LA RECENSIONE. L'assedio, Rocco Carbone, Rubbettino

LA RECENSIONE. L'assedio, Rocco Carbone, Rubbettino
«La città di R. si estendeva per qualche chilometro di costa, delimitata ad est da una serie di basse colline di origine vulcanica, a ovest da un lungomare che scorreva quasi dritto per qualche chilometro, dal piccolo porto all’estremità nord fino alla stazione ferroviaria. Il mare che la bagnava era un mare inquieto, perennemente attraversato da correnti, freddo anche d’estate, quando la temperatura poteva arrivare ai quaranta gradi e, certi giorni, un vento caldissimo arrivava da sud, battendo le strade disegnate regolarmente un secolo prima, subito dopo il terremoto che aveva quasi distrutto l’intero abitato.»

È in una Reggio mai nominata se non con l’iniziale, ma molto riconoscibile, che Rocco Carbone colloca le vicende de L’assedio, pubblicato per la prima volta nel 1998 e recentemente edito da Rubbettino nell’ambito della meritoria riproposizione delle opere del grande autore calabrese, morto troppo giovane per un incidente stradale e riportato all’attenzione generale da Emanuele Trevi con Due vite, vincitore dello Strega 2021.

Un lunedì di marzo, il cielo della città cambia colore: non più il «celeste tenue» che preannuncia la primavera, ma un giallo che non è quello che i reggini pure conoscono bene (capita quando arriva la sabbia del Sahara): bensì «basso e ostile», preoccupante e opprimente. Ben presto dal cielo comincia a cadere una pioggia di sabbia sottile che copre le strade, isola tutti nelle case per la difficoltà e, talora, l’impossibilità, di varcarne la soglia, fa chiudere scuole e attività lavorative. Alcuni, più coraggiosi o più spaventati, riescono a scappare, gli altri cominciano ad organizzarsi per resistere, sperando si tratti di un fenomeno di breve durata.

Saverio Morabito, tra i primi ad accorgersi di quel mutamento, e ad avvertirlo come minaccioso di eventi gravi, con alcune persone che abitano nello stesso palazzo – il vecchio e saggio Abramo, Damiano, dottore dedito al suo lavoro, il giovane Demetrio e le rispettive famiglie – decidono di sostenersi a vicenda e di condividere i beni. In città rimane anche padre Retez, parroco di una chiesa cittadina e amico d’infanzia di Saverio. Un piccolo gruppo di persone che si trova ad affrontare l’aggravarsi del fenomeno (la sabbia scende per giorni e giorni, poi per mesi, interrotta solo a tratti da piogge violente), in un clima sempre più opprimente (non si avverte sostegno da nessuna parte; la città è lasciata sola col suo dramma) e facendo i conti con i mutamenti del cuore umano, capace di passare dal reciproco sostegno all’indifferenza, al tradimento, all’egoismo più spinto. Non ci vuole molto tempo perché la città sia preda fino di delinquenti che, approfittano del dramma, per spadroneggiare con violenza.

Uno stile iperdescrittivo – che con la nitidezza delle frasi e l’accurata scelta di parole semplici e nette accentua il senso di oppressione, di pericolo, di imminente catastrofe – per un libro distopico eppure in qualche modo luminoso, attraversato com’è da una forte tensione etica: le “buone” abitudini e convinzioni del “tempo normale” valgono anche quando la situazione è del tutto anomala? La “sopravvivenza” è il fine cui si può sacrificare tutto? A quali livelli di dedizione o, al contrario, di perversione, riescono ad arrivare le persone quando “saltano” le normali barriere del vivere civile?

A Saverio che confessa al prete di essere ormai disposto «a tutto», anche «a rubare. Forse anche a uccidere», il buon padre Retez, dalla fede limpida, risponde: «Non esiste il bene e il male all’infuori di un certo tempo e di una certa condizione. La nostra stessa vita, Saverio, è fatta di bene e male. (…) Non puoi pensare di essere un uomo buono, quando tutto intorno a te sta crollando, quando sei toccato nei tuoi affetti, e hai perso la certezza della vita quotidiana.»

Fa un effetto particolare leggere L’assedio – precisa, lancinante, moderna prefigurazione di possibili eventi catastrofici che denudano ogni intima reazione rispetto ad ogni pubblico rivestimento e mettono a rischio ogni rete sociale – dopo gli anni del lockdown. Abbiamo, ormai, tutti sperimentato (tra l’altro ampiamente condividendo sui social l’esperienza della “chiusura” da covid) quella che, prima, era una distopica ipotesi fantascientifica col passaggio da una vita di normali abitudini e relazioni al restringimento in spazi, non solo fisici, delle necessità, delle attese, delle speranze. E fatto i conti – come Rocco Carbone aveva intravisto con chiarezza decenni fa – col fatto che l’unica risposta a ogni possibile mortifero cielo giallo e perché il cielo torni azzurro, è farsi carico responsabilmente non solo di se stessi, ma anche degli altri.

*Rocco Carbone, L’assedio, Rubbettino, pp. 188, euro 17,10