Autonomia differenziata e nuove forme di razzismo

Autonomia differenziata e nuove forme di razzismo
In base agli ultimi risultati elettorali in Veneto, Campania e Puglia, è
facilmente prevedibile che il tema dell’Autonomia differenziata diventerà
dirimente di qui alle prossime elezioni politiche. Alla Lega di Salvini resta
solo questo argomento come bandiera identitaria e come ultima spiaggia
per mantenere un suo ruolo nella coalizione di destra, essendo quelli
sull’immigrazione dominati ormai dalla Meloni (e da Fratelli d’Italia) e
quelli “alla Vannacci” non digeribili neanche dai suoi stessi elettori.

Prima della chiusura dell’ultima tornata elettorale, infatti, il ministro
leghista Calderoli ha preteso che si firmasse un pre-accordo con le regioni
Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, così da ribadire che l’Autonomia
differenziata è cosa loro, cosa della Lega, cosa che interessa
esclusivamente il Nord. Ma mentre tutti gli altri temi (immigrazione, tasse,
guerre, giustizia, politiche sociali, scuola, ecc.) spaccano l’Italia in due
diverse famiglie politiche e ideali (centrodestra e centrosinistra) quello dei
maggiori poteri alle regioni è un argomento che divide il Paese in maniera
geografica prima che politica (Nord e Sud) e il centrodestra potrebbe
trovarsi in posizione minoritaria nelle grandi regioni meridionali. Certo
una pre-intesa non ha valore giuridico, non è vincolante, ma è evidente che
Salvini, Zaia e Calderoli si giocheranno tutto su questo fronte.

Intanto, bisogna capire bene se le pre-intese firmate rappresentano una
sfida alla Corte costituzionale, che ha bocciato a dicembre 2024 la legge
Calderoli in materia di Autonomia differenziata, o una “originale e
furbesca” interpretazione.
La Corte ha scritto nella sua sentenza che il regionalismo è certo “una
componente fondamentale della forma di Stato delineata dalla
Costituzione”, ma ha chiarito ancora una volta che la Repubblica è “una e
indivisibile”. Ogni differenziazione territoriale o istituzionale, dunque, non
può mettere in discussione il fatto che l’Italia resta una comunità politica
con una sua identità collettiva. La Corte ha ribadito che “esiste una sola
nazione così come vi è solamente un popolo italiano, senza che siano in
alcun modo configurabili dei popoli regionali titolari di una porzione di
sovranità”. Insomma, “Il popolo e la nazione sono unità non
frammentabili”. Più chiara di così la Corte non poteva essere. Quindi, la
Lega ha deciso nei fatti di sfidare le sue decisioni.

Sono quattro, per ora, le materie oggetto del pre-accordo: la protezione
civile, la previdenza complementare, le nuove professioni, il
coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. Come ci si
comporta, ad esempio, nel caso di un’alluvione in Emilia-Romagna e si
presenta la necessità di dare una mano da parte delle strutture di protezione
civile del Veneto? Con l’autonomia in materia una regione può rifiutarsi di
farlo. In questo modo, la Protezione civile diventerà “incivile”.
E a proposito di nuove professioni, la Corte aveva scritto: “Sussistono
consistenti ostacoli anche al trasferimento delle funzioni relative alla
materia professioni.” Cosa potrebbe succedere? Che ogni regione potrà
inventarsi una nuova professione? È una possibilità!

Per la previdenza complementare si prospettano 20 diverse contrattazioni,
con una drastica riduzione del potere contrattuale dei sindacati nazionali.
Non parliamo della sanità, dove già siamo ampiamente e nettamente
“differenziati” nel curarci tra meridionali e centro-settentrionali.
Insomma, nascere e abitare in luoghi diversi della stessa nazione non deve
dar vita a due diverse forme di cittadinanza, una piena (con uno standard
alto di servizi a disposizione) e l’altra dimezzata (con uno standard
nettamente inferiore alle necessità minime di civiltà. Il Sud e le sue regioni
non possono essere trattati come luoghi di un’Italia minore.

Se in altre nazioni dell’Europa occidentale alle disparità economiche dei
diversi territori non si somma necessariamente anche una disparità di
servizi alle persone, in Italia i due svantaggi si sovrappongono: dove c’è
minore sviluppo economico (al Sud) c’è anche minore presenza dello Stato
nell’offrire quei servizi che il reddito personale o familiare non consente.
Siamo un Paese a due velocità in economia e a due velocità nei servizi ai
cittadini. Cioè, si è consolidata una “disuguaglianza doppia”, una
economica e una di cittadinanza, nei fatti una disuguaglianza di luogo. In
questo senso, l’Autonomia differenziata è “disuguagliante” perché dà vita
a una nuova forma di razzismo, il razzismo nei servizi: di più e meglio al
Nord, di meno e peggio al Sud. Fratelli d’Italia che vuole presentarsi come
il nuovo “partito della Nazione” potrà accettare tutto ciò? Se lo fa, rischia
di estraniarsi dall’opinione pubblica meridionale più avvertita. Come è già
avvenuto in Puglia e in Campania.