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L'ANALISI. Perché D’Avenia è piaciuto tanto ai ragazzi di Reggio?

L'ANALISI. Perché D’Avenia è piaciuto tanto ai ragazzi di Reggio?
davenia Che belle le immagini delle ragazze e dei ragazzi reggini in fila per il firma copie di Alessandro D’Avenia.

Mi emozionano, ma non mi sorprendono.

Avrei giurato che, anche a Reggio, per Ogni storia è una storia d’amore, ci sarebbe stato quello che, in circostanze diverse, avevo vissuto a Napoli, subito dopo Pasqua, quando una folla di giovanissimi aveva assistito, più che entusiasta, al teatro Diana, al suo spettacolo tratto da L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita.

Perché D’Avenia piace così tanto ai ragazzi? Per le sue doti di scrittura, su cui non mi pare che i critici ufficiali siano così propensi ad ammettere? Perché è un affabulatore eccezionale, come in molti avranno visto e ascoltato su youtube? Perché scrive articoli bellissimi sulla scuola, raccontando un modo vivo di interpretare l’essere insegnante?

Probabilmente perché trasmette emozioni, riesce a far vibrare dentro la voglia di essere migliori, di non sprecare i giorni, di far lavorare la propria testa e il proprio cuore. E dà speranza. Perché ai ragazzi, alla loro voglia di bene, come tutti i bravi insegnanti, ci crede davvero. E mentre tanti dei suoi colleghi scrittori e tanta cultura in genere (tv, cinema) giocano al ribasso, proponendo esempi, più o meno noiosamente ripetuti, di autodistruzione, di sprofondamento nel non senso dell’esistere, D’Avenia indica, per dirla col titolo del suo libro dedicato a Puglisi, Ciò che inferno non è.

E un ragazzo, una ragazza di Reggio e della Calabria – che dalla mattina alla sera sente su di sé la cappa di quanto gli impedisce o vorrebbe impedire di fiorire in pienezza, come sarebbe sogno e diritto di ogni persona – non può non essere intimamente preso da chi è capace di raccontargli (non di dirgli; ma di raccontargli: che è altra cosa) che nella sua mente e nel suo cuore, nella sua fragilità, personale e sociale, può trovare la forza di lottare per una non effimera felicità.