Direttore: Aldo Varano    

STORIE. Io, dei palazzi costruiti sull'acqua, a te non ti faccio restare e non avrò più paura

STORIE. Io, dei palazzi costruiti sull'acqua, a te non ti faccio restare e non avrò più paura
arghillà elvira Io a te qui non ti faccio restare. A te ti faccio studiare fino all’Università e così mi diventi dottore. Se sei femmina ti chiamerò Mattia, come la mia compagna di banco delle elementari, che poi sua madre l’ha cacciata perché c’eravamo noi zingari in classe. E io apposta ti chiamo come lei, perché almeno una cosa gliel’avrò rubata. Le avrò rubato quel suo nome che noi non mettiamo alle bambine. Ma se sei maschio ti chiamo Carmine, come a tuo nonno che è morto giovane di una malattia strana. Che qua di vecchi ce ne stanno pochi. Qui non si invecchia in molti. Tu invece voglio che invecchi e stai felice, in un quartiere che nessuno ti caccia e poi ti spostano dove vogliono loro, come è successo a me e agli altri come me. Un giorno che ero ancora bambina, ci hanno preso dalla città, dalle nostre case e ci hanno portato qui in alto, lontani da tutti come ammalati veri, tipo i lebbrosi delle storie di  Gesù che ci venivano a raccontare. Mia mamma piangeva e mio padre bestemmiava quel giorno,  e i miei fratelli avevano gli occhi  grandi dello spavento. Io a te qui non ti faccio restare, dentro questi palazzi uguali e brutti e i cortili con la roba rotta e i pezzi di macchine, le ruote nere, le lamiere, le sedie che ballano  e  i divani sfondati che nessuno vuole più.

Io a te qui non ti faccio restare. E’ per questo che sto sempre davanti alla finestra a guardare il mare e le montagne sopra. Perché anche se vivo qui che ci cresce la nostra gente e i bambini sembrano felici, poi a un certo  punto si diventa grandi e tutto cambia. Tranne questo mare e le montagne che sono bellissime e io le guardo sempre, così questa bellezza dai miei occhi passa ai tuoi per sempre, anche per quando sarai lontano dalla tua gente. E la Madonnuzza che è in cielo, o  laggiù mischiata al mare e al cielo, la Madonnuzza mi deve fare la grazia di tenere in piedi queste case almeno fino a che tu non te ne sarai andato. Perché ho sentito dire che questi palazzi brutti sono costruiti sull’acqua, anche se d’estate acqua qui non ce n’è mai e portiamo tutti giorni sopra e sotto i secchi pieni. Anche i bambini lo fanno, senza sosta, sorridendo. Però hanno detto che se c’è il terremoto, per colpa dell’acqua sotto, qui cade tutto con noi dentro. Io so che  solo la nostra gente ci piangerà. E ora che io c’ho te dentro la pancia, della morte che prima non la pensavo,  ho paura, come dell’odio della terra e degli uomini. Per questo io a te, qui, non ti faccio restare.

 Se sei femmina ti chiamerai Mattia, se sei maschio Carmine. E tu, amore mio, un giorno, sarai felice e lontano, con le montagne e tutto il mare catturati dai miei occhi per gli occhi tuoi. Però tu va’ via quando sarai grande, così smetterò di avere paura.

*foto di elvira costarella