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LE CENTO QUESTIONI MERIDIONALI

LE CENTO QUESTIONI MERIDIONALI
qsmer    E’ da pochissimi giorni nelle librerie un prezioso saggio dello storico Guido Pescosolido ‘’La questione meridionale in breve’’ (Donzelli) che restituisce al perenne dibattito sul Sud un quadro d’assieme, pur rimanendo immutato il problema nei 150 anni che ci separano dall’unità d’Italia.

  Questione che resta immutata nel tempo pur presentandosi all’inizio in termini sempre diversi. Nel 1860 l’Italia era, infatti, un paese tutto arretrato; cambia dopo il 1887 con la tariffa protezionistica che fa allargare il divario Nord-Sud. Ed è così – ancora – che si riapre un’altra questione meridionale, a partire dal 1950 quando Riforma agraria e Cassa per il Mezzogiorno (il cui ruolo – detto per inciso – andrà prima o poi rivalutato nei veri termini al di là ed oltre le dispute politiche ormai datate e segnate) fanno diminuire il divario e indica il teatro di vera modernizzazione del Mezzogiorno d’Italia.

  Le tante questioni meridionali diventano ancora altro a partire dal 1970, quando nascono le Regioni e si avvia a scomparire l’intervento straordinario. Nel 1998 il divario Nord-Sud ritorna ai livelli degli anni Cinquanta e i Fondi europei strutturali falliscono la loro missione.

   Il quadro delineato da uno storico come è Pescosolido è, in sostanza, la fotografia delle cento e più questioni meridionali che si sono succedute in un secolo e mezzo, con una valutazione che alla fine è sconsolata: quello del Mezzogiorno è il vero ed unico problema ancora irrisolto tra i tanti che il Regno d’ Italia si trovò ad affrontare. E, specie dopo il micidiale tracollo 2008-2014, il divario Nord-Sud resta di gran lunga il più consistente dell’intero Occidente.

  Dentro questo quadro buio, però, una luce si intravede nell’ultimissimo periodo, perché’ qualcosa sembra iniziare a cambiare, come del resto segnalano alcune analisi recentissime degli istituiti di ricerca più accreditati. Ma è troppo poco e resta pur sempre sullo sfondo l’eterna ‘’quistione’’, come la chiamava Antonio Gramsci, al centro di un altro imperdibile libro di Sabino Cassese, Lezioni sul Meridionalismo (il Mulino), che ha raccolto gli interventi tenuti mesi fa ad Avellino al Centro Guido Dorso. Ne emerge da queste lezioni (memorabile quella di Piero Bevilacqua) come la questione meridionale è il problema centrale della democrazia repubblicana e si spera che ora con l’ultimo impulso che è stato dato negli ultimi 24 mesi possa avviarsi se non a soluzione almeno a riprendere quelle distanze non abissali che si erano create con l’intervento straordinario, dopo la fine della guerra.

  Una cosa, comunque la si veda, appare certa: le classi dirigenti del Sud d’Italia non appaiono sicuramente al passo di mantenere il livello di quello che fu, ad esempio, negli anni ’50 e ’60 il dibattito politico, culturale, sociale, persino storico, nel confronto con una classe soprattutto politica che nel Paese aveva e, per certi aspetti, ancora ha l’ardire di parlare di una Questione settentrionale aperta in Italia. Se per prima cosa non si contrasta adeguatamente questa impostazione è inevitabile che ci aspettano altre 100 e altre 100 ancora questioni meridionali.