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LETTURE. Ma Napoli (e la Calabria) non sono come Berlino

LETTURE. Ma Napoli (e la Calabria) non sono come Berlino
berlino Una analisi fortemente documentata è presentata in “Napoli non è Berlino” di Isaia Sales. Riguarda il divario territoriale. In Italia si scrive Questione Meridionale, in Germania si scrive Ricostruire l’Est. Vediamoli i luoghi comuni che la ricca Germania ha disintegrato nel giro di pochi anni.

1 Non è vero che il mercato risolva da solo e spontaneamente i problemi di divario economico e civile. Il superamento di un divario territoriale può realizzarsi solo se alla base ci sono investimenti statali e una forte volontà politica. La Germania ha investito nel suo “Mezzogiorno” il 5% dell’intero suo PIL in poco più di vent’anni.

2 La Germania dimostra non solo che qualsiasi divario è superabile, ma anche lo si può superare in pochi decenni, anche partendo da situazioni peggiori di quelle che ci sono in Italia tra Nord e Sud.

3 Il ritardo economico non è un fatto antropologico, dato una volta e per sempre… fino al 1949 le Regioni orientali erano la parte più sviluppata della Germania. Anche il Sud per secoli (ormai lontani) ha rappresentato la parte più sviluppata di ciò che all’epoca non si chiamava ancora Italia.

4 Non è vero che i soldi spesi nell’area più arretrata di una nazione sviluppata sono uno spreco, una perdita secca per i territori più ricchi. La Germania di oggi deve quello che rappresenta nell’economia mondiale alle scelte del 1989, alla decisione di investire ingenti risorse pubbliche per superare il suo divario interno.

5 La Germania dimostra che un impegno costante e coerente a trasferire massicce risorse da una parte all’altra della stessa nazione può essere benissimo sopportata dalla pubblica opinione e dai cittadini se sostenuta da fortissime motivazioni.

6 Non è affatto vero che per attirare investimenti in aree arretrate bisogna abbassare i salari.

7 La Germania dimostra che combattere l’arretratezza produttiva di un’area sottosviluppata vuol dire puntare innanzitutto sul settore manifatturiero e sulla ricerca scientifica.

8 Un territorio che non esporta una parte considerevole di quello che produce è destinato a permanere nel sottosviluppo.

9 Infine, non esiste in Germania un diverso tasso bancario a seconda delle aree geografiche in cui operano gli imprenditori, ma solo uno spread diverso tra imprese rischiose e non rischiose a prescindere dalla loro dislocazione territoriale.

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Torniamo a fare un po’ di conti.

La Germania con il suo programma “Ricostruire l’Est” ha speso nelle sue regioni arretrate qualcosa come 1500 miliardi di euro in poco più di vent’anni e ha in programma ulteriori investimenti di almeno 150 miliardi di euro fino al 2019 di cui 105 solo per infrastrutture.

In 58 anni, dall’avvio della Cassa per il Mezzogiorno al 2008, sono stati investiti nel Sud 342.5 miliardi di euro (compresi i finanziamenti ad alcuni territori del Lazio).

È una ricostruzione dura, quella che propone Isaia Sales in “Napoli non è Berlino.”

È la ricostruzione di cosa accaduto in una grande regione del Sud, la Campania tra il 1992 e il 2012. Il racconto si snoda in parallelo con quanto accaduto in Germania. Bisogna arrivare alla fine di 350 pagine per avere la sintesi del confronto sopra richiamato.

Sales non fa sconti a nessuno. Ha partecipato al periodo di Bassolino sindaco di Napoli, è stato sottosegretario nel governo Prodi. Ma non trascura di cercare le responsabilità: da Bassolino a Prodi, passando per D’Alema, Veltroni, Fassino. Sales salta a pie’ pari i Governi Berlusconi, ricordando che “in Italia dal 2008 (al 2012) sono stati eliminati o diversamente impegnati 38 miliardi di euro specificamente destinati al Sud”.

Molte delle tesi di Sales sono discutibili, e lo stesso autore richiama alcune tesi opposte, ma certamente le suggestioni sono valide.

Mi ha colpito e mi continua a colpire il silenzio tombale calato sugli anni del dopo tangentopoli al Sud, sulla rinnovata vigoria democratica, trainata ed allo stesso tempo rappresentata dai sindaci delle grandi città. Bassolino a Napoli, Bianco a Catania, Italo Falcomatà a Reggio, Orlando a Palermo.

Leggere 350 pagine è un impegno, ma in una giornata estiva si può riuscire, anche saltando qualche paragrafo. Il bello del volume sta anche nel fatto che pur essendo un saggio presenta i personaggi come in un romanzo neorealista.

Fermarsi un attimo a riflettere su cosa non è stato per il Mezzogiorno d’Italia dal dopoguerra ad oggi, e su cosa è stato per l’Est della Germania può essere importante. Affiorano nel volume tanti altri temi molto utili per riflettere meglio, tra gli altri: il ruolo allineato della stampa e il ruolo della grande impresa del Nord considerando anche le grandi cooperative. Forse c’è altro da leggere, e forse non è facile trovare il volume, ma è molto utile poter pensare che se è riuscita la Germania dell’Est per il Mezzogiorno ci può essere il futuro.

*unirc

**Napoli non è Berlino, Isaia Sales, Dalai editore 2012, 16.50 euro.