzione  con i fondi pubblici, sono inutili, perché non sono mai stati fatte analisi di rischio e, secondo i dati in possesso agli enti preposti, degli 80 ettari solo 20 sono inquinati da cadmio e zinco. Insomma dove dovrebbero esserci i resti della città millenaria (se mai le tracce non siano state cancellate dal tempo), si sta facendo un’opera più o meno inutile del costo di cinque milioni e mezzo di euro. A vincere regolare appalto è stata la Kroton Scavi quell’impresa che ha eseguito i lavori più importanti in città, utilizzando (non sapendo che fosse nocivo) il conglomerato idraulico catalizzato (in sigla Cic), materiale edile, prodotto da Pertusola con le scorie industriali, che fu usato per costruire scuole, piazze, aeroporti, risultato poi, dopo anni, altamente cancerogeno, tanto da essere tolto dal mercato.

Tutto già scritto certo, anche che Crotone è più avvelenata di Taranto. Anche che le morti per cancro, secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità, sono il 15 per cento in più rispetto al resto d’Italia. Già detto, denunciato, sottoscritto ed evaporato.

IL COMMISSARIO SOLO NEI GROVIGLI BUROCRATICI

Ciò che forse non sempre viene ripetuto è che per la bonifica di Crotone è stato nominato proprio dal Ministero un commissario straordinario “delegato a coordinare, accelerare e promuovere la realizzazione degli interventi di bonifica del sito nazionale di Crotone”, lei si chiama Elisabetta Belli   guadagna circa 50 mila euro l’anno e, fino all’ottobre scorso, così come lei stessa afferma in audizione davanti alla commissione parlamentare all’ambiente, non ha una struttura, non ha dipendenti, perché non era ancora riuscita ad aprire una contabilità speciale. Da giugno ad oggi un po’ di lavoro è stato compiuto, ma senza una grande concertazione tra enti. Almeno stando ad una polemica nota che, proprio qualche giorno fa ha inviato l’assessore regionale all’Ambiente, Antonella Rizzo che scrive alla Belli, “essendo la Regione Calabria tra i soggetti responsabili dell’Accordo di programma del 16 giugno 2016 (quello appunto che regola la bonifica, ndr)”, chiede “la copia dei verbali del sopralluogo compiuto il 19 gennaio scorso” e vuole sapere “che cosa è successo al tavolo tecnico del 26 gennaio scorso, a quello del 2 febbraio e all’incontro presso Ispra a Roma il 23 febbraio”.

Nell’ultima riunione presso l’Ispra l’Autorità di bacino ha chiesto a Syndal uno specifico studio idrogeologico e si è offerta pure di fornirlo per velocizzare i tempi. Da allora è calato il silenzio. A parte i tecnicismi, ciò che viene fuori è ancora una volta il clima rissoso che in questi anni non ha giovato di certo al territorio perché un commissario può anche essere una iattura però se il Ministero  è costretto a nominarlo significa che si è stati inadempienti. La Belli ha avuto l’incarico nel giugno del 2016. In poco tempo dovrà fare ciò che da oltre dieci anni non è stato fatto.

IL CONGLOMERATO AVVELENATO

Per il commissario straordinario però una priorità c’è ed è quella di risanare le aree inquinate proprio dal CIC (conglomerato idraulico catalizzato), quel materiale supercancerogeno, prodotto da Pertusola con le scorie della fabbrica e usato come materiale edile dalla stessa ditta che ora lavora alla bonifica dell’Antica Kroton. La Belli afferma davanti alla commissione ministeriale, presieduta da Alessandro Bratti: “La presenza del conglomerato idraulico catalizzato, secondo me, è uno dei problemi più urgenti da affrontare, riguarda 19 siti presenti nel Comune di Crotone, ma solo quattro ricadono nel Sito di Interesse Nazionale, il restante intervento in area SIN è di competenza privata, in particolare di Syndial. Per intervenire in area pubblica è necessario ricomprendere le aree pubbliche dentro al SIN, perché nella prima perpetrazione sono state escluse”.

Grovigli burocratici, mancanza di dati catastali, poco personale (anche all’Arpacal, che risulta fondamentale per Crotone), ecco come sta finendo la Stalingrado del sud, quella ricca per l’industria, intossicata da decenni di dimenticanze, dominata dalle grandi società di Stato.

Ma se Taranto coi suoi veleni finisce sui media nazionali a Crotone si preferisce tacere, ribellarsi sottovoce, per non far sfumare i progetti di turismo, quelli dell’Antica Kroton di cui non si sa bene che cosa sia rimasto, in fase di bonifica, forse inutile, da imprese note sul territorio per aver imbottito la terra di quello stesso materiale che oggi si tenta di neutralizzare.