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IL LIBRO. Una vita esagerata di Fausta Ivaldi, Città del Sole ed.

IL LIBRO. Una vita esagerata di Fausta Ivaldi, Città del Sole ed.
viesa Ci risiamo, un’altra autobiografia. Pullulano e diventano sempre più barbose. Storie cariche di nostalgia dove i capitoli srotolano nomi di parenti d’ogni sorta, declinati su pagine e pagine di situazioni locali, frasi che si snodano come una groviglio di strade dalle quali uscire esausti. Con il libro Una vita esagerata (2016, pag. 316, Città del Sole ed.) di Fausta Ivaldi, niente di tutto questo. Dalle prime righe il quadro è dato. Dentro questo quadro lei ci trascina senza mezzi termini e, come fossimo saliti su una canoa per un’esplorazione in terra misteriosa, ci trasporta lungo una corrente d’acqua cristallina, attraverso un’avventura alla quale ci sembra di prendere parte con lei. Si, perché Fausta Ivaldi lo dice subito.

E’ una storia che inizia in comunità e si sviluppa ed evolve nella comunità. E’ una storia che attraversa con entusiasmo senza perdere la propria individualità, la propria libertà di pensiero, il proprio giudizio critico. Noi siamo con lei fino alle ultime sillabe. Dalle prime esperienze giovanili, in collegio, dove l’attenzione al mondo in guerra, mette in primo piano le percezioni individuali, ci racconta della sua esperienza d’osservatrice attenta, prima negli ambienti della Comunità Economica Europea e poi alla RAI. Da testimone privilegiata diventa sempre più curiosa, attiva nel coinvolgimento con le persone e le comunità che vedeva solo dall’esterno e renderà, per lei, necessaria una presa di posizione chiara.

Da testimone diventa «attrice», da osservatrice diventa compartecipe. La sua presenza sarà vitale, entusiasta, avveduta. Il suo investimento prenderà i colori della passione, dell’inevitabile. Potremmo parlare d’empatia, di generosità, di determinazione, di caparbietà, nei progetti per migliorare situazioni drammatiche di alcune popolazioni in Africa e in Italia. Potremmo essere sorpresi dal coraggio, o infastiditi dalle punte d’insolenza di fronte alle attitudini a volte di scontro. Ne apprezziamo invece l’intelligenza, la perspicacia, la giustezza, la capacità sovversiva d’amare.

Potremmo fare un passo indietro quando, nella lettura, i toni diventano autocelebrativi, ma la celebrazione è accoglienza, incoraggiamento, commiato con le persone che hanno condiviso con lei il bene più prezioso, l’umanità.

La celebrazione è celebrazione della vita con le sue peripezie e le sue dolcezze, con le sue riflessioni e le sue prese di rischi. E’ una pacca sulla spalla, un incoraggiamento ad andare avanti senza lasciare il resto del mondo indietro. E’ un momento dinamico, aperto verso quello che si potrà realizzare. Quello che ci auguriamo è che la vitalità «esagerata» che esce fuori dalla lettura del libro di Fausta Ivaldi possa invitarci a partecipare alla nostra vita seguendo il cuore, senza ritegno.

*medico psichiatra