NDR/RC. “Fata Morgana”, De Raho: «Imprenditori onesti senza riferimenti. La mafia legittimata come impresa»

NDR/RC. “Fata Morgana”, De Raho: «Imprenditori onesti senza riferimenti. La mafia legittimata come impresa»
de raho federico La città soffocata dai gruppi economico-imprenditoriali che si muovono all’ombra della ndrangheta. Una «rete sistemica» all’interno della pubblica amministrazione, per avere autorizzazioni ed entrature che consentono di muoversi in maniera sciolta in un tessuto sociale abbastanza povero da convincere chiunque a sottostare. È uno spaccato inquietante quello che emerge dall’inchiesta “Fata Morgana”, che ha portato all’esecuzione di un fermo indiziato di delitto per sette persone appartenenti alla cosiddetta “zona grigia” della città, controllata dal quadrilatero Condello-Libri-De Stefano–Tegano, promotori di iniziative economiche alle quali «devono aderire necessariamente gli imprenditori del luogo». Ed è la riflessione del procuratore Federico Cafiero de Raho a lanciare l’allarme sullo stato della città, una città nella quale «è difficile operare», sottolinea. «Ogni volta ci si rende conto che gli imprenditori che vogliono operare nella legalità trovano ostacoli continui e non hanno riferimenti ai quali affidarsi – ha spiegato in conferenza stampa -, perché gli imprenditori legati alla ‘ndrangheta hanno rapporti e capacità di persuasione nei confronti di molti che dovrebbero avere una posizione di protezione nei confronti dei cittadini. È evidente che in una città come questa, chi si assume determinati ruoli, come quello di gestione della cosa pubblica, ha il dovere di centellinare i propri rapporti. Lo so che è difficile e la politica deve essere aperta a tutti – ha aggiunto -, ma in un territorio come questo si deve selezionare e mantenere fuori dai rapporti coloro che sono marchiati addirittura da una sentenza di condanna. Non è possibile pensare che in una città come Reggio siano ancora protagoniste persone condannate per mafia. È una cosa davvero triste vedere come si coaugolino attorno a queste persone le iniziative più importanti del territorio quasi come se non ci fosse alternativa. Credo che il reggino debba cominciare a pensare al destino di questa città, senza fare affidamento su capitali e linee direttive della ‘ndrangheta. Quegli imprenditori che ne sono espressione sono noti, tutti sanno chi sono eppure continuano a legittimarli come impresa calabrese». Numerose le perquisizioni, «anche in un luogo di culto», ha spiegato De Raho, che ha poi parlato anche di indagini in riferimento «ad associazioni segrete», con vago riferimento, dunque, alla massoneria. Ad essere colpiti dal provvedimento sono l’avvocato Paolo Romeo, ex deputato del Partito socialista democratico italiano, già in passato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a cinque anni di reclusione nell’ambito dell’operazione “Olimpia”, l’avvocato Antonio Marra, gli imprenditori Emilio Frascati, Giuseppe Chirico, Natale Saraceno, Antonio Idone e Domenico Marcianò. Sarebbe Romeo il soggetto al vertice del sistema, colui per il quale de Raho si rammarica maggiormente, in quanto già condannato e, nonostante questo, al centro degli affari più importanti in città.

LE INDAGINI - La Dda ha puntato la sua attenzione sulla redistribuzione dei punti vendita della grande distribuzione alimentare, dopo la crisi della Gdm S.p.a. e del sequestro delle imprese riferibili agli imprenditori Suraci e Crocè, concentrando, poi, l’indagine sulle attività di riapertura del centro commerciale “La Perla dello Stretto” a Villa San Giovanni, che ha visto un investimento di tre milioni solo per l’ipermercato. Il connubio tra ‘ndrangheta e professionisti ha determinato le sorti dell’aggiudicazione dei punti vendita, nonché la scelta dell’imprenditore della grande distribuzione alimentare che doveva avviare l’esercizio commerciale “food” nella Perla dello Stretto. «In particolare – si legge in una nota della finanza -, le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle reggine si sono soffermate su due professionisti che, di fatto, hanno curato il riavviamento del centro commerciale villese e pilotato l’inserimento di una società, creata ad hoc e facente capo ad un noto imprenditore del settore, quale unico ipermercato destinato ad operarvi gettando le basi per una redistribuzione delle imprese del settore, dopo il vuoto lasciato dallo stato di crisi della Gdm S.p.a.. Fra questi, spicca il ruolo di noti professionisti reggini che, relazionandosi con una variegata platea di soggetti, hanno fattivamente contribuito alla riapertura della Perla dello Stretto, curandone anche gli aspetti prettamente autorizzativi, interagendo con esponenti della politica e della pubblica amministrazione». La struttura, guidata dall’avvocato Paolo Romeo, si è dimostrata in grado di gestire «un enorme potere di indirizzo sulle sorti delle principali attività economiche cittadine, enfatizzato dalla situazione di disoccupazione che emergenza è diventata cronico fattore di sottosviluppo. Un sistema asfissiante perché in grado di influenzare anche la pubblica amministrazione e la politica». Il sistema si basava sul potere intimidatorio del gruppo, «incontenibile e discreto», che imponeva ai commercianti più piccoli della Perla dello Stretto un contratto poco conveniente per i loro interessi economici. Mentre alcuni si sono piegati per evitare conseguenze, «l’unico commerciante che aveva osato opporsi aveva visto il suo esercizio commerciale distrutto dalle fiamme».

I SEQUESTRI – Sono dodici le aziende poste sotto sequestro preventivo, alcune per intestazione fittizia di beni, in quanto «riconducibili alla diretta o indiretta gestione dei soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo e pertanto “inquinate” dalla connivenza con gli interessi della criminalità organizzata», per un totale di 34 milioni di euro. Si tratta dello studio commerciale Saraceno; del circolo “Pescatori Posidonia Gallico”, per la quale è contestata l’intestazione fittizia a Romeo, Saraceno, Marra e Idone; la Soral Sas, con i due supermercati ipermercati di Gallico; Perla Srl, gestore dell’ipermercato presso il centro commerciale “Perla dello Stretto” a Villa San Giovanni; quote societarie della D.Eemme C. Sun Srl; In.Fra s.n.c di Reggio Calabria; la “Parma Reggio distribuzione S.r.l.”; la G.S. Srl, nonché un unità operativa a Campo Calabro, “Max - Cash and Carry”, nella zona industriale; la “Mc Sas di Domenico Marcianò&C”; la “Center Fruit S.r.l.” per la quale viene contestata l’intestazione fittizia a Saraceno; e il “Consorzio La Nuova Perla dello Stretto", con sede in Villa San Giovanni, presso omonimo centro commerciale.

L’ALLARME LANCIATO DA DE RAHO – L’indagine ha messo in evidenza uno spaccato socioeconomico che ha stretto relazioni con soggetti inseriti o strettamente legati alla ‘ndrangheta, soggetti che finiscono, dice amaramente, «per essere la immagine apparentemente pulita di una città che lavora». In realtà, però, ancora una volta, è emersa l’esistenza di una schiera di imprenditori, commercialisti, consulenti e avvocati che si muovono nella città di Reggio proprio nel settore economico e finiscono per indirizzare le attività «secondo quelle che sono le esigenze della ‘ndrangheta», inserendosi, mimetizzandosi e risultando presenti in ogni attività. Tra le contestazioni mosse anche quella di associazione mafiosa, in particolare «nei confronti di cinque persone – spiega de Raho -, ovvero gli imprenditori Chirico e Frascati, l’avvocato Marra, Marcianò, già arrestato per estorsione, e il commercialista Saraceno». Gente che si muove «a volte costituendo un reticolo comune, a volte operando separatamente nel settore dell’economia», aggiunge. A colpire gli inquirenti è, in particolare, il numero di relazioni che il gruppo riesce a coltivare e il fatto che in una città come Reggio, «una persona come Romeo, già condannato per concorso esterno, possa costituire ancora il baricentro di rapporti per i progetti della città». Tra questi anche lo sviluppo della Città metropolitana, con l’aiuto di una politica, ammonisce il procuratore, «che avrebbe dovuto proteggere gli imprenditori per bene». In relazione all’acquisizione della nuova “Perla dello Stretto”, è stato evidenziato nel corso della conferenza stampa, il consorzio dei commerciati «ha subito l’indirizzo che proveniva proprio da Paolo Romeo, il quale finisce per costituire l’elemento trainante per la nuova strutturazione dello stesso centro, in modo da consentire a coloro che ne avevano preso le redini di portare avanti un controllo diretto e immediato su tutti gli aderenti – ha spiegato de Raho -. L’estorsione viene contestata nei confronti di un imprenditore, il quale è costretto ad aderire alla nuova formulazione del contratto di consorzio, diversa da quella precedente e che modificava anche la scala dei rapporti tra i soggetti appartenenti al consorzio stesso». Tra coloro che non avevano intenzione di aderire il malumore era tangibile ma «bastano poche indicazioni e soprattutto la sottolineatura che quello era l’indirizzo sostenuto dalla ‘ndrangheta e da coloro che ne costituivano l’espressione» per mettere tutti a tacere. Altro punto significativo, quello relativo all’esecuzione mobiliare dei beni dei Cacciola. «Si tratta di beni immobili posti in vendita ad un certo prezzo, dopodichè vi è l’interessamento di imprenditori espressione della ‘ndrangheta e quella che era stata l’iniziale assegnazione a Brunella Latella, poi diventata testimone di giustizia, finisce per sfumare in quanto vengono avanzate istanze di una nuova perizia, che individua il valore del bene in una cifra esorbitante – ha spiegato ancora il procuratore -. Il giudice revoca l’assegnaizone e tutto torna nello stato d’origine e come per incanto, un po’ alla volta, tutti i creditori finiscono per essere tacitati, perché si ritirano alla procedura esecutiva. Il bene torna così ai Cacciola e quindi al gruppo che intende acquistare». Uno spaccato significativo di come imprenditori espressione della ‘ndrangheta riescano a controllare ogni cosa. Le indagini hanno consentito anche la contestazione di intestazione fittizia per il circolo “Pescatori” e la “Center Fruit srl”, della quale «il genero di Pasquale Tegano è il soggetto realmente interessato all’acquisto ma viene mimetizzato attraverso intestazione fittizia». Sul circolo si rivelano invece numerosissimi episodi di mala gestione, soprattutto in relazione a finanziamenti e contributi.

PERICOLO DI FUGA – Il fermo, ha spiegato de Raho, si è reso necessario «in quanto emergevano diversi sintomi di una prossima fuga di alcuni dei soggetti interessati, quali Natale Saraceno e l’avvocato Marra». Questi segnali, più l’esigenza di sentire persone informate sui fatti, hanno indotto gli inquirenti a giocare d’anticipo. Un’indagine complessa, quella della finanza, durata circa due anni, che, ha affermato il colonnello della finanza Alessandro Barbera, «deve servire ad aiutare gli imprenditori onesti della città a voltare pagina». Un’indagine che si differenzia da molte altre «perché alza un po’ il tiro» e individua dei settori che la ‘ndrangheta ha sempre ritenuto di rivelantissima appetibilità. Da qui l’invito agli imprenditori a denunciare e chiedere aiuto.

INDAGATI ECCELLENTI – De Raho sbotta un po’, ma con la sua consueta classe, quando dalla platea dei giornalisti vengono chieste informazioni sui politici indagati. «Non so come siano usciti questi nomi», sottolinea infatti. D’altronde, trattandosi di provvedimento di fermo, le informazioni vanno centellinate. «Ma se li avete letti, è inutile che ve li ripeta», conferma dunque il procuratore. Sul registro degli indagati, stando alle indiscrezioni emerse, ci sarebbero dunque anche alcuni amministratori, tra i quali il presidente della provincia Giusepe Raffa, il consigliere provinciale Demetrio Cara, il cancelliere capo della Corte d'Appello, Aldo Inuso, l'ex magistrato Giuseppe Tuccio, l'avvocato Rocco Zoccali, l'ex presidente della Reggina Calcio, Pino Benedetto, Amedeo Canale, Andrea Scordo, Domenico Pietropaolo, Gaetano Tortorella, Saverio Genovese Zerbi, Michele Serra, Giuseppe Strangio, Domenico Arcò e Giovanni Pontari.