Direttore: Aldo Varano    

Della necessità di parlare contro il Sud

Della necessità di parlare contro il Sud
sud Vs sud   Sono stato anch’io uno di quei terroni permalosi che “guai a toccare il Meridione”. Che è la terra più bella del mondo. E di motivi per esserne orgogliosi ce ne stanno da non contarsi: natura e cultura, archeologia e storia, e frutti e fiori, e profumi e arcobaleni che vanno oltre l’iride. E le descrizioni paradisiache del Sud eruttano dai componimenti dei nostri poeti migliori.

Tutti hanno tramato contro il Sud- questo è stato il problema, questo è. Un grande complotto, ordito da nemici potenti, diavoli infaticabili che si accaniscono perennemente sulla nostra dolce terra. E a fare un’indagine storica, sociale, economica… Di conferme ce ne sono a schiere, verifiche scientifiche, puntigliose, fatte da gente seria mica da ciarlatani dell’orgoglio. Però le ingiustizie subite le contiamo da secoli, senza che la conta ne scalfisca almeno una. E allora va da sé che ci sia altro. E l’altro potrebbe anche essere ciò di cui noi meridionali veniamo endemicamente accusati: siamo individualisti, opportunisti, scansafatiche e vai che vai. E anche qua, schiere di studiosi esterni al Sud, e qualche rinnegato, snocciolano tesi a detta loro dimostrate; senza che neanche questa scienza ci abbia raddrizzato la sorte.

È un gioco infantile, banale, ma lo faccio. Unisco ingiustizie vere e vizi nostri reali, e il colpevole ce l’ho tutto in uno. E poi mi interrogo su cosa abbiamo fatto per risolvere gli uni e gli altri. E allora è impossibile non parlare male del Meridione, perché se ci sono stati tentativi mirabili, questi sono stati limitati a lodevoli gruppi o eccelsi individui. Ma una reazione, che fosse risoluzione, meridionale non c’è mai stata. Non c’è stato un tessuto sociale fatto di classi dirigenti economiche, politiche, intellettuali e popolo che abbia lottato per vincere la nostra guerra. Piccole e locali scaramucce, nemmeno battaglie, perché possiamo avere la consolazione di essere un esercito battuto.

Il Sud è diventato un mercato in cui far la spesa per braccia, teste, voti. Un sacco da svuotare, con tanti meridionali a far da complici. Se si vuol cominciare una “guerra di liberazione”, da questo dato bisogna partire. Ed è chiaro che nei ruoli di comando quelli che hanno tenuto aperto il sacco non ci possano stare. Perché ciò che appare sempre più chiaro è che le “elites” imprenditoriali parassitarie e gli ascari della politica, messi da parte da un sistema che è andato oltre loro, tentino di riavere le mani in pasta, nuovamente a spese di un popolo abbindolato con la solita solfa del nemico esterno.

Chi ha comandato nella politica e nell’economia, chi è stato nel giro per decenni, nelle amministrazioni locali, regionali e negli scranni parlamentari, nella migliore delle ipotesi non è stato adeguato al proprio ruolo. Dello scempio della nostra terra non è che si può dire che ce ne siamo accorti di colpo. E in questo senso dobbiamo essere disposti a parlare senza ipocrisie anche contro noi stessi. L’unico servizio buono che si può rendere è quello di mettersi al servizio, per una volta, dei migliori fra di noi e non come al solito, per vizio meridionale, dei più furbi o ammanicati.

E giusto per essere chiari, la classe politica e imprenditoriale calabrese, periodicamente alza il tono, ma sinceramente penso che urli più per se stessa che per la Calabria.