CALABRIA VERDE. Ville, amici e milioni distratti. I vertici in manette (la storia)

CALABRIA VERDE. Ville, amici e milioni distratti. I vertici in manette (la storia)
CalVerde   Circa cento milioni sottratti alle casse pubbliche senza eseguire uno straccio di progetto. Soldi usati per pagare gli stipendi dei dipendenti e ristrutturare la casa del capo, mentre la promessa di messa in sicurezza del territorio rimaneva carta straccia. Sono questi i gravi reati contestati dalla procura di Catanzaro ai vertici di Calabria Verde che hanno gestito i fondi europei vincolati alla rimozione del rischio di esondazione dei corsi d’acqua e delle frane, in zone dal rischio molto elevato. Fondi per risanare e rendere sicuro un territorio che tende a sbriciolarsi sotto i colpi del maltempo o dei terremoti. Ma i vertici di Calabria Verde, che ha accorpato le ex comunità montane e l'Afor, secondo l’accusa, se ne infischiavano.
Così sono finiti in carcere: Paolo Furgiuele, ex direttore generale, Alfredo Allevato, dirigente del settore 3, e Marco Mellace (ai domiciliari), dirigente dell'economato. L'ex dirigente Antonio Errigo, attuale commissario del Parco regionale delle Serre, è stato interdetto dai pubblici uffici, mentre l'agrotecnico Gennarino Magnone, consulente esterno, è stato colpito dall’obbligo di dimora.

LA VILLETTA DI AMANTEA – A dare il senso dell’allegra gestione di Calabria Verde i lavori nella villetta di proprietà di Furgiuele,  l’ex direttore generale dell’azienda coperto da Marco Mellace, il contabile, che ha seguito tutti gli aspetti dalla vicenda. Gli operai di Calabria Verde hanno provveduto a tutti i lavori istallando i materiali pagati con 20mila euro della cassa. Ma in compenso sono stati pagati come operai di Calabria Verde anche con 5000 euro di straordinari. Il tutto con un progetto costruito ad hoc: “Eventi G15”.

I PROGETTI MAI ATTUATI - Quegli oltre 55 milioni anticipati dalla Regione su un finanziamento di 70 milioni circa  servivano come una manna dal cielo per mettere in sicurezza i fiumi. Ma sono stati utilizzati per gli stipendi agli operai forestali in servizio presso i vari cantieri sparsi per la Calabria. Il tutto predisponendo 115 progetti definitivi, apparentemente perfetti, ma di fatto impossibili da realizzare, «tanto più che nessuno si attagliava alle specificità morfologiche delle aree di cantiere interessate dagli interventi programmati». I progetti, firmati da Allevato e approvati da Furgiuele, erano tutti identici, concentrati in aree già cantierate, con lavori sovrapponibili a quelli ordinari, con tempistiche troppo serrate da poter essere reali. «Tali aree – scrivono gli inquirenti – erano state individuate, esclusivamente, al fine di garantire lavoro e copertura economica agli stipendi dei forestali in quelle corrispondenti ove, a ben vedere, erano già impiegati. Aree a loro volta selezionate addirittura in base ad un criterio di residenzialità degli stessi lavoratori e non in relazione alle effettive esigenze del singolo territorio di volta in volta interessato». Quindi nemmeno per finta venivano interessati i fiumi effettivamente a rischio. Si trattava soltanto di lavori ordinari, di pulizia manuale, perché nemmeno l’attrezzatura sarebbe stata idonea a eseguire lavori più complessi. Solo ogni tanto qualcuno, di sua volontà, si attrezzava per fare qualcosa portandosi da casa qualche strumento. Quei soldi anticipati dalla Regione non sono più stati recuperabili, dato che quegli interventi erano ormai irrealizzabili e non più rendicontabili. Furgiuele, si legge nelle carte, non si sarebbe mai davvero posto il problema della reale «esecuzione pratica di progetti in grado di corrispondere al vincolo funzionale Por Fesr 2007/2013». Anzi, «non era stato neppure programmato lo smaltimento dei rifiuti asportati dall’alveo dei fiumi in qualche modo ripuliti».

RISCHIO FRANE - Per mitigare il rischio frane c’erano in ballo altre 77 schede progettuali, per oltre 24 milioni anticipati dalla Regione su circa 31 finanziati, anche quelli utilizzati per pagare gli stipendi, seguendo sempre lo stesso schema. La procura di Catanzaro accusa Allevato anche di aver minacciato i direttori dei lavori di dieci cantieri alle sue dipendenze «per costringere costoro a commettere un atto contrario ai doveri d’ufficio». Dovevano consegnare gli stati di avanzamento di quei lavori, nonostante non avessero mai ricevuto i progetti e la documentazione necessaria. Per convincerli sarebbero stati minacciati del mancato pagamento dello stipendio e di una grave contestazione disciplinare. È così che lavori mai eseguiti sono stati dichiarati belli e fatti. «Con tono minaccioso – racconta uno dei direttori riferendosi ad Allevato – ci veniva intimato di consegnare i Sal entro e non oltre l’11 dicembre 2015, altrimenti non sarebbero stati pagati gli stipendi e, oltre a ciò, ci sarebbero state delle gravi contestazioni disciplinari nei nostri confronti».

L’INCARICO A MAGNONE – Non era un agronomo, come richiesto, ma un agrotecnico. Ma quel particolare non è mai stato menzionato nel documento con il quale a Magnone è stato affidato l’incarico per la redazione del piano di assestamento forestale del parco periurbano di Siano. Un incarico ottenuto bypassando tutti i professionisti interni all’azienda, numerosi e qualificati, per intascare un gruzzolo da 17mila euro. Gennarino Magnone è amico di Furgiuele, scrivono gli inquirenti. Furgiuele ed Errigo hanno così approvato una short list per l’affidamento dell’incarico, nella quale veniva affermata falsamente la carenza di figure professionali idonee all’interno dell’azienda. Invece «non soltanto era presente personale qualificato in numero sufficiente – si legge nell’ordinanza – ma, dato ancora più significativo, detto personale già alle dipendenze di Calabria Verde non avrebbe comportato alcun incremento di costi a carico dell’ente». Dopo soli cinque giorni dall’approvazione della short list, Furgiuele ed Errigo hanno conferito l’incarico a Magnone, che nella domanda di partecipazione si era anche qualificato come agroteccnico, particolare poi scomparso dalla convenzione, nella quale veniva invece indicato come “dottor agronomo”. Ma quel piano, prevedibilmente, non ha superato la prova del nove: il documento, infatti, non è stato recepito dal dipartimento regionale. Il motivo? Serviva un dottore forestale.