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COSENZA. Il processo, quella ricerca affannosa e inutile del piccolo Cocò

COSENZA. Il processo, quella ricerca affannosa e inutile del piccolo Cocò
cocò   «Iannicelli junior mi disse che i rapporti tra Cosimo Donato e suo padre non erano buoni: Donato aveva un debito con Iannicelli che non aveva onorato». Ad affermarlo oggi in aula è stato Francesco Cavaliere, amico di Giuseppe Iannicelli junior, figlio e zio di due delle vittime della strage di Cassano del 2014, quando vennero uccisi e poi dati alle fiamme Giuseppe Iannicelli, la compagna Ibtissam Touss e il piccolo Cocò Campolongo, di soli 3 anni.

Davanti alla Corte d'Assise di Cosenza presieduta da Giovanni Garofalo, il giovane ha raccontato la sera del 16 gennaio 2014, quando accompagnò l'allora 13enne Iannicelli junior a cercare suo padre. Una nottata di giri in auto e perlustrazioni a piedi conclusasi con un nulla di fatto e che era già stata raccontata proprio da Iannicelli junior nel corso dell'udienza precedente. Una deposizione sofferta, quella del giovane, che raccontò di aver visto «una colonna di fumo nero e sentii una forte puzza di bruciato. Puzza di lamiere, di gomme e anche di carne». Quella notte, cercando invano suo padre, tutta la sua vita cambiò drasticamente e inevitabilmente.

Alla sbarra per il triplice omicidio ci sono Faustino Campilongo, alias “Panzetta”, Cosimo Donato, detto “topo”, accusati del triplice omicidio di Cassano, dove il 19 gennaio 2014, in località Fiego, vennero ritrovati i corpi del piccolo Cocò Campolongo, di suo nonno e della compagna, uccisi e dati alle fiamme all’interno di una Punto. Cavaliere ha raccontato anche dell'incontro, la sera del 16 gennaio, tra Donato, Campilongo e Iannicelli junior, che aveva contattato la figlia di Donato, Eleonora, all'epoca sua fidanzata, chiedendo aiuto per le ricerche.

«Non scesero dall'auto - ha raccontato Cavaliere -. Iannicelli junior si avvicinò a parlare con loro e quando tornò da me mi disse che erano sporchi e puzzavano». Cavaliere non ha però ricordato che tipo di odore emanassero: «mi disse benzina o gasolio ma non ricordo». Secondo Iannicelli junior, i due, che dissero di aver rubato gasolio, puzzavano di benzina. A causa dell'allergia, Cavaliere non sentì nemmeno l'odore di bruciato avvertito da Iannicelli junior, né vide la colonna di fumo. «Ricordo di aver detto che se Giuseppe Iannicelli avesse sentito la puzza di bruciato si sarebbe arrabbiato, ma non ricordo altro». Dopo il ritrovamento dei corpi, Cavaliere fu contattato dalla famiglia Iannicelli, che gli chiese di avvicinare Donato. «Forse era per recuperare un iPhone che Iannicelli aveva dato alla figlia di Donato, ma non ricordo - ha spiegato -. Lo contattai, mi rispose ma non mi diede mai appuntamento per incontrarci».