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IL RICORDO. L’ultima volta con Pasquino a ragionare sulle nostre passioni giovanili

IL RICORDO. L’ultima volta con Pasquino a ragionare sulle nostre passioni giovanili
Crupi e Gangemi   “Il Comitato Federale  e la Commissione Federale di Controllo hanno esaminato la posizione del compagno Crupi ….”.  E’ l’inizio solenne  del documento dai toni sovietici, lungo 4 cartelle fittamente dattiloscritte e ciclostilate per la diffusione ai compagni con il quale veniva motivata la sospensione dal partito di Pasquino Crupi, il processo subito, l’autocritica e la riammissione alla sezione di Bova Marina.

Il documento dai fogli ormai ingialliti, ritrovato   revisionando il mio archivio personale sul PCI di Reggio Calabria, risale alla fine degli anni sessanta del secolo scorso.

Ho incontrato Pasquino, poco prima della sua scomparsa, nel cortile antistante la casa della madre all’ombra di un enorme albero e seduti attorno ad un grande tavolo di legno pieno di giornali e di libri. In quel luogo trascorreva il tempo di vita rimasto osservando il mondo con distacco e lontananza. Ho avuto la sensazione che si fosse già licenziato dal mondo.

Abbiamo commentato il documento, svolto alcune valutazioni su come eravamo e quello che è accaduto dopo e ci siamo lasciati con l’impegno che avrebbe scritto un suo commento ad oltre cinquant’anni di distanza ed alla luce della politica odierna. Non c’è stato tempo e non ho più rivisto Pasquino.

Mi resta il ricordo di una chiacchierata che è stata anche un tuffo in un periodo straordinario della storia del paese, il sessantotto,  la contestazione giovanile e femminile,  la classe operaia che preparava l’autunno caldo ed i partiti erano percossi da scosse telluriche. E tutti noi vivevamo questo passaggio con grande passione e coinvolgimento.

Pasquino stava nel PCI con impazienza ed inquietudine.

Rileggere oggi alcune frasi della sua condanna è impressionante: “Ha pesato (su Pasquino Crupi) il non essere riuscito a liberarsi completamente di tutte le scorie della sua figura sociale di intellettuale tradizionale inserito in una società come la nostra  che tende con la superiorità della cultura a porre un diaframma tra intellettuali e classe lavoratrici”.

Quello che sarebbe stato il grande pregio di Pasquino per gli anni a seguire, l’autonomia del suo essere intellettuale meridionale e calabrese, fu un a colpa, una incapacità a “liberarsi di una certa presunzione di superiorità intellettuale nei confronti del Partito e delle masse popolari”.

L’autonomia culturale e la coscienza del suo ruolo di intellettuale hanno accompagnato Pasquino in tutte le sue esperienze politiche e di vita sempre con una consapevolezza critica del suo rapporto con la politica. Per lui la cultura era già un modo di essere della politica. E questo approccio si è sempre accentuato nel tempo in tutte le sue esperienze di vita.

Negli anni della sua militanza socialista, nel trionfante PSI degli anni ottanta, sentiva sempre la nostalgia delle grandi, lunghe e battagliere discussioni nelle sedi del PCI dove, almeno, i compagni ascoltavano e difendevano con accanimento le proprie opinioni anche quando si discuteva dei massimi sistemi.

“Vedi Leo – mi disse una volta – nel Comitato Federale del PCI io intervenivo, ma tutti ascoltavano il mio intervento, ed io restavo quasi sempre in dissenso ed in minoranza; nel Comitato Provinciale del PSI tutta la riunione si svolge nei corridoi”.

Ho sempre pensato che Pasquino - abituato ed allenato al gusto della polemica politica, la battaglia per le idee, la fatica della lettura e della scrittura - provasse un grande nostalgia per quella tensione politica, quei valori culturali, quel sistema straordinario di relazioni, quelle lotte concrete che hanno caratterizzato l’esperienza storica del PCI. E questo a prescindere dai limiti del PCI ad adeguarsi tempestivamente ai cambiamenti imponenti dell’ultimo ventennio del novecento.

Forse è vero quanto disse in tempi non sospetti un altro socialista, Giuliano Amato: “Il PCI è stata la più importante scuola di formazione politica dell’Occidente Europeo”.

Pasquino Crupi è stato figlio di quella scuola.

*foto MdV, dibatitto tra Pasquino Crupi e Mimmo Gangemi a Bova.