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CINEMA è/e FESTA1. La suggestione del Jeeg Robot di Mainetti

CINEMA è/e FESTA1. La suggestione del Jeeg Robot di Mainetti
jeeg ro Le scene iniziali sono quelle di una serie televisiva, potrebbe essere Gomorra. Invece è Roma e le strade sono quelle della Suburra. Potrebbe scorrere così come un tranquillo telefilm, o una puntata di una fiction. Invece piano piano comincia a spostarsi, a divenire qualcos’altro.

Cominciano a nascere contraddizioni: la serenità dei percorsi pedonali, la tranquillità dei vicoletti, la salubrità dell’ambiente del centro di Roma, di colpo si contrappone ad un’altra immagine quella di bidoni di rifiuto radioattivo affondati nel Tevere, proprio di fronte Castel Sant’Angelo. Alla Roma da vedere, da ammirare, da vivere, quella che dall’Altare della Patria va al Vaticano, piano piano se ne contrappone un’altra: quella delle borgate, quella di Tor Bella Monaca; una Roma da scansare, da ignorare, da cui fuggire, la Roma delle periferie, la Roma di Pasolini.

Il personaggio principale è un non personaggio. Enzo, un borgataro, un ladruncolo, che sfiora la delinquenza di terza fila, che non accede nemmeno a quella. Senza amici, nemmeno un bar da frequentare, nemmeno un conoscente. Costretto ad una fuga senza fiato per aver sgraffignato un orologio. Anche qui scatta qualcosa. Il personaggio diventa il suo opposto. Quasi un supereroe, ma sempre di borgata. La sua prima azione è pensare a se stesso. E lo fa nel modo più grezzo. Ruba un bancomat, ma non con un sofisticato approccio informatico mediante sottrazione di codici, non con un approccio digital, non con raffinati hardware. Strappa proprio il bancomat. Il metro cubo di macchinario, come spesso sentiamo dire mediante un escavatore. Quest’azione da delinquente ripresa e rilanciata dai media nella cronaca nera della città bene, diventa per la borgata e i suoi cittadini altro. La sequenza successiva ci insinua un dubbio. La street art eleva subito il personaggio a mito dei cittadini della borgata. Da qui in poi il film comincia a correre, lo spettatore segue il filo ma non riesce a precederlo mai.

Il film è ambientato ai nostri giorni, le citazioni sono innumerevoli, sin dal titolo: Jeeg Robot. Per i bambini degli anni 80 è il cartone che li ha accompagnati a crescere, per i genitori sono i pupazzi da comprare. Ma il Jeeg Robot dei Manga non è il personaggio principale. Jeeg è un eroe dei fumetti giapponesi. Il personaggio principale è Enzo, è uno di noi, niente di eroe. Lui stesso resta stupito quando Alessia gli dice che “c’è tanta gente da salvare. Per questo hai i poteri”. Altra citazione da spiderman o dal dibattito sull’etica nell’ambito dell’idealismo tedesco. Mainetti regista alla sua opera prima, e Claudio Santamaria protagonista conquistano i David di Donatello.

La stessa accoglienza del film non è stata lineare. Il film parte in sordina c’è pubblico, ma non è quello della commedia italiana e nemmeno quello del cinema d’autore. Forse nemmeno la distribuzione contribuisce: troppo basso profilo. Poi cambia qualcosa, David di Donatello, tanti premi, nomination. Il film nella tarda primavera 2015 torna nei cinema e diventa un cult. L’invito in Giappone. Lo sdoganamento finale. Nel 2016 diritti di distribuzione acquistati in USA e nel 2017 distribuito in Giappone. 

Al cinema non c’è più, ma vale la pena cercarlo tra canali in chiaro, dvd e internet. In questi giorni di fine anno, può essere una buona idea. Suggestioni da trarre: vedere che anche la realtà più bistratta si può trasformare, che non c’è un destino irrevocabile, che c’è una parte di ognuno che è pronta a lavorare per gli altri. Enzo nella parte finale ci riesce.

 *UniMediterranea