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ARTIGIANI. Per la Cgia al Sud cresce il rischio usura. Calabria seconda in Italia

ARTIGIANI. Per la Cgia al Sud cresce il rischio usura. Calabria seconda in Italia
usura1 A seguito delle difficoltà in cui versano molte banche italiane, nell'ultimo anno (maggio 2016 sullo stesso mese del 2015) gli impieghi bancari alle imprese sono diminuiti di 13,8 miliardi di euro. Quasi 117 miliardi di euro se, invece, analizziamo il periodo che va da maggio 2011 (picco massimo di erogazione) allo stesso mese di quest'anno.

Secondo laCGIA (Confederazione Generale Italiana degli Artigiani) questa situazione rischia di alimentare l'usura: uno dei fenomeni più destabilizzanti del nostro tessuto produttivo dal punto di vista economico e sociale. Una pratica che laCGIA monitora da almeno 15 anni e che ormai non preoccupa solo il Sud, ma anche le realtà del Centro e del Nord Italia.

A fronte di una progressiva crescita del "credit crunch" avvenuta in questi ultimi anni, laCGIA ha potuto rilevare che il rischio usura e' presente soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Dall'analisi dell'indice realizzato dall'Ufficio studi dellaCGIA, emerge che nel 2015 la Campania, la Calabria, la Puglia, la Sicilia e la Basilicata sono le realtà dove la "penetrazione" di questo drammatico fenomeno ha raggiunto i livelli più preoccupanti.

Le cifre riportate sul "credit crunch" sono state elaborate dall'Ufficio studi dellaCGIA su dati della Banca d'Italia. L'indice del rischio usura, invece, e' stato calcolato mettendo a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti prevalentemente al 2015: quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito. In pratica e' stato individuato questo indice attraverso la combinazione statistica di tutte quelle situazioni potenzialmente favorevoli alla diffusione dello "strozzinaggio".

"Con le sole denunce effettuate all'Autorità' giudiziaria - conclude Zabeo- non e' possibile dimensionare il fenomeno dell'usura: le segnalazioni, purtroppo, sono molto esigue. Per questo abbiamo incrociato i risultati di ben 8 sottoindicatori per cercare di misurare con maggiore fedeltà questa emergenza. Ciò che pochi sanno sono le motivazioni per le quali molte aziende cadono tra le braccia degli strozzini. Oltre al perdurare della crisi, sono soprattutto le scadenze fiscali o per fronteggiare piccoli imprevisti di spesa a spingere molti piccoli imprenditori nella morsa degli usurai, spesso per importi molto contenuti che non superano qualche migliaio di euro".

Ritornando alla metodologia di calcolo di questo indice, si evince che nelle aree dove c'e' più disoccupazione, alti tassi di interesse, maggiori sofferenze, pochi sportelli bancari e tanti protesti, la situazione e' decisamente a rischio. Ebbene, rispetto ad un indicatore nazionale medio pari a 100, la situazione più critica si presenta in Campania: l'indice del rischio usura e' pari a 157,3 (pari al 57,3 per cento in più della media Italia), in Calabria a 152,7 (52,7 per cento in più rispetto alla media nazionale), in Puglia si ferma a 130,8 (30,8 per cento in più della media Italia), in Sicilia a 129,2 (29,2 per cento in più della media nazionale) e in Basilicata il livello raggiunge quota 128,6 (28,6 per cento in più della media Italia).

Mentre la realtà meno "esposta" a questo fenomeno e' il Trentino Alto Adige, con un indice del rischio usura pari a 51,3 (48,7 punti in meno della media nazionale). Segue Valle d'Aosta 63,2 per cento (36,8 punti sotto la media nazionale). Poi Friuli Venezia Giulia (78,2) e Veneto (80,6) presentano un livello dell'indice relativamente basso, anche se rispetto agli anni scorsi quest'ultimo e' in deciso aumento.