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La Calabria rabbiosa della retropatia e lo schema di Baumann

La Calabria rabbiosa della retropatia e lo schema di Baumann
rabbia Viviamo una stagione fatta di rimpianti e di rabbia e ad un mese da importanti elezioni questo non va affatto bene e indica una strada da cui sarà poi difficile toglierci. Sembrano essere studiati sul campo della Calabria le ultime lezioni del grande sociologo Baumann e del filosofo tedesco Gunnar Hindrichs, che mettono assieme i tratti da cui ci si dovrebbe, invece, liberarsi al più presto.

  Noi non siamo più capaci di immaginare il futuro e allora ci rivolgiamo al passato, che non si capisce quando, come e dove sia stato così glorioso, alimentando nostalgie canaglie e rimpianti, inseguendo un’età dell’oro che in verità non abbiamo mai conosciuto. Zygmunt Baumann poco prima di lasciarci aveva coniato un termine stupendo, la retrotopia, nel suo ultimo libro uscito in Inghilterra pochi giorni dopo la sua morte e pubblicato in Italia da Laterza solo un paio di mesi fa.

  La retrotopia è un’utopia rivolta al passato, che guida l’umanità in una perenne fuga dal presente per fare ritorno, appunto, a quell’età dell’oro, dimenticando che non e’ appunto tutto oro quel che brilla e giocando sulla nostalgia dei tempi che furono. Oggi in Calabria si assiste curiosamente (ma non tanto) a tutto ciò: una più o meno meravigliosa descrizione di un mondo (politico, sociale, istituzionale, culturale) che non c’è più, perennemente con l’occhio rivolto all’ indietro. Una nostalgia (citiamo sempre il grande sociologo polacco) che è però un sentimento di perdita e di spaesamento, ‘’una storia d’amore con la propria fantasia’’. Perduta per sempre la possibilità dell’utopia di Tommaso Moro ci resta – questo lo stato dell’arte – un futuro troppo incerto e spaventoso, inaffidabile e ingestibile.

   Prende così piede l’individualismo che cancella il senso di comunità e il passato si trasforma in una condizione rassicurante e nell’unica prospettiva accettabile.

  Siamo dunque alla retrotopia, non crediamo cioè più a nessun ideale, figurarsi nei partiti; quello che ci unisce é solo una livida e schiumante rabbia verso tutti i potenti, i governanti, piccoli e grandi che siano. L’invidia e’ diventata la tristezza dell’essere (Tommaso d’Aquino). Il tedesco Hindrichs mette assieme le due cose per dare un segnale politico sull’oggi che in Italia - a 30 giorni dalle elezioni - molti farebbero bene ad imparare a memoria: ‘’…l’invidioso confronta di continuo il suo essere con quello altrui e per questo la propria vita gli appare misera. E’ da questo humus accidioso che i populismi oggi traggono la loro forza. La cupa tristezza è il marchio d’identità nell’era degli estremismi’’.  Tutto l’opposto dei grandi movimenti rivoluzionari che erano spinti dall’utopia verso il futuro.

  Come non leggere queste riflessioni nel cupo panorama calabrese, dove rabbia, invidia e nostalgia di un passato ‘’glorioso’’ si combinano in una miscela che oscura perennemente i dati della realtà, dell’ oggi, della possibilità di cambiare, di non rimanere fermi? Non solo sulla magnifica rete ma in tanti passaggi della nostra vita quotidiana assistiamo a questo curioso rovesciamento delle parti, a questo inglorioso e perenne ribaltamento delle posizioni, della non assunzione di alcuna responsabilità per rovesciare colpe e ritardi a tutti tranne che a noi stessi.

  E’ del tutto ovvio che di questo passo, inseguendo un’età dell’oro che non abbiamo mai conosciuto e lavorando su rabbia, odio e invidia la Calabria destinata a non muoversi mai ma colpe e responsabilità – statene certi – i retrotopisti sono già pronti ad indicarle, a togliersi da ogni ambito di responsabilità. Tanto c’e’ chi paga per tutti!