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IL CINEMA e LA CALABRIA. Musuraca e Del Gaudio, due calabresi e la fotografia del grande cinema

IL CINEMA e LA CALABRIA. Musuraca e Del Gaudio, due calabresi e la fotografia del grande cinema
nicholas musuraca1   Correva l’anno 1920. J. Stuart  Blackton, general manager della casa di produzione  Vitagraph Studios, mitico innovatore del cinema muto e   padre della tecnica di animazione per fotogrammi, seduto nel suo studio con i piedi sulla scrivania, in perfetto stile americano, sta telefonando ad attori e registi di sua conoscenza  per farsi   consigliare  una persona fidata da assumere come autista, per far fronte, con profitto, a tutti gli impegni assunti con la Vitagraph.

Tra i tanti, le sue preferenze andarono ad un giovane  italiano,   Nicola Musuraca, nato a Riace nel 1892 e giunto a Brooklyn nei primi anni del ‘900. (60 anni dopo  l’italiano Emilio D’Alessandro è stato scelto da Stanley Kubrik come autista  perché con il suo taxi riuscì a consegnare in tempo, in una notte buia e tempestosa, senza battere ciglio e senza incidenti, l’enorme fallo di plastica necessario per girare  una sequenza di “Arancia meccanica”). Musuraca si dimostrò molto bravo e volenteroso. Nel tempo libero in cui era costretto ad attendere  Blackton frequentava gli studios, dando una mano alla  troupe dei film. In particolar modo si dava molto da fare nella fase della preparazione della illuminazione delle scene, seguendo le indicazioni del direttore della fotografia, tanto da dimenticarsi del compito per il quale era stato assunto.

Blackton da tempo si era accorto di questa passione del giovane Musuraca  e, da grande manager qual era, intravide la possibilità di farlo lavorare nel cinema; tanto un altro  chauffeur l’avrebbe trovato di certo. Alla Vitagraph Nicholas incontrava spesso Tony De Gaudio, già fotografo a Cosenza nel laboratorio di famiglia, giunto in America nel 1906 con i fratelli, primo italiano a vincere l’Oscar nel 1936 conAntony Adverse” (Avorio nero).  Gaudio aveva stretto una buona amicizia anche con il palermitano Sol Polito, direttore della fotografia tra gli altri di Arsenico e vecchi merletti(1944) di Frank Capra e La carica dei seicento(1936) di Michael Curtiz. Queste frequentazioni segnarono profondamente i percorsi fotografici di Musuraca, il quale però non condivideva del tutto le idee dei suoi amici, non accettava infatti che non avessero avuto ancora  il coraggio di trovare il modo di fare comunque a meno del  controluce (una delle tre  luci, insieme alla luce di taglio e alla luce diffusa, facente parte  della “formula” della illuminazione cinematografica deglianni ’30), che veniva  posta dietro al personaggio creando una  specie di aureola attorno ai suoi capelli.


Le previsioni del produttore si avverarono presto: nel 1923 il giovane Nicholas  iniziò la sua carriera di direttore della fotografia con il filmOn the Banks of the Wabash”(1923), diretto da  J. Stuart  Blackton. Da quel momento  diventa uno dei professionisti più ricercati, trovando una definitiva consacrazione quando traccerà l’impronta visiva del noir americano degli anni Quaranta e Cinquanta prodotto dalla gloriosa RKO ("Radio Keith Orpheum"): una impronta indelebile ri/conosciuta  anche in Italia e riproposta, qualche anno fa, da un  Fuori Orario di Enrico  Grezzi dal titolo: Hollywood Ama(RKO)RD- Tutte le frecce della RKO: Nicholas Musuraca.

Musuraca ha diretto la fotografia di quasi 180 film, ricevendo purtroppo una sola nomination per “I remenber mama”. E’ stato un figlio dell’emigrazione che ha avuto successo, anche grazie  a Lamerica. Ma, come ogni emigrato che si rispetti, non ha dimenticato il suo “paese ombra”.  Negli ultimi anni della sua vita è ritornato a Riace per salutare il paese per l’ultima volta. Qualcuno  ricorda quel “piccolo grande uomo”  che camminava  lentamente respirando la dolcissima brezza del mare jonio, ammirando  il paesaggio,  sorridendo e stringendo   le mani dei suoi compaesani, molti dei quali  non sapevano quale fosse il suo vero mestiere, ma soltanto  che “ce l’aveva fatta” a coronare il sogno  di ogni emigrante.

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Scrivendo di Gregory La Cava, nel precedente articolo, abbiamo ricordato alcuni  premi Oscar e  nomination di registi e non di origine calabrese, partendo dall’ultimo ricevuto da Alan Barillaro con origini di Mammola. Cogliamo l’occasione per   ricordarli  tutti, partendo dall’Oscar dell’attrice Marisa Tomei nel 1993 per il film “Mio cugino Vincenzo”, Murray Abraham nel 1984 per “Amadeus2, e Stanley Tucci nel 2009 per “Amabili resti”.

Il nonno di Tucci era partito da Marzi (Cs), lo stesso paese del direttore della fotografia Mauro Fiore, Oscar per “Avatar” (2009).Un anno fortunato perché riceve la nomination anche la scenografa canadese Anastasia Masaro, padre friulano e madre di Celico (Cs), per il film “The imaginarium of Doctor Parnassus”. Qualche anno dopo Mark Ruffalo (origini di Girifalco) riceve tre nomination come migliore attore non protagonista per i film  “The Kids are all right”(2011), “Foxcatcher”(2015) e “Il caso spot light”(2016). Ruffalo è anche interprete di “Hulk-The Avengers” della Marvel Cinematic Universe. Dopo Harry Warren (undici nomination e tre OSCAR:1935, 1943, 1946) un altro musicista di origini calabresi vince l’Oscar  nel 2000 per il film “Red violin”: John Corigliano, origini del padre di Villa San Giovanni. Ha vinto inoltre il Premio Pulitzer nel 2001 e tre Grammy Awards.

Salvatore Totino, nato a Gioiosa Ionica,  è un altro direttore della fotografia con all’attivo tanti film di grande impatto visivo e di racconto[tra gli altri:”Cinderella man”(2005), “ The Da Vinci Code”(2006), “Frost/Nixon”(2008),”Inferno”(2016), “Spider-Man:Homecoming”(2017)]. Siamo sicuri che anche Totino un giorno potrà  essere insignito di un premio come il suo collega Fiore, continuando la tradizione illustre dei loro padri putativi: Musuraca e Gaudio.  Sicuramente anche Musuraca, per le innovazioni espressive introdotte, avrebbe meritato un Oscar e non solo una nomination.

  Con origini  a Riace   è anche l’attore, produttore e conduttore televisivo Steve Schirripa (“I Soprano”, “Casinò”, “Paura e delirio a Las Vegas”, “Hearafter”, “Jersey Boys”).