Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. L’enigma Oliverio e il futuro della politica calabrese

L’ANALISI. L’enigma Oliverio e il futuro della politica calabrese
oliverio e costa Non domandate a Mario Oliverio cosa vuol fare da grande. Chi c’ha provato - durante le belle e intense giornate vibonesi di Leggere&Scrivere -  per capire cosa accadrà a fine legislatura, più che una risposta s’è trovato davanti una successione di segnali di difficile interpretazione. Intanto il Governatore, con studiata distrazione, butta lì che ha ormai una lunghissima carriera alle spalle e quindi non ha “assilli”. Come dire: libero e senza condizionamenti, la carriera l’ho già fatta. Ma mentre ci s’aspetta l’annuncio che lascia, con vaga indeterminatezza cala un carico da undici e spiega che “un contributo alla mia terra” gli piacerebbe ancora darlo. In Europa? A Catanzaro? In Sila? Nessuna risposta. Per capire un po' meglio bisogna mettere insieme pezzi distanti e separati e assumersi la responsabilità di attribuirgli un progetto di cui potrà sempre dire: “Ma quando mai!”. Eppure ad ascoltarlo la percezione è netta: ha in testa un percorso politico anche se inconfessato.

Vediamo meglio. Uno esperto come lui può dire che vuol dare “un contributo alla mia terra” e pensare all’Europa? Escluso. Dai deputati europei non è mai venuto alcun aiuto alle proprie Regioni perché quel che viene da Bruxelles è sempre indipendente dallo sforzo dei singoli parlamentari, anche se bravi. Un ritorno a Roma? Neanche a parlarne. E’ un’esperienza consumata. Gli servirebbe perfino una deroga e Renzi le centellinerà. Il segnale è quindi univoco: torno alla Regione. Da Presidente. Anzi da Governatore. Che ci riesca è un altro discorso. Da 20 anni Cdx e Csx si alternano come un pendolo perfetto. Non per l’incapacità dei presidenti, che talvolta non ci siamo fatta mancare. Ma per la disparità enorme tra le aspettative e i bisogni dei calabresi, da un lato, e, dall’altro, le possibilità che offre, pur tese al massimo, il governo della Regione. Oliverio ha chiaro questo quadro? Lo è agli usceri figuriamoci al Governatore. E allora?

Per capire bisogna tornare alle sue parole. Il “contributo” che Oliverio vuol dare è alla crescita “di un processo di partecipazione” (testuale). La frase è connessa al richiamo, frequente, di voler valorizzare e dare sbocco politico “alla diffusa rete civica” che esisterebbe in Calabria al di là della politica organizzata e dei partiti e gruppi politici esistenti. E’ questa rete che va impegnata e resa protagonista del rinnovamento. E qui arrivato il Presidente si lascia sfuggire qualche elemento in più sul progetto che ha (potrebbe avere) in testa e a cui (forse) ha già iniziato a lavorare.

Rivendica una circostanza difficile da negare: ha già percorso per intero la carriera, non ha più nulla da perdere e quindi può puntare anche a una vera e propria “rottura” da assestare all’equilibrio tra potere e consenso (soprattutto elettorale) e al sistema che s’è radicato in Calabria e ne frena lo sviluppo. Valutazioni da cui sembra emergere una riflessione sulla prima metà legislatura. Oliverio, e questa è la parte legittimamente più opinabile del suo ragionamento, è convinto di aver fatto fare passi avanti importanti alla Calabria. Insomma, rivendica un bilancio positivo. Ma con altrettanta convinzione sa che la Calabria è e resta il pezzo più arretrato del paese, quello con maggiori criticità e problemi. I dati rispetto al passato segnalano avanzamenti, come se la nave fosse stata disincagliata. Ma se si misurano rispetto alle necessità del nostro tempo storico e alle potenzialità della società contemporanea e delle nuove tecnologie, arriva alla conclusione che siamo molto indietro.

Il Presidente è cauto, prudente. Non affronta mai di petto il problema del perché la Calabria non decolla. Perché è come Cenerentola di fronte ad Anastasia e Genoveffa ma senza possibilità alcuna d’incontrare il Principe.

Il richiamo alla “rete civica” (volontariato, ambientalismo, università, punte alte ed organizzate dei saperi professionali, corpi intermedi e sindacati non corporativizzati, culture femminili e della diversità) e alla sua “crescita della partecipazione” sembra un invito più che alla trasformazione a una vera e propria “rottura” e sembra prefigurare un blocco di forze nuovo e molto diverso rispetto a quello che domina la Calabria.

Fin qui, il tutto, potrebbe apparire come una interpretazione forzata delle opinioni di Oliverio. Ma lui stesso sembra preoccupato di smentire valutazioni minimaliste. Quando infatti arriva una domanda diretta sulla crisi dei partiti in Calabria è netto: il Pd, che è il suo partito, è un patrimonio importante e decisivo del quale “io stesso faccio e continuerò a far parte”. Ma “i partiti calabresi, compreso il mio, sono decisamente inadeguati rispetto a ciò di cui la Calabria ha bisogno”. Se si mettono insieme la citatissima “rete civica”, la spinta per un “processo di partecipazione”, “l’inadeguatezza delle forze politiche calabresi”, Pd compreso, sia pure in posizione un po’ migliore, e la necessità di “rotture” di sistema emerge il disegno di una strategia compiuta.

Certo, si tratterà di capire se sarà possibile e cosa significherà in liste, candidati e organizzazione del consenso per le prossime regionali e come Oliverio, se non verrà indebolito prima, pescherà nuove competenze e personalità nella società calabrese, forte del fatto che la sua scelta per giunte tecniche, su cui ha tenuto il punto fin qui con determinazione, oltre ai rischi di chi è contro dovrebbe offrirgli anche una possibilità in più.

Una cosa comunque è certa. Oliverio, dopo il successo di “Cantiere Calabria” ad Arcavacata, sembra voler capitalizzare i primi due anni di attività. Punta al completamento delle opere e ad immettere nell’economia calabrese le risorse che si sono accumulate. Impressiona – mi limito a un solo esempio - la posizione dell’Ance reggina che dice che non servono altri soldi perché ce ne sono abbastanza (1,3 mld) nel solo reggino e che il problema, casomai, è spenderli veramente. Quasi un assist per un giro di vite sulla burocrazia regionale troppo lenta nelle procedure di spesa, come Oliverio denuncia. Per non dire dello sforzo per legare i laboratori permanenti sul programma a una “rete civica” per la partecipazione politica. La famosa “rete civica”, che ancora rimbalza come protagonista al di là e oltre le vecchie forze della politica calabrese.