Direttore: Aldo Varano    

La Calabria e i Centri storici

La Calabria e i Centri storici
centro storico tropea1 Nelle continue discussioni sullo stato di salute economico e sociale del nostro Paese quasi mai si fa riferimento alle condizioni in cui vivono gli abitanti dei centri storici. Un recente studio dell’Ancsa, Associazione Nazionale Centri Storici Artistici, ha preso in esame i 108 centri storici delle città capoluogo di provincia italiane e ne è venuto fuori uno spaccato di notevole valenza sociale e politica. Anche per quello che riguarda la Calabria.

Questi centri storici occupano una superficie di 172 Km quadrati, pari allo 0,06 del territorio nazionale e in essi vive il 2,5 % della popolazione italiana, pari a 1,5 milioni di abitanti. Dal punto di vista economico il numero degli occupati è cresciuto in misura quadrupla rispetto al resto del Paese. Possiamo dire che i centri storici italiani costituiscono una delle risorse più vive, sia dal punto di vista economico che sociale e culturale. Ma essi, più del resto del territorio nazionale, hanno subito gli effetti della crisi economica di questi ultimi anni e proprio qui si registrano i segni più evidenti dell’incapacità della politica, sia nazionale che locale, che ha provocato progressivamente abbandono e declino.

In questi anni si è affermata una cultura urbanistica e sociale, che li ha fortemente penalizzati all’insegna della conservazione museale dei luoghi a discapito della rigenerazione, riqualificazione e rilancio del patrimonio urbano di particolare pregio e valore. Mentre a livello internazionale, nelle principali capitali europee e americane si è verificato un diffuso fenomeno di gentrificazione, attraverso il riutilizzo di ampi spazi industriali dismessi, interi quartieri popolari oggetto di ristrutturazione in botteghe d’arte, locali pubblici, servizi, loft per atelier e studi professionali.

E in Calabria? Anche sotto questo aspetto la situazione calabrese è del tutto atipica rispetto al resto del paese e dell’Europa. Innanzitutto perchè la Calabria non ha realtà urbane forti, che possano definirsi città nel senso europeo del termine. E non è un caso se la stessa città Metropolitana di Reggio Calabria, tutt’altro che realizzata, è frutto di un mediocre compromesso politico al ribasso, con un coinvolgimento, allo stato, solo virtuale dell’area dello Stretto di Messina. La mancanza di realtà urbane con una leadership riconosciuta e accettata è alla base delle mai sopite dispute campanilistiche, delle baruffe istituzionali sul capoluogo, con il “maledetto imbroglio” della separazione tra Giunta e Consiglio regionale. Per non dire che, oggi, perfino l’istituzione della ZES, rischia di trasformarsi nell’ennesimo pateracchio con l’idea di spartire a pioggia su tutto il territorio regionale i suoi vantaggi, anzichè utilizzarla come una grande opportunità strategica in una visione europea.

Eppure è proprio nei centri storici calabresi, che si decide il futuro dello sviluppo complessivo della regione, e l’uscita definitiva dal tunnel della crisi. Perchè in essi possono crearsi le migliori opportunità per i giovani, realizzando una piena identificazione tra città fisica e città sociale, recuperando l’uso abitativo del vasto patrimonio immobiliare ricadente in questa parte strategica della città, incentivando le funzioni produttive, sperimentando concretamente nuove forme di partneriato tra pubblico e privato, impedendo la trasformazione delle aree di pregio in mere zone commerciali e centri commerciali all’aperto o parchi di divertimento, integrando turismo, arte, cultura, servizi innovativi e residenze sopratutto per i giovani.
Il fallimento delle politiche dei capoluoghi calabresi, assente la Regione, con qualche timida eccezione come Cosenza, ancora tutta da verificare, ha il suo riscontro più negativo proprio nella realtà dei centri storici, di cui Catanzaro, rischia di diventare l’archetipo di un declino programmato, in cui cresce la speculazione all’ombra di politica e affari.