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L’INTERVENTO. Ma in Calabria (purtroppo) il Baciamano è una pratica di massa

L’INTERVENTO. Ma in Calabria (purtroppo) il Baciamano è una pratica di massa
mbr    L’on.  Enzo Ciconte , storico di una  affollata scuola di pensiero antindrangheta interviene sul baciamano di San Luca con un articolo su un quotidiano calabrese. Secondo l’ex parlamentare calabrese “in questi episodi emergono una simbologia antica e una ritualità che proviene da lontano e che indicano i segni evidenti di una subalternità, di una deferenza, di un’evidente difficoltà a vivere con la schiena dritta”. Bene , ma non fermiamoci a San Luca. Intanto perché le dichiarazioni del protagonista hanno tentato di chiarire che voleva essere un gesto di affetto verso un vecchio amico che non vedeva da venti anni. Comunque e al di là di San Luca, concordo sul fatto che  il baciamano  è sempre  degradante ed avvilente perché nessuno dovrebbe baciare la mano ad un altro uomo!

Così come è mortificante rivolgersi a qualcuno col titolo di “ vostra eccellenza”, “ vostro onore”“ vostra signoria” “cavaliere” , “conte” ed altre simili amenità. Ancora peggio gli inchini e le genuflessioni verso le autorità. Gli uomini aspirano naturalmente alla libertà ed all’ uguaglianza. Chi bacia la mano per scelta (o perché è costretto) rinuncia alla propria libertà e si riconosce inferiore ad un altro essere umano. Indignarsi è giusto ! Ovviamente non solo con i mafiosi che baciano la mano al loro capo  ma con tutti coloro che fanno  peggio inchinandosi in maniera devastante al potente di turno.

Domenica l’altra ho scritto un articolo dal titolo “Populismo in salsa calabrese” . Non so quanti lo ricorderanno, comunque parlavo di un populismo giudiziario evidente, ancora una volta, dopo l’operazione “Jonny” di Isola e della subalternità o meglio complicità della classe politica. Un articolo opinabile come tutti gli altri. Anche se le prime sentenze del tribunale della libertà hanno già messo fuori dal carcere alcuni imputati. Non c’era nessuna accusa personale a Gratteri ma all’uso politico che normalmente si fa delle inchieste giudiziarie.

Ci sono stati molti commenti e molte censure. Tra i commenti ne riporto solo uno, scritto da un alto magistrato già presidente di una sezione della  Corte di Cassazione  “Condivido quanto hai scritto. Purtroppo da noi il coraggio di dire la verità non appartiene a molti. Politici e giornalisti tirano a campare preferendo populismo e antimafia da parata e dando visibilità ai molti ciarlatani sulla legalità”.

Non sono coraggioso ma perché ci vorrebbe coraggio a scrivere le proprie opinioni? Eppure  è così! In Calabria (e non solo)  manca “il coraggio di dire la verità” per paura di rappresaglie che non sono monopolio della mafia. Possiamo concludere: è sacrosanto indignarsi dinanzi al baciamano nei confronti di un capo mafia ma bisognerebbe esser conseguenti tenendo la fronte alta dinanzi a chiunque soprattutto se “Potente”. In caso contrario l’indignazione non è autentica ma strumentale.

Un ultimo esempio:

Nei giorni scorsi il prefetto di Reggio è stato ascoltato dalla commissione parlamentare antimafia. Riportiamo le sue parole : “Nei comuni di Bagnara Calabra, Bovalino e Campo Calabro, “i singoli candidati hanno condizioni di candidabilità ed eleggibilità ma quasi tutti sono collegati con soggetti che hanno ‘controindicazioni’, o direttamente o indirettamente”.. “Alcuni candidati consiglieri comunali – come io certificherò con una nota riservata alla commissione – hanno molte ‘controindicazioni’ che ho la vaga impressione che daranno molto lavoro alle prefetture”. Sono queste parole che, secondo me,  introducono allo Stato di polizia e che minano dalle fondamenta i principi fondamentali della Costituzione. Non è costituzionalmente corretto che un prefetto, per quanto preparato e rispettabile, in assenza di una sentenza della magistratura, possa  stabilire le “controindicazioni” per un candidato.

Pensavo fossero finiti per sempre i tempi in cui per avere il certificato di “buona condotta” dovevi  inchinarti ai notabili del  paese. Anche perché oggi le “controindicazioni” potrebbero esserci per sospetta vicinanza ai criminali, domani qualcuno potrebbe pensare di estenderli a questioni politiche, religiose, razziali. 

Eppure dinanzi al progressivo e devastante attacco alle garanzie costituzionali, quasi nessuno reagisce. Un baciamano collettivo. In silenzio i partiti, gli intellettuali, gli “storici antimafia”, i giornalisti calabresi. E poi ci meravigliamo che un taglialegna bacia la mano al vicino di casa diventato capo mafia?

Del resto perché indignarsi? La ndrangheta è un cancro criminale che non si vuole estirpare perché fa comodo alla “Grande Ndrangheta” che ci sta mettendo il basto e la mordacchia riportandoci al Medioevo. Ci sono mille prove in tal senso. Per esempio, la legge elettorale!

Avremo , ancora una volta, un Parlamento composto per gran parte da nominati. Parlamentari obbedienti al “Capo” e scelti per essere  complici delle grande rapina nei confronti dei ceti più poveri per mano di una minoranza di privilegiati. Testimoni muti di un vergognoso drenaggio di risorse soprattutto dalle zone sottosviluppate  verso i territori ricchi. Eppure non c’è indignazione! Vige un baciamano di massa rispetto al quale il gesto  di San Luca è solo un innocente petardo contro una devastante bomba atomica.