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IL CINEMA e la CALABRIA. Come nacque “La vita del Brigante Musolino”

IL CINEMA e la CALABRIA. Come nacque “La vita del Brigante Musolino”
musolino   Qualche anno prima di Carmela, la sartina di Montesanto(1916) della Dora Film, vengono ambientati in Calabria altri due film: il primo,La morte civile(1913), tratto dall’omonimo opera  di Paolo Giacometti per la  regia di Ubaldo Maria del Colle, introduce la tematica sociale del divorzio; il secondo, I pagliacci (1915), interpretato da Annibale Ninchi  per la regia di Francesco Bertolini, rappresenta  il dramma della gelosia per antonomasia.  Presentato dopo una grande campagna pubblicitaria sull’onda del successo dell’omonima opera di Ruggero Leoncavallo, il film in realtà delude le attese del pubblico e della critica che, per l’occasione, intinge la penna nel veleno. Il più impietoso è Mario Corte de “Il Tirso Cinematografico”, che scrive: “La prémiere ha avuto luogo al Cines di Roma. La cronaca è presto riassunta. Prima sera: molto pubblico e molti sbadigli. Seconda sera: scarso pubblico e moltissimi sbadigli. Terza sera: pubblico ridotto ai minimi termini e sbadigli elevati all’ennesima potenza”.

Mentre la Dora Film si avvia a realizzare altri film di successo, grazie al sostegno del pubblico popolare, altre case di produzione sono invece costrette a chiudere i battenti a causa della guerra ’15-’18. Il settore comunque tira, grazie a film come “Carmela...” e ai film di propaganda, diretta ed indiretta, a favore dell'intervento italiano. Ma, dopo la grande guerra, ricomincia l’esodo dell’emigrazione di massa, che coinvolge anche molti uomini di cinema a causa della grave crisi produttiva del cinema italiano.

Le case cinematografiche ritengono pertanto opportuno aprire delle filiali estere, anche per soddisfare la fame nostalgica degli emigrati che chiedono di rivedere «scorci» e «storie» del loro paese d'origine.

E sarà proprio la filiale americana della Dora Film, con sede a New York , a chiedere la collaborazione della casa madre per la coproduzione del filmLa vita  del brigante Musolino, le cui gesta sono oramai un mito in tutto il mondo.

“La detta film — specificano i coproduttori americani —dovrà avere una lunghezza di non meno 2500m senza titoli: scene di vendetta ed arresto da prendersi sui luoghi propri in Calabria dove successe il fatto, vestiti alla calabrese di quei tempi... Dietro Vs. risposta ci regoleremo se dovete farla Voi oppure altri... Il film avrà inizio con la fuga del brigante dal carcere di Gerace…”.

Negli “appunti di regia” la Notari scrive: “La vita del brigante Musolino fu realizzato esclusivamente per il mercato estero…. Il film, per ottenere il visto dell’ufficio di censura  del Ministero dell’Interno, fu presentato con il titolo “La leggenda della montagna”. Il quotidiano “Il Progresso Italo-Americano pubblicizzò l’anteprima del film tra la comunità italiana (“Film di grande interesse, dove rifulge l’amore e l’onore”), che fu presentato con grande successo a Washington il 20 agosto 1931 abbinato al  documentario “Primo Carnera”>>.

E’ una proiezione poco gradita al Ministero dell’Interno Italiano, messo sull’avviso dall’Ambasciata d’Italia a Washington con la seguente informativa: “La vita del brigante Musolino è una filma italiana a carattere sensazionale e tendenzioso. Data l’origine italiana della filma  in parola che è assai vecchia, non dovrebbe essere difficile individuare la fonte della inopportuna riesumazione che danneggia il prestigio italiano forse anche tra le masse incolte, sulla quale non è da escludersi che il titolo possa ingenerare dei grossolani equivoci, quello del Regime…”. E’ una preoccupazione ovviamente condivisa dal Ministero “anche perché - scrive in risposta – se un americano avesse visto questo spettacolo: osterie infime, catapecchie…la morra, gli immancabili spaghetti…sarebbe tornato a casa con un ben misera impressione dell’Italia”.