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LA QUESTIONE. La scomparsa del Sud e l’ottimismo della volontà

LA QUESTIONE. La scomparsa del Sud e l’ottimismo della volontà
lqm   L’equilibrio territoriale del paese, cioè il rapporto tra Nord e Sud, é peggiorato negli ultimi 10 anni, tanto da tornare ai livelli di 50 anni fa: il dibattito meridionalista si e’ riacceso negli ultimi tempi dopo un ponderoso saggio, apparso sulla rivista Limes, di Isaia Sales, noto esponente della cultura della sinistra napoletana, saggista di spessore, dopo una vita spesa nella politica, dal Pci in giù.

  E’ utile sottolineare la provenienza politica e la storia di Sales, che non può certo essere tacciato di essere pregiudizialmente contro il Governo a trazione Pd, ma e’ utile anche sottolineare come Sales non faccia sconti ad alcuno, quando afferma che ‘’lo Stato si e’ ritirato dal Sud’’. Testuale.

  Gli ha fatto eco un altro gigante della cultura del Sud, Giuseppe Galasso, storico di fama internazionale, il quale aggiunge che non solo Sales su questo punto ha ragione ma ha ragione da vendere anche nel considerare la cessata politica meridionalistica di un tempo quale un collante per una nazione formatasi con apporti e punti di partenza profondamente diversi.

  Il riaccendersi a fasi alterne del dibattito su Nord e Sud vede la classe intellettuale e politica calabrese quasi totalmente assente, come é abitudine del resto da queste parti, abituati come siamo solo alla polemica spicciola e contingente, di cortile (ne é un esempio la mini diatriba scoppiata tra Occhiuto e la Giunta Regionale, tutta ad uso di qualche manciata di voti per le amministrative dell’ 11 giugno) ma distante anni luce dalla complessità  e profondità di un ragionamento cui é, peraltro, affidato il futuro di una parte importante del Paese.

  Il punto su cui si concentra il dibattito odierno su Nord-Sud e’ ancora una volta sulle responsabilità: la classe dirigente del Nord, predatrice con l’aiuto anche di una auto fustigazione dei ceti intellettuali meridionali (Sales)? O piuttosto una classe politica meridionale presente in tutte le maggioranze degli ultimi 30 anni e, quindi, corresponsabile di quello stato delle cose (Galasso)?

  Il bello (o il brutto) di questa discussione é senza dubbio dato da una constatazione oggettiva: se non ci fosse stato qualche intellettuale meridionale nessuno avrebbe parlato, o parlerebbe ancora oggi,della scomparsa del sud dall’agenda politica italiana. Sales scrive su Limes di un battage ideologico fortissimo che ha potuto contare su tutto il sistema informativo nazionale e che portato il Nord a sottrarre al Sud una quota delle risorse pubbliche con un ‘’silenzioso massiccio trasferimento di risorse dallo Stato centrale verso il centro-nord, accompagnato – dice ancora Sales – da una massiccia propaganda sui difetti morali e civili dei meridionali’’.

  Galasso aggiunge un altro potente battage in senso opposto, quello cioè sull’unità italiana definita come una conquista piemontese, con una cultura che non ha portato alla fine da nessuna parte.

  Al dunque restano le categorie del pessimismo dell’intelligenza e dell’ottimismo della volontà di gramsciana memoria, che segnalano come se la strada sia in salita ma se il burrone nord-sud si allarga é pur vero che i tanti segni crescenti di eccellenze in  tutto il Mezzogiorno, e anche in Calabria, indicano un Mezzogiorno che non é mai stato immobile né eguale a sé stesso. Basterebbero solo - e aiuterebbero – coerenti, costanti e mirate politiche governative che al momento stentano però a farsi pienamente luce, pur adoperando quel criterio dell’ottimismo della volontà.