Direttore: Aldo Varano    

I RAGAZZI DEL TERZO MILLENNIO. La prof e l’allievo preferito

I RAGAZZI DEL TERZO MILLENNIO. La prof e l’allievo preferito
 aem   15 settembre. Primo giorno di scuola. Gli allievi della 3A ci sono tutti, è bello rivederli, in fondo. Dopo tre mesi tutte le incazzature sono smorzate, e guardarli, così tutti insieme, abbronzati, con l'aria innocente, 'sti ragazzi moderni.

Marco è al terzo banco, lo riconosco dai capelli lunghi falsamente scompigliati, dal sorriso scanzonato e dal quel guizzo di giovane intelligenza negli occhi bruni. È ripetente. Ma non di molto, solo di un anno: gli è morto il padre e si è perso un po'. I suoi compagni dicono che fuma marijuana ed è uno strano, ma non lo hanno mai escluso. Marco non è il tipo da farsi escludere, casomai snobba. È un musicista, suona la batteria in una band del suo paese di origine, a 25 km dalla città, e la suona bene, mi è capitato di sentirlo, ad un concerto in piazza, e mi è piaciuto. Suona con la grinta e la passione di un leone ruggente; a volte, con la rabbia e l'impazienza di un leone ferito. È la sua strada, la musica, e lui sogna che un giorno possa diventare il suo mestiere.

Marco è innamorato. La sua ragazza sta in classe con noi, è mora, ha i capelli corti da un lato e lunghi dall'altro, la pelle chiara, quasi trasparente, che se la guardi bene puoi vederci attraverso tutta la fragilità dell'anima. Vomita e mangia, Anna, mangia e vomita. È bulimica. Ma a Marco importa poco, anzi vorrebbe aiutarla, portarla in giro nel suo mondo pentagrammato, vorrebbe guarirla.

Si guardano da lontano e sorridono, come due amichetti che hanno appena finito di compiere una marachella, come due giovani amanti che hanno appena passato la notte insieme. "Prof!" Sbotta Mara, la compagna di Anna, "dica ad Anna di smettere di guardare Marco come fosse un cono gelato!, non se ne può più di tutte 'ste smancerie!". La classe si lascia andare ad una risata, e sorrido anch'io, riprendendo la lezione.

16 settembre. Secondo giorno di scuola. Tutti presenti, tranne Marco. Mi meraviglio, non salta mai le lezioni di Matematica, non si direbbe, ma è la sua materia preferita, si abbina bene alla sua intelligenza. Questa assenza mi turba, quel banco vuoto mi distrae per tutta la lezione,  ci torno con lo sguardo più volte, quasi d'istinto, aspettando la risposta che oggi non arriva.

L'ha trovato un pescatore a pancia in giù lungo la riva del mare, inzuppato di acqua e di sangue, con un buco nella pancia ed uno alla gola.

Igor alle quindici e quindici si è presentato in questura accompagnato da suo padre adottivo "...non volevo farlo. Ci siamo visti alle undici, ieri sera, in spiaggia. Volevo parlargli di Anna, e uscendo di casa ho preso quel coltello, ma non volevo farlo.. volevo solo dirgli che Anna è mia... e che doveva lasciarla in pace… ho preso quel coltello per mettergli paura, ma non volevo farlo". Igor è albanese, adottato da una famiglia di artigiani calabresi, e ha diciannove anni.  Quando uscirà dal carcere ne avrà trentanove, considerate le attenuanti.

La mamma di Marco, invece, li ha, trentanove anni, e un unico figlio, che adesso non ha più. Nel fragore delle lacrime, non le ha capite, le attenuanti. Abbiamo sfilato in una lunga processione, organizzata dai ragazzi della band, in paese. Ognuno portava una rosa e una candela, entrambe bianche. La gigantografia di Marco attaccata in piazza ci ha osservato con un sorriso per tutto il tempo.

Marco era il più bravo della classe in matematica, ce l'aveva tra le dita, ne vedeva i contorni, come un vero scienziato, aveva l'occhio sempre attento al dettaglio, e l'intervento quasi sempre pertinente. Anna, più dedita alle materie letterarie, lo guardava affascinata, la sorprendevo mentre appiccicava il suo sguardo alle labbra di lui che discuteva di equazioni e di soluzioni reali o complesse, e ci scorgevo un lampo d'orgoglio.

Caro Marco, è successo tutto così in fretta, un giorno c'eri e un minuto dopo non ci sei più. Di corsa, come la giovinezza, il giorno, la notte, la notte, il giorno e stop. È finito tutto. Avevo tante cose da dirti, Marco, forse qualcosa da insegnarti, mi sarebbe piaciuto aprire uno spiraglio nella tua mente versatile e farti scoprire le molteplici possibilità della tua graziosa intelligenza, nella matematica, e nella vita. Invece devo salutarti e lasciarti andare perché la giovinezza è crudele. E violenta. Si è presa la tua vita, vent'anni della vita di Igor, la guarigione di Anna, il senno di tua madre, tutto in un colpo solo, anzi due: uno alla pancia e uno alla gola. In una notte sola, tutto. In un avido boccone, questa sanguinaria giovinezza vampira di giovani vite. Ciao Marco, saluto la tua gigantografia sperando follemente che tu possa vedermi, e poso la mia rosa bianca accanto al tuo sorriso.

Anna non c'è. Quando smetterà di vomitare forse comincerà a dimenticare.