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D’ASCOLA. Rimango nel centrosinistra: è stato il miglior governo degli ultimi 20 anni

D’ASCOLA. Rimango nel centrosinistra: è stato il miglior governo degli ultimi 20 anni
nicod «Non mi muovo di un millimetro». Non usa giri di parole il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola, dopo il terremoto politico determinato in Alternativa Popolare dall’abbandono di Angelino Alfano e, a seguire, di quello del suo vice, Tonino Gentile. D’Ascola seguirà il ministro Lorenzin nella sua nuova avventura politica al fianco del Pd di Renzi. «E’ una questione di coerenza politica. Capisco – aggiunge il senatore reggino - che ci possano essere cambiamenti magari perché determinati da insoddisfazioni o da accadimenti che mutino il proprio sentire politico. In assenza di tali accadimenti, credo che il politico abbia il dovere di rimanere dove si trova. E poi una rottura con una parte politica deve contenere anche una critica dotata di contenuti».

E in questo caso non è così?

I dati dimostrano chiaramente che questo governo ha operato benissimo. Siamo passati da un meno 0,4% a un più 1,5% del Pil. Far cessare questa crescita virtuosa vuol dire assumersi una pesante responsabilità anche dal punto di vista sociale. Anche Standard & Poor’s ha riqualificato il rating del nostro Paese, e non accadeva da 30 anni. Un risultato frutto anche del buon lavoro svolto dal governo Gentiloni che è stato molto attento ai temi sociali e ai ceti medi che erano stati precedentemente penalizzati.

E’ stato alla guida della Commissione Giustizia del Senato durante la legislatura che si è appena conclusa. Un incarico assai delicato e prestigioso. Che bilancio traccia del lavoro svolto?

Il bilancio è estremamente positivo non solo sul piano della quantità dei testi legislativi prodotti, ma anche sul piano della qualità e soprattutto dei settori rispetto ai quali siamo intervenuti. Siamo riusciti a sbloccare questioni che erano irrisolte da 20 anni, a causa dei mancati accordi politici e dei veti incrociati. E’ il caso, ad esempio, del testo regolativo delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Senza depotenziare i poteri di intervento degli Uffici della Procura, siamo riusciti a tutelare la privacy dei soggetti del tutto estranei alle indagini. Il testo, anzi, parte dall’assun- to che più aumentano i poteri di intrusione e invasività delle intercettazioni, più devono aumentare le tutele alla riservatezza della persona non soggetta a indagine che spesso si sono trovate al centro di indiscrezioni mediatiche che ne hanno sconvolto la vita privata. Voglio ricordare poi il testo di legge sulla responsabilità civile dei magistrati e quello sulla tutela dei testimoni di giustizia. Siamo, inoltre, riusciti a mettere a punto la legge sulla tutela degli orfani dei crimini domestici, anche in seguito all’aumento dei delitti di femminicidio. Si tratta di quei bambini che restavano privi della madre o del padre in quanto persona offesa del delitto di sangue e dell’altro genitore perché in carcere in quanto autore del delitto.

Tra le leggi che da più tempo si attendevano, c’è anche quella in materia di diritto fallimentare.

Credo che questa sia stata davvero un’ottima riforma in una materia che era ancora regolata da una legge risalente al 1942. Si tratta di una riforma straordinaria: scompare il termine fallimento e la procedura liquidatoria diventa una procedura estremamente rara, da usare solo quando non ci sono davvero più soluzioni. Una normativa che tutela l’economia sana e gli imprenditori onesti fino all’ultimo momento. Una legge che è stata apprezzata dalle Associazioni degli imprenditori, dalle banche e anche dal- l’Unione Europea.

Alla fine siete riusciti anche ad approvare delle sostanziali modifiche al Codice Antimafia.

Si tratta di modifiche assai significative. L’obiettivo della legge, ma vorrei dire quello della Commissione, è stato il seguente: rovesciare la percezione secondo cui l’intervento dello Stato sui patrimoni della mafia aveva un effetto liquidatorio, mentre i soggetti criminali che prima li gestivano garantivano il lavoro. Abbiamo ribaltato l’ideologia della legislazione: lo Stato che interviene su un patrimonio aziendale deve vedere in esso un’opportunità di natura economica. Le Amministrazioni giudiziarie dovranno caratterizzarsi per una forte componente imprenditoriale che sia in grado di sfruttare al meglio i beni sottratti alla criminalità. Un obiettivo che abbiamo provato a raggiungere attraverso diversi strumenti. In particolare l’Agenzia dei beni confiscati diventerà una sorta di Gepi che aiutava le aziende in dissesto a rimettersi nel mercato. Sganciamo cioè le Amministrazioni giudiziarie da logiche liquidatorie ponendo accanto agli amministratori dei funzionari dell’Agenzia dei beni confiscati appositamente formati per far restare sul mercato le aziende e tutelare i posti di lavoro. Non più dunque amministratori come professionisti privati, ma amministratori funzionari dello Stato e altamente formati nel settore.

Rimane invece in cantiere la riforma della legge sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose. Un testo che non funziona e che tanto sta facendo discutere. Come dovrebbe cambiare?

Intanto deve cambiare il risultato: si deve evitare che il cittadino del Comune sciolto per mafia diventi la vera vittima. Poi è evidente che manca nella legge una sanzione intermedia rispetto allo scioglimento. Nei casi più incerti o lievi si dovrebbe affiancare all’Amministrazione un funzionario della Prefettura per una sorta di amministrazione controllata. Dovrebbe poi essere introdotto un maggior livello di contraddittorio che aumenti il volume delle informazioni a disposizione delle Commissioni d’accesso. Occorre poi che i Commissari una volta nominati siano in grado di fornire un’amministrazione adeguata e siano presenti sul territorio con costanza e non una o due volte alla settimana.