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LA CALABRIA e i PROVERBI. Buttane e lagnosi sono i più fortunati

LA CALABRIA e i PROVERBI. Buttane e lagnosi sono i più fortunati
don Li buttani e li lagnusi / su li megghiu vinturusi

Per decifrare il proverbio occorre spiegare cos’è la ‘vintura’ da cui deriva l’aggettivo ‘vinturusi’.

‘Vintura’ è parola, non censita da Rohlfs ma molto diffusa tra le classi agrarie, che  indicava la fortuna nella vita, cercata da tutti e trovata da pochi nonché predetta dalle zingare che, sulle ‘venture’ delle figlie (fortune matrimoniali soprattutto), lucravano magri compensi alle madri credulone.

L’offerta di predizione era formulare: “Occhi crapicciusi e marioli, dammi nc’una cosa che ti nduvinu a vintura!”.

Donde il detto: ‘Non haiu bisognu di zingari mi mi nduvinanu la vintura’, non ho bisogno di zingare che mi predicano il futuro.

‘Vinturusu-a’, fortunato, è diverso da ‘vintureri-a’ che indicava l’avventuriero, quello che era per nulla quieto e che nell’avventura cercava la ‘vintura’, cioè la fortuna.

Dunque il proverbio di partenza ci dice non solo che i buoni matrimoni li fanno le donne che, con modi e maniere seducenti assimilabili a quelle delle prostitute, accalappiano i buoni partiti ma anche che la fortuna arride i lagnosi, cioè gli ipocondriaci, a quelli senza capacità di iniziativa.

Una concezione fatalista delle fortuna dunque che si riassume anche nel proverbio Dammi furtuna e jèttami a mari / puru si non sàcciu nnatari come l’analogo modo di dire: u furtunatu, si si jetta a ma ri nesci c’u culu chinu i calamareddhi.

D’altra parte sembra che la fortuna sia necessaria sempre, anche per fare un bisogno fisiologico: nci voli furtuna puru a lu cacari / sinnò ti vota lu budeddhu e mori (ci vuole fortuna pure nell’evacuare /altrimenti ti gira l’intestino e muori di occlusione).

A lu furtunatu / nci fìgghianu li boi sutt’a l’aratu (al fortunato sgravano i buoi mentre sono al lavoro), che è cosa assai difficile per gli altri, dato che i buoi non figliano e, ancor di meno, mentre sono appaiati al giogo.

Ad un altro fortunato può capitare che il gallo gi faccia le uova: a lu furtunatu nci feta lu gaddhu.

La fortuna è necessaria soprattutto alla gente di mare: A barca storta (barca male in arnese) faci u viaggiu drittu.

È importante essere tempestivi nell’approfittare della fortuna quando bussa alla tua porta, altrimenti, complici Santi e Dea Bendata, torni alla casella di partenza: Passau u Santu d’a porta; o, ancora, quandu si Papa papìa / cu sapi si n’atra vota passa i tìa, quando sei Papa fai il papa / dato che è difficile che ti capiti un’altra volta.

Più articolato il proverbio che invita a considerare anche il rovescio della medaglia e a prepararsi alle vacche magre: quando sì martellu batti / quando sì incudini statti: quando sei martello batti / quando sei incudine resisti.