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L'INTERVENTO. Renzi, un toscano e un Mezzo Toscano

L'INTERVENTO. Renzi, un toscano e un Mezzo Toscano
RenziC (rep) Renzi ha tentato di visitare la Calabria fermandosi un giorno e mezzo. In realtà ha visto poco e, forse, ha capito ancora meno. Il treno non è il mezzo più adatto per girare un territorio complesso e complicato come la nostra terra.

Un altro toscano, definito Montanelli un “Mezzo Toscano”, a causa dell’esiguità del fisico, tanti e tanti anni fa, girò la Calabria per capirne a fondo la sofferenza e dare risposte. In un paio di giorni, in auto, la percorse in lungo e in largo, poi torno a Roma e fece adottare subito una serie di provvedimenti di breve e medio periodo che impattarono positivamente sulla nostra regione. Trovò anche il tempo e il modo di licenziare qualche alto burocrate a causa di una mucca con un corno particolare che incontrò ripetutamente sul suo cammino. Qualcuno, mentre il “mezzo toscano” si spostava in auto, spostava le stesse vacche coi camion per nascondere quanto poco fossero sviluppati gli allevamenti in Calabria.

L’altro toscano, il Mezzo, era Amintore Fanfani, un brevilineo e non un logilineo come Renzi. E, secondo la teoria scientifica sviluppata da Fanfani in uno dei suoi volumi di economia, solo i brevilinei hanno la capacità e la dinamicità di governare positivamente le crisi di un paese.

Non è colpa di Renzi e dei suoi consulenti, se vogliamo condividere la teoria dell’ex segretario della DC, il deficit di presenza, di apprendimento e di soluzioni ai problemi, ma della sua struttura corporea. Scostandoci dalle teorie del brevilineo di Arezzo, troppo ad usum delphini, ritengo che ci sia invece un problema di format che dovrebbe essere modificato. Non se ne capisce bene la finalità, al netto della campagna elettorale che si avvicina. Renzi deve fare una scelta netta nel suo percorso ferroviario.

Vuole rivitalizzare e creare entusiasmo tra iscritti e simpatizzanti per farli diventare il motore elettorale di febbraio?  Allora dedichi tempo e discuta con loro, avrebbero tante storie da raccontare e tanti problemi del territorio da sottoporre. Renzi, invece, vuole incontrare realtà e pezzi di società non collegati direttamente al partito?  Lo faccia senza infingimenti e senza usare paracadute. Il rischio reale, senza una scelta netta, è di farsi vedere in giro con gruppi dirigenti ristretti che, in alcuni momenti, danno la sensazione di isolare il segretario dagli iscritti, dai simpatizzanti e dalla società.

La sua presenza è stata utile per riannodare un legame con la Calabria che poteva apparire sciolto e per responsabilizzare sempre più un partito che ha necessità di calarsi con forza nei problemi della società per risponderne alle attese, sapendo che l’asticella delle attese nei confronti del PD è sempre più alta.  La visita di Renzi, comunque positiva, avrà la forza di espandersi se, nei prossimi giorni, il treno del PD calabrese avrà l’energia politica sufficiente per camminare al passo con la società.

*deputato Pd