Direttore: Aldo Varano    

LA CALABRIA e i PROVERBI. O vado a prendere l'acqua o cullo il bambino

LA CALABRIA e i PROVERBI. O vado a prendere l'acqua o cullo il bambino
bamb  A a Napuli c’a carrozza / o a Palermu ch’i catini

Analizziamo alcuni ‘proverbi di disgiunzione’ in cui vengono messi a confronto due alternative, in genere  l’una è positiva e l’altra negativa: il primo che abbiamo scelto mette a confronto Napoli, città di immaginate residenze nobiliari in cui era comune spostarsi in carrozza, a Palermo che invece viene prospettata come luogo di carcerati, di persone che attraversano le strade in ceppi.

O merda o berritta russa era una raccomandazione dei genitori che mandavano i figli nei seminari ecclesiastici con l’evidente sottinteso che lo studio li avrebbe portati alla porpora cardinalizia (berritta russa in calabrese, berretta ruggia il conio sardo) e che, ove non avessero studiato, dalla vita avrebbero raccolto solo escrementi.

Col tempo l’espressione divenne anche una sorta di sfida al destino di chi avesse puntato tutte le sue chances su una situazione rischiando, in modo cosciente e in caso di fallimento, di trovarsi con un pugno di mosche in mano.  

In o acqua o pagghia la disgiunzione è solo apparente; narrava infatti una favola che la volpe, invidiando l’aquila perché guardando la campagna dall’alto aveva possibilità di scoprire meglio le prede, si fece convincere dal rapace a farsi portare in alto per poter cacciare meglio: e, rilasciata a qualche centinaio di metri di altezza, poteva augurarsi solo un atterraggio morbido, sull’acqua o sulla paglia, per limitare i danni.

Entrambe le alternative erano dunque favorevoli a chi oramai sentiva di aver tutto perduto.

O vaju all’acqua / o nnacu u figghiòlu, o vado ad attingere l’acqua alla fonte o cullo il bambino ( ma la prima parte poteva anche essere o vaju a cresia, o vado in chiesa) era risposta negativa a richieste irragionevoli che pretendevano più attività in contemporanea.

(d’u malu pagaturi) o orgiu o pagghia: disgiunzione apparente in quanto chi ha fatto credito a un cattivo pagatore è costretto per non perdere tutto ad accontentarsi, in cambio del denaro convenuto, di orzo o paglia che, naturalmente, valgono molto meno.

O na bona trovata o na bona ncornata è proverbio insorto a fronte di ricchezze improvvise che si spiegavano o con il rinvenimento di un tesoro, na bona trovata sempre in cima ai sogni del diseredato, o con l’aiuto deciso, la buona cornata appunto, di qualcuno; ma l’espressione è ambigua e rimanda alla radice del favore sessuale generante l’aiuto.

Un’altra versione recita: o trovatura o ncornatura.

O mori u sceccu o mori u patruni, anche qui alternativa solo formale essendo negative entrambe le uscite,  nasce in contesti di rimando alle calende greche di un qualsiasi rendiconto necessario e consueto. Se devo percepire una rendita e l’obbligato mi dice che me la darà non alla scadenza ma l’anno successivo è chiaro che, nell’attesa, rischio di morire di fame assieme a chi dipende da me.