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CALABRIA. La scommessa sulle infrastrutture di ricerca

CALABRIA. La scommessa sulle infrastrutture di ricerca
ricerca    La Regione ha recentemente incontrato i referenti di tutti i progetti di potenziamento delle Infrastrutture di Ricerca regionali, realizzati nel precedente periodo di programmazione con circa 130 milioni di euro di contributi pubblici (che salgono a circa 240 milioni nell’ultimo decennio). Le Infrastrutture di Ricerca sono un asset fondamentale per la ricerca scientifica e un fattore determinante della qualità oltreché della possibilità stessa di fare ricerca. Le infrastrutture di ricerca possono essere intese non solamente in senso fisico/materiale (i singoli laboratori, le diverse strumentazioni, se non gli edifici in cui trovano sede), ma anche come quell’intangibile asset idoneo a fornire un insieme di fattori di produzione della ricerca (accesso ai finanziamenti, valorizzazione del capitale umano, etc etc).

In Calabria si tratta di varie iniziative di carattere interamente pubblico che includono i quattro laboratori di ricerca interfiliera finanziati dall’APQ Ricerca – I° Atto integrativo nel 2010 (AGRIBIOTECH, AGROMATER, LIPAC, QUASIORA) e il grande programma di potenziamento del PON Ricerca e Competitività 2007-2013 che ha coinvolto numerose iniziative calabresi (SILA, MATERIA, Beyond Nano, BioMedPark, Mouse, IRC-FSH, SafeMed, Food@Life, Building Future Lab, GeLMinCal). I Poli di Innovazione regionali hanno cofinanziato con risorse pubblico-private diversi laboratori specifici.

Paolo Praticò, Dirigente del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria, annette molta importanza su questo aspetto nell’ambito della nuova programmazione dei fondi Por e Pon, che destinano complessivamente proprio alle infrastrutture di ricerca nella nuova misura dei fondi europei circa 80 milioni.

   Perché’ questo investimento così cospicuo? ‘’Perché – dice Praticò – investire in innovazione conviene e le politiche pubbliche devono puntare su chi è più capace per rendere la regione più attrattiva e parte dei circuiti europei di eccellenza’. Come primo passo c’è la necessità di affinare il quadro conoscitivo per effettuare una analisi del posizionamento nazionale ed europeo delle IR (infrastrutture di ricerca), analizzare le possibili sinergie con il sistema di trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati della ricerca e definire priorità e fabbisogni di potenziamento sulla base di un piano pluriennale coordinato con il PON Ricerca e Innovazione 2014/2020 e con le misure previste a livello Europeo per i network di eccellenza.

I risultati della ricognizione dei progetti di potenziamento delle attrezzature di ricerca, su dati aggiornati al dicembre 2015, evidenziano le caratteristiche di un sistema che opera nelle aree di innovazione della Strategia regionale di specializzazione intelligente S3 e che si sta consolidando (“in fase di startup”) rispetto a temi quali l’accessibilità, i modelli di gestione e la visibilità extra-regionale.

Dai dati parziali sembrano emergere iniziative significative su tre o quattro aree, in atto principalmente presso l’Unical, l’Universita’ Mediterranea di Reggio Calabria e l’Università Magna Grecia di Catanzaro. Sono stati poi rilevati altri due progetti di potenziamento infrastrutturale di carattere interregionale che non erano stati censiti precedentemente: il primo I-AMICA del CNR sul monitoraggio del clima, il secondo dell'INFN sui servizi di calcolo scientifico evoluto.

‘’La ricognizione conferma – dice Praticò – che in Calabria si sono accumulate dotazioni significative per la ricerca e innovazione che vanno messe a sistema. Avere 3-4 cose riconosciute in ambito nazionale non sarebbe affatto male. Per farlo, il sistema della ricerca e innovazione, a partire dalle Università, dovrà lavorare cercando sinergie e integrazioni per essere maggiormente competitivo in particolare sui programmi nazionali ed europei”.