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Gabrielli (capo della polizia) sui nomi dei poliziotti che hanno fermato Amri: è stato un giusto riconoscimento

Gabrielli (capo della polizia) sui nomi dei poliziotti che hanno fermato Amri: è stato un giusto riconoscimento
Ancora dettagli sull'uccisione di Anis Amri, l'attentatore di Berlino freddato a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi dalla polizia nel corso di un normale controllo stradale. Gli investigatori tedeschi hanno raggiunto i colleghi italiani a Milano per visionare ed avere copia delle immagini registrate dalle telecamere in diverse stazioni ferroviarie d’Italia.

Intanto è stato dimesso dall'ospedale di Monza Christian Movio, il poliziotto 36enne ferito alla spalla nel conflitto a fuoco con il terrorista, poi ucciso dal collega più giovane, Luca Scatà, di 29 anni. Mentre in Tunisia, il nipote dell'attentatore è stato arrestato in un'operazione dell'antiterrorismo. Avrebbe raccontato che sia stato lo zio a introdurlo nell’Isis.

Intanto il capo della polizia, Franco Gabrielli, è intervenuto nella polemica sui nomi dei due agenti che hanno condotto l’operazione la cui identità è stata rivelata alla stampa. “Non c'è alcuna esposizione, ma un riconoscimento chiaro", ha spiegato Gabrielli, che ha firmato una circolare per decretare il massimo allarme per impedire azioni 'ritorsive' verso le forze dell'ordine.

"E' abbastanza avvilente – ha precisato il capo della polizia italiana - che mentre tutto il mondo parla di noi e si complimenta con la polizia per il lavoro svolto noi continuiamo a farci del male guardando il dito e non la luna". Con questo tipo di terrorismo secondo Gabrielli, fare i nomi "non è né un errore né un'esposizione". La preoccupazione, dice, "non è per le individualità, ma per l'appartenenza", ed ha aggiunto che "sono a rischio tutti coloro che rappresentano le forze di polizia e hanno una divisa".

Sulla pistola calibro 22 di fabbricazione tedesca sono in corso accertamenti balistici, mentre proseguono le analisi della scheda telefonica scoperta nello zainetto del tunisino, secondo quanto si apprende mai usata, e sul telefono cellulare trovato nel camion utilizzato per la strage in Germania.

Mentre la vita del tunisino viene passata al setaccio dagli investigatori della Digos, coordinati dal responsabile dell'antiterrorismo Alberto Nobili e i pm Paola Pirotta e Piero Basilone, si cerca di chiarire per quale motivo il killer 24enne, dopo aver raggiunto Milano in treno attraverso la Francia e Torino, alle 3 della notte si trovasse a Sesto San Giovanni, nell'hinterland del capoluogo lombardo. Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori il passato di Amri nel meridione, Calabria e Sicilia, quello stesso sud Italia per cui partono i pullman proprio da piazza I Maggio, luogo dello scontro a fuoco con la polizia e dell'uccisione. Quanto a possibili complici che lo avrebbero aiutato a raggiungere l'Italia, finora non se ne ha traccia. (fonte LaPresse)