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RODOTA'. Il calabrese appassionato di diritti e ragionamenti

RODOTA'. Il calabrese appassionato di diritti e ragionamenti
rodotà Ho conosciuto Stefano Rodotà all’inizio degli anni Ottanta e da allora ogni volta che ho ripensato al detto dei Borboni (Catanzaro agisce, Reggio parla, Cosenza pensa) mi è sempre venuto in mente lui. Stefano ancor prima di Gullo, Mancini, Misasi e la fitta schiera di prestigiosi intellettuali cosentini. Perché Stefano non pensava occasionalmente o in maniera strumentale per dare forza all’obiettivo che voleva raggiungere, e soprattutto faceva e diceva, sempre e senza eccezione alcuna, quel che pensava.

Ai comunisti, all’inizio, non era simpaticissimo (e a molti comunisti non diventò mai simpatico), perché gli articoli che il professore pubblicava su Repubblica, ancor prima di diventare deputato come indipendente di sinistra, erano intrisi di una cultura libertaria e di un radicalismo che il Pci e i suoi militanti fecero sempre fatica ad accettare fino in fondo. Per questo quando arrivò al Pci in Calabria, numero tre nella lista dopo Occhetto e Franco Ambrogio, c’era molta curiosità e anche qualche elemento di sconcerto. Ma il Pci era ancora un partito e Rodotà prese oltre 60mila voti di preferenza in Calabria.

Stupì tutti da subito. Non arrivava mai con una posizione bella e definita. Ogni volta apriva un “ragionamento” e lo “riempiva” via via con riflessioni che prendevano spunto dalle posizioni degli altri ma, soprattutto, verificandolo alla luce di una cultura storica dalla quale emergevano più che gli avvenimenti lo snodarsi della vita e delle aspirazioni dei gruppi sociali. Ricordo un suo intervento nella sala della biblioteca comunale di Reggio sui problemi della città, partì dai problemi allora aperti, fece un’incursione sulla formazione delle città nella storia italiana e meridionale e poi tornò al presente caricato di questioni complesse e profonde.

Era calabrese Rodotà. Ed io ho sempre immaginato che il suo dedicare l’intera vita alla passione per i diritti civili di tutti nascesse, o comunque trovasse forza, nei diritti negati di un’intera regione e di un popolo intero di cui si sentiva figlio, parte e responsabile. Sapeva che i diritti negati nella sua terra erano in qualche modo frutto di una storia antica (le città e la rottura del Medioevo in Calabria debole e mai radicale). Aveva consapevolezza dell’esistenza di un grande grumo calabrese, arretrato e parassitario, che sulla negazione del diritto e dei diritti per tutti aveva prosperato e prosperava fondando le proprie miserabili fortune. Non lo dimenticava mai.

Il ricordo della sua propensione al ragionamento mi stupì quando diventò un’icona del M5s che lo scelsero in modo strumentale come pedina di una campagna mediatica proponendolo come presidente della Repubblica. Immaginai subito che prima o poi avrebbero rotto di brutto. Figuriamoci se avrebbe accettato le isterie ideologiche del grillismo semplificatore dove non c’è spazio per i ragionamenti e gli approfondimenti che vengono vissuti sempre come una violazione delle anonime decisioni della rete (o meglio dei misteriosi meccanismi della Casaleggio).

La prima volta che ci fu da ragionare e discutere, senza nulla nascondere, disse la sua opinione. L’argomento di Grillo fu immediato: «E’ un ottuagenario miracolato dalla rete, gli auguriamo di rifondare la sinistra». Rodotà non rispose all’insulto e molti dissero e dicono che contrappose alla barbarie del grillismo il silenzio della signorilità. In ogni caso, la rottura fu definitiva. Io credo che Stefano non abbia risposto più semplicemente perché si era reso conto che fosse inutile: Rodotà parlava di democrazia e di diritti, quelli a cui aveva dedicato l’intera esistenza, nello specifico quelli dei seguaci del M5s, Grillo non voleva rotte le palle. Insomma, gli argomenti contro la violenza organizzata della rete, non servono a nulla e non lo capiscono solo i rincoglioniti (ottuagenario miracolato).

In realtà, è vero che non c’è partita. Coi ragionamenti di Rodotà dovremo continuare per un pezzo a fare i conti. Grillo, invece, è solo di passaggio.

Ciao Stefano. Che la terra ti sia lieve. E un grande abbraccio a Maria Laura.