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PALAZZO CAMPANELLA. Il presidente Bova e il Consiglio delle meraviglie

PALAZZO CAMPANELLA. Il presidente Bova e il Consiglio delle meraviglie
arturo bova Consiglio Regionale della Calabria o Consiglio regionale delle meraviglie?  La domanda sorge spontanea dopo aver letto le dichiarazione del consigliere Arturo Bova, presidente della Commissione antimafia riportata dal Corriere della Calabria. Bova da tre anni lavora, come presidente antimafia, ad una “sua” legge che dovrebbe rivoluzionare la legislazione sul tema e che giustifica l’esistenza della Commissione. La legge-Bova ancora non è stata approvata ma viene messa in discussione dallo stesso proponente-Presidente. Infatti, Bova nei giorni scorsi ha rilasciato una dichiarazione nella quale evidenzia profili di incostituzionalità della legge e teme un intervento censorio della Corte Costituzionale.

Alla luce di tutto questo una politica attenta si sarebbe dovuta interrogare sul ruolo del Consiglio, dei consiglieri, ed anche sulla esigenza di tenere in piedi commissioni la cui utilità è dubbia, anche per l’evanescenza dei protagonisti e soprattutto delle funzioni e dei poteri che un organismo antimafia ha in un Consiglio regionale, sia pure rappresentativo di un territorio dove la presenza mafiosa è soffocante.

Il Consiglio e quindi i calabresi tengono in piedi un Presidente e la sua Commissione che propone una legge sapendo che essa, o una parte di essa, non potrà produrre effetti perché contraria ai dettami della carta costituzionale. Quindi, una Commissione che dovrebbe avere funzioni legislative diventa un luogo di esercizi di scrittura a piacere che poi l’assemblea approva come leggi. E’ già successo in passato nell’eterno conflitto Stato-Regioni deciso dalla giurisdizione costituzionale.

Oggi c’è un novità: il proponente e il  “comunicatore” di questa legge ne afferma preventivamente l’incostituzionalità e quindi l’inefficacia e dunque perde tempo e fa perdere tempo agli uffici, alla Commissione e all’Assemblea. Un consumo di tempo, energie e risorse che dovrebbero essere impiegati utilmente a favore dei calabresi.

Si potrebbe obiettare che siamo di fronte a un gesto provocatorio per forzare la mano al Parlamento e agli organi costituzionali dello Stato. Si potrebbe, però, rispondere che tali richieste avvengono con mozioni o atti di indirizzo e non con legge e che ove il Parlamento italiano decidesse di approvare una legge per eliminare, le testate nucleari in Nord Corea o negli Stati uniti, perderebbe qualsiasi dignità politica ed istituzionale e si esporrebbe al ridicolo della comunità internazionale.

Probabilmente, è giunta al capolinea, una certa stagione politica del regionalismo e finirà la “Regione “se immediatamente la politica e il Consiglio regionale non daranno una svolta ad un ente che quotidianamente si deve sforzare di trovare una ragione di esistere. Ma forse il consigliere Bova vuol segnalarci e denunciare proprio questa deriva e, in questo caso dovremmo pure ringraziarlo.