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IL DIBATTITO. Criaco, la Calabria reale e la passione del cambiamento

IL DIBATTITO. Criaco, la Calabria reale e la passione del cambiamento
paulklee L’articolo di Gioacchino Criaco  sul tema della condizione attuale della Calabria , “pressochè irreparabile”, e sulla condizione del popolo calabrese, confuso ed in parte complice, mi ha riportato agli anni della mia giovinezza politica a causa della sua conclusione individuata nella ricerca di “una società alternativa”.

Per una città alternativa” era il titolo di un documento che avrebbe dovuto aprire la conferenza programmatica del Partito comunista della città di Reggio Calabria negli anni successivi ai Moti per Reggio capitale del 1970 e Gerardo Chiaromonte, indimenticabile dirigente e stimato meridionalista, era stato designato a seguirla. Quando portai, felice e contento di farlo, nella mitica sede del Pci a Botteghe Oscure, il documento fresco di stampa (uno dei primi documenti elevati a tale rango a fronte di una lunga tradizione di ciclostile) nella storica tipografia dei comunisti reggini di Biroccio, mi dovetti subire una dura reprimenda. La città, mi disse Chiaromonte, è una realtà concreta ed è il luogo dal quale partire per costruire un progetto di graduale cambiamento; la ”città alternativa” è nell’immaginario delle vostre teste (si riferiva ad una nuova generazione di comunisti che, a metà degli anni Settanta, si stava affacciando all’impegno politico) e, partendo da una costruzione astratta, non vi incontrerete mai con il reale. Non aggiunse, ma io lo compresi, che la critica era ad un’impostazione ideologica che pretendeva di calare nella realtà una società da noi astrattamente immaginata.

Criaco dice: “E’ un’intera società che uno stato inetto, complice ha progressivamente distrutto o contribuito a distruggere, e che adesso non potrà essere ricostruita con magie, illusioni o ulteriori distruzioni”.

Sono d’accordo, ma bisogna esserne conseguenti. E sono fortemente convinto che in Calabria ci sia il bisogno di discutere un po’ di più di società per capire meglio la politica e il rapporto tra democrazia e  potere.

Cos’è la Calabria di oggi? Criaco pensa (almeno così io capisco) che nella società calabrese non sono attivi “corpi sociali adeguati” in grado di cambiarla. Io la penso diversamente. La società calabrese, oggi come in altre fasi della sua recente storia, è sede di conflitti e di contrasti, un territorio dove si intrecciano istinti di conservazione e bisogni di cambiamento, dove la richiesta di assistenzialismo si confonde con i tentativi di creazione di nuove imprese. Penso al mondo dell’agroalimentare, nel quale giovani imprenditori e cooperative sottraggono territorio al predominio delle cosche e lo trasformano in attività produttive; penso al mondo delle strat up e delle nuove imprese giovanili; penso agli intellettuali ed al fermento culturale generato da  una nuova leva di scrittori – tra i quali si distingue per impegno e fama internazionale anche  Criaco – che raccontano la Calabria e la fanno conoscere nel mondo; penso alla riscoperta del rapporto tra la Calabria ed il mare, i porti, le spiagge ed alla nuova stagione del turismo e dell’accoglienza.

Terra e mare: un patrimonio antico che rivive un momento di riscoperta attraverso gli strumenti dell’innovazione e della modernità. Penso anche – perché avere reticenza nel dirlo? - alla riacquistata credibilità politica della Calabria a livello nazionale ed europeo.  Non è un caso che si sia passati, nel giro di alcuni anni, da una stampa internazionale che parlava solo di Duisburg e del narcotraffico internazionale dei boss calabresi,  all’attenzione  verso la Calabria da parte di prestigiosi giornali, dal New York Times,  al The Thelegraph a Le Monde che raccontano le bellezze della regione,  ne esaltano gli sforzi e stimolano i flussi turistici.

Le leve del cambiamento esistono, basta cercarle. Ed in primo luogo nel corpo della società si può vincere la battaglia del rinnovamento. La società è il luogo nel quale la politica può affermare, ancora prima e di più che nell’amministrazione della cosa pubblica, la propria capacità di rinnovamento. Ed è da qui che deve ripartire un rinnovato rapporto tra società e politica che si devono esprimere gli “spiriti vitali” del popolo calabrese.

Non esiste più, se mai è esistito anche negli anni di una più marcata identificazione e separazione delle classi, un blocco sociale (così lo chiamavamo una volta), composito e pronto per sostituirsi a quello dominante. Oggi rinnovamento e continuità si manifestano in modo spesso indistinto nel corpo sociale e nelle persone, combattute tra voglia di misurarsi e ricerca di assistenza.

Ciò che manca, e questo forse giustifica una venatura di pessimismo che percorre il pensiero di Criaco, è una forza capace di esaltare le virtù e guidare la voglia di cambiamento del popolo calabrese. Senza questa forza, anche i migliori governi e le buone pratiche amministrative rischiano di indebolirsi e vanificarsi. Di più, rischiano di non essere percepiti.

 Ma, a mio avviso, la partita è in corso. La Calabria, al netto di mali strutturali e di passate eredità, sta attraversando un momento importante di cambiamento e le concrete possibilità di farcela oggi sono sicuramente molte di più di quelle di alcuni anni addietro.

*Foto del Giardino mediterraneo di Paul Klee.