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LA CALABRIA e i PROVERBI. Aprile, non si caccia e non si mette

LA CALABRIA e i PROVERBI. Aprile, non si caccia e non si mette
april Aprili pisciataru

Aprile è il mese della pioggia, il Piovoso del Calendario rivoluzionario.

L’aggettivo pisciataru / piscione è in linea con una interpretazione antropomorfica dei fenomeni metereologici: il tuono equivale allo scorreggio (oggi non chiovi, si ndi vai a pìrita / oggi non piove, fa solo tuoni) e la pioggia corrisponde alla minzione di una divinità o, come in questo caso, di un mese.

Il più significativo per gli auspici è il giorno quattro: quandu chiovi lu quattru aprilanta / chiovi ancora pi jorna quaranta.

Comunque la pioggia è benvenuta perché accompagna la crescita dei frutti e dei cereali: quandu lu misi d’aprili chiovi chiovi / nci rìdinu li baffi a lu vigneri (la pioggia ad aprile fa sorridere il vignaiolo) equivalente, per significato, all’italiano aprile ogni goccia un barile.

In previsione del tempo incerto è prescritta la prudenza nel vestire, da estendersi anche, sia pure nella forma attenuta della cautela, al mese successivo: aprili, non cacciari e non mentiri / maggiu adagiu adagiu, ad aprile non togliere e non aggiungere indumenti / e maggio alleggerisciti ma con juicio.

Anche le nonne, le più prudenti di tutti a scoprirsi, nel mese di maggio allentano i loro vestiti simili al saio dei monaci: a lu misi di maju / puru la nonna llenta lu saju.

Ma un’altra voce sembra lasciare maggiore libertà: a  maju / comu vaju vaju, a maggio mi posso vestire come voglio.

Maggio è importante per la coltura dell’olivo: la vera liva / a maggiu chiurisci e a giugnu liga, la pianta d’olivo sincera fiorisce a maggio e a giugno ha l’allegagione. Di cattivo auspicio è invece la perdita di foglie dell’albero: quandu la livara si spogghia di maju / nt’a la giarrotta mia nenti ngaju, quando all’olivo cadono le foglie nel mese di maggio / nella giara nulla rinserro.

Anche le piogge eccessive danneggiano le culture dei cereali: maju ortulanu (piovoso e quindi favorevole agli ortolani che non devono irrigare) tanta pagghia e nenti granu.

Giugno, Messidoro per i rivoluzionari francesi, è il mese della mietitura: sèmina quandu voi / c’a giugnu meti.

A meno che non piova perché, in quel caso, tutto va a rotoli per gli agricoltori: acqua di giugnu / focu pe tuttu lu mundu,  ma anche: l’acqua di giugnu / caccia lu pani di lu furnu.

Sensibili all’acqua di giugno anche le castagne: quandu chiovi a San Giuvanni / tiritùppiti li castagni / quando piove per San Giovanni (24 giugno) le castagne cadono e in autunno non ci sarà raccolto (Spezzano, 14) o anche quandu chiovi a san Giuvanni / bona notti a li castagni  o, ancora, su futtuti li castagni.