Direttore: Aldo Varano    

LA CALABRIA e i PROVERBI. Figlia di gatta prende i topi, se non li prende non è la figlia

LA CALABRIA e i PROVERBI. Figlia di gatta prende i topi, se non li prende non è la figlia
toga      Porceddhi e figghiòli/ comu li mpari li trovi

Animali e bambini hanno le stesse caratteristiche e come li hai educati te li ritrovi.

Naturalmente è essenziale formare il bambino quando è ancora in tenera età e può essere piegato al disegno dell’educatore.

La ligami (la pitela) si torci quando è virdi.  Legami e pitele erano rudimentali ma resistenti legacci  ottenute dalla piegatura e torcitura di fili naturali di zinnachu  o di ampelodesmo (lisi), graminacee con foglie allungate a forma di giunco la prima e di nastrino tagliente la seconda, raccolti non ancora induriti e, perciò, particolarmente adattabili alla filatura.

Chiaro e musicale il detto siciliano: a lu cavaddhu la zotta (dallo spagnolo azote, frusta) e li spruni / e a li figghi nu bonu bastuni (Santi Correnti, 109).

Educazione quindi come torsione del bimbo perché da adulto sia forte e flessibile ad un tempo.

Li figghi si bascianu nta lu sonnu, regola cruciale che imponeva sì tenerezza verso i figli a patto che fosse dispensata quando loro dormivano e non potevano accorgersi; era un modo per responsabilizzare i piccoli a comportarsi come gli adulti i quali non avevano bisogno dei baci per fare i loro doveri.

Naturalmente quello genitore-figlio è un rapporto in cui i primi danno e raramente ricevono in cambio: un patri – ‘na mamma cuverna a centu figghi ma centu figghi non cuvèrnanu a un patri-na mamma; ma non bisogna eccedere nella generosità perché cu pe li figghi si mmazza / morirà sutta na mazza.

Cu ndavi figghi  ndavi pitigghi (difficoltà) ma  sta meglio di chi no ndavi né figghi né pitigghi. Chi non ha discendenza è infatti valutato poco: nda l’omu senza figghi / no pe mprestari e no pe cunsigghi, non chiedere prestiti né consigli.

Il gioco della vita può a volte far sì che i figli ricevano danno per colpa dei genitori,  l’arburu pecca e la rama ricivi, se non altro perché un genitore poco accorto può far mancare il necessario: U patri Carnalivari /  e i figghi in Coraisima, quando il padre fa lo scialacquone ai figli tocca fare quaresima.

Generale è l’attesa, e/o il timore, che i figli vengano come i genitori: figghia di gatta sùrici pigghia / e si non pigghia non è so’ figghia, ma anche Vitu vitòlu / com’è  lu patri-la mamma veni lu figghiòlu; ma capita anche che di la rosa nasci spina / e di la spina nasci rosa.

Importante l’educazione alimentare: mangia tutto e caca forti / e non ti schiantari di la morti (mangia tutto ciò che viene messo a tavola, cerca di evacuare regolarmente e non temere la morte); ancora cu dassa crianza / non ghinchi la panza, chi lascia il cibo nel piatto, anche poco, non si riempie lo stomaco.

Le parti più saporite del maiale erano considerate ‘poco pedagogiche’ dai grandi perché fossero consumate con parsimonia.

Saddizu /malu ti mbizzu                                       salsiccia / ti educo male

Suppizzata / mala mparata                                 soppressata / male imparata

Capicoddhu / na scorcia di coddhu                    capicollo / un bello schiaffone

Rimaneva il lardo che, però, ai più piccoli piaceva poco.