Direttore: Aldo Varano    

REGGIO COM'ERA. Gli eccentrici

REGGIO COM'ERA. Gli eccentrici
IMG 2239

C’è anche una delle tante leggende metropolitane che spiega la ragione di una certa follia diffusa in questa città; e c’è anche chi lo afferma con certezza: durante il terremoto del 1908 si sono sprigionati dei gas dal sottosuolo che hanno modificato il patrimonio genetico dei reggini. Gas esilaranti, probabilmente, perché alcune stranezze e alcuni comportamenti provocano soltanto risate e divertimento. Oltre all’abbondante numero di originali “storici” della città, prima su tutti la famosa Maria Pizzi detta “a Ciaciola” continuamente in cerca delle proverbiali dieci lire, e poi a continuare con il poeta Balia e tutti gli altri, ci sono stati o ancora ci sono personaggi dalla spiccata personalità e dalla fantasia debordante che hanno donato allegre sfumature di colore alla città dello Stretto. C’era il pescatore/cacciatore degno del barone di Munchausen, che oltre ad aver infilzato un pescespada bello grosso con la forchetta che stava usando per l’insalata di pomodoro che si portava in barca, pescò la più grossa aragosta della storia, in una notte senza luna raggiunse a remi il porto di Tunisi (sentiva i tamburi dell’Africa), afferrava le quaglie con le mani e per sfuggire ai bombardamenti del 1943 si arrampicò sull’asta della bandiera a piazza Garibaldi, allontanando le schegge delle bombe prendendole a calci. C’era quello che giocava in porta, lo voleva la Juve, e una volta durante un furibondo acquazzone sventò un contropiede avversario immergendosi in una pozzanghera tornando poi a galla come un sommergibile proprio mentre il centravanti gli passava sopra. Nelle tasche dei pantaloncini gli erano rimaste un paio di triglie, che poi usò per farsi il brodetto. 
E che dire di quello che scoprì l’albero sottomarino di fichi? Erano buonissimi, giura, un po’ salati, ma molto gustosi. E quello che sparava agli storni che poi cadevano direttamente nella pentola di sua moglie, a una dozzina di chilometri di distanza? E quello che si convinse che una colomba bianca entrata in casa fosse lo Spirito Santo? Solo quando il guano cominciò a diventare abbondante comprese che di animale si trattava. E di quella che quando scrive va intrance ed è guidata da una forza universale che proviene direttamente da Dio? E del muratore che quando i mattoni non tenevano bene gli sputava sopra, perché la sua saliva era meglio del cemento?
Vogliamo parlare di quello che al campo sportivo a vedere la Reggina si portava la gavetta con dentro i
paccheri al ragù che usava mangiare con le mani? O dell’uomo più bello del mondo, talmente bello che in
gioventù aveva avuto love story con le migliori attrici italiane e non? Reggini, bocche larghe, pensieri
audaci, fantasia al galoppo. C’era quello che aveva truccato il motorino in un modo così potente che aveva dovuto appesantire con del piombo. C’era il collezionista di lattine, a casa ne aveva qualche migliaio, convinto che presto la sua raccolta sarebbe stata reclamata da un museo. C’erano i due, padre e figlio, che uscivano con la loro fiat 850 abarth indossando i caschi integrali, come piloti di rally. C’era quello che sul Corso Garibaldi camminava evitando
di calpestare le fughe tra le basole del marciapiede. C’è il suonatore di chitarra che passa casa per casa, stonato come un mulo, si piazza dietro le porte e canta stornelli. C’è il venditore di oggetti d’elettronica all’avanguardia, tipo luci che si accendono con lo schioccare delle dita o penne in vera radica di noce. C’è la casalinga che fa le sedute spiritiche e una volta le è apparso lo spirito di Mussolini. C’è la strega in erba che leva il malocchio col potere delle mani. Un fiorire di stravaganze, un oceano di stranezze, un manicomio a cielo aperto direbbe qualcuno. La tipa che cammina in auto con una “corda” di salame nel vano portaoggetti e un coltello pronto all’uso perché soffre di calo di zuccheri (zucchero nel salame?). C’è quello che nel balcone di casa ha piazzato un serbatoio d’acqua da 5000 litri. C’è quello che odia le banche e tutte le volte che gli passa di fronte sputa. C’è il miracolato che quando aveva dieci anni ha visto gli UFO, ma oggi ha capito che erano i Santi del Paradiso. L’amante delle piante, che quando le innaffia gli parla e le accarezza, c’è quello che cammina con la bici, lo stereo, le casse e la musica a tutto volume, l’altro che si piazza in una traversa del corso e apre gli sportelli dell’auto tutta addobbata con luci stile albero di natale, apre gli sportelli e il cofano e manda una musica ipnotica stile discoteca all’aperto. A Reggio abbiamo tutto: camerieri di bar esperti in filatelia o in cinema, ferrovieri scrittori, barbieri poeti, usceri pugili, capi condominio che si mettono la targhetta sulla porta con la scritta “capo condominio”, abbiamo intere legioni di esperti in qualcosa, lo scibile umano passa dallo Stretto e diventa enciclopedia. E le leggende fioriscono come rose a maggio. Fantasmi, zombie, case infestate, uomini dai poteri incredibili. C’è chi pesca e prende sommergibili, ci sono gli specialisti in animali sconosciuti (l’Eulippo Mansueto, il caprotopo, le gallinente), i direttori di orchestre composte da tre elementi (i figli), gli inventori matti, i seguaci di Iside e Osiride, i copioni d’assalto che copiano tutto e rivendicano poi la paternità di opere celebri (Volare di Modugno l’ho scritta io, me l’hanno copiata), gli stilisti famosi in tutto il mondo tranne qui, le ballerine da 95 chili, i salutisti da McDonald, i fornai nazisti, gli imprenditori senza il becco di un
quattrino ma con i biglietti da visita con scritto “imprenditore”. Una città variopinta, estrosa, vittima di molestie ma non per questo meno agguerrita. Una città azzurra, come questo mare dello Stretto, che ci rende allegri, matti, un po’ fanfaroni, ma sempre autentici. Reggini sempre, Riggitani mai, per dirla con Giunta, poeta e matto (in senso buono) anche lui.