Lorenzo Delfino non ci sta. Il rappresentante legale della Coopservice, finita nel mirino della procura di Locri per la proroga del contratto dei servizi di pulizia all'ospedale, questa mattina ha riunito i giornalisti, dopo essere entrato in possesso della documentazione sulla base della quale la Procura lo ha iscritto sul registro degli indagati assieme ad altre sedici persone. "Confermiamo la nostra estraneità ai fatti contestati, auspicando l'archiviazione della nostra posizione nel più breve tempo possibile", afferma Delfino. Che ha portato in procura tutta una serie di risposte ai quesiti mossi dal sostituto procuratore di Locri Ezio Arcadi, che ha indagato sulla vicenda così come su altre denunciate dalla Uil Fpl, da sempre vigile su quanto avviene tra i corridoi di via Verga. La vicenda riguarda l'appalto scaduto e prorogato di fatto dall'Asp di Reggio Calabria. Al centro di tutto i servizi di pulizia, sanificazione, disinfezione, disinfestazione e derattizzazione degli ospedali di Locri e Siderno e della struttura ex Aias di Stignano, affidati alla Coopservice di Locri tra il luglio 2011 e il maggio 2015 per circa 112mila euro al mese e un totale di 5,6 milioni di euro liquidati. Secondo il magistrato di Locri, ciò sarebbe avvenuto «in assenza di regolare gara d'appalto e relativo contratto, atteso che il rapporto di fornitura dei servizi – aggiudicato in data 24 giugno 2008 con delibera numero 420 del direttore generale dell'ex Asl numero 9 di Locri – era andato a scadenza in data 30 giugno 2011». Lo scorso 12 luglio la procura ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini agli ex commissari e direttori generali Santo Gioffrè, Rosanna Squillacioti, Ermete Tripodi e Franco Sarica; funzionari e dirigenti, tra cui Filomena Ambrogio, Nicola Calabrò, Francesco Silvio Campolo, Giuseppe Falcone, Felice Iracà, Francesco Macheda, Angela Minniti, Rocco Mario Polimeni, Vincenzo Scali, Pasquale Staltari, Antonio Vartolo, Diego Vitrioli; oltre a Delfino.
LA GARA D'APPALTO - La difesa di Delfino parte da qui. L’affidamento del servizio, scrive nella memoria consegnata alla procura, è avvenuto tramite la procedura di gara bandita dalla commissione straordinaria con delibera numero 174 del 26 aprile 2007 e aggiudicato in via definitiva con delibera numero 420 del 24 giugno 2008. Un contratto da tre anni, che impone, su eventuale richiesta dell'Asp, di proseguire il servizio alle condizioni pattuite per almeno 180 giorni dalla scadenza del contratto stesso per consentire all'azienda un nuovo bando. Ma a contratto scaduto, nonostante le sollecitazioni della cooperativa, l'Asp non fa nulla. Anzi, annuncia la gara ma poi "impone" alla Coop di continuare a svolgere il servizio, pena una denuncia per interruzione di pubblico servizio. "La cooperativa quindi non poteva sospendere il servizio - spiega Delfino - considerato anche che le aree oggetto del contratto vengono contemplate di prassi luoghi dove necessita un’accurata pulizia e disinfezione giornaliera", in quanto considerate ad alto rischio. Nonostante quest'obbligo, spiega ancora Delfino, la Coopservice comunica alla dirigenza dell'Asp la scadenza del contratto, manifestando la disponibilità ad un incontro per valutare le condizioni per continuare a svolgere il servizio. Ed è la stessa Squillacioti a chiedere la continuazione del servizio, nel mentre viene bandita una nuova gara. Al termine della scadenza della proroga, Delfino scrive di nuovo alla Squillacioti, comunicando che, in assenza di notizie sul da farsi, la Coop continuerà a svolgere il servizio per soli altri sette giorni. Ma è la direzione sanitaria a diffidare la cooperativa dal sospendere il servizio, "considerato che la conseguenza sarebbe stata, per motivi igienici, la sospensione di servizi pubblici essenziali con il blocco di tutte le attività assistenziali connesse, compresi i ricoveri”. Diffida che viene ribadita a novembre del 2012. "Di conseguenza - spiega Delfino - abbiamo garantito il servizio per non correre il rischio di essere denunciati per interruzione di un servizio di pubblica necessità. Nel tempo il sottoscritto ha cercato di sollecitare L’Azienda sanitaria a regolarizzare il rapporto contrattuale in essere anche attraverso la sospensione del servizio, considerato che mi rendevo conto che eravamo in regime di proroga di fatto, senza avere mai avuto nessun riscontro positivo".
LA RIORGANIZZAZIONE DELLA COOP - La procura contesta anche questo: dopo l'affidamento, la Coopservice diventa società consortile, unendosi a diverse altre cooperative. Il servizio, dunque, finisce in mano ad un soggetto giuridico diverso da quello che si è aggiudicato il bando, contesta Arcadi. "Tale riorganizzazione aziendale era necessaria per ridimensionare la gestione della cooperativa”, che aveva in gestione diversi servizi in altre zone d’Italia. Il subentro nella titolarità del rapporto contrattuale d’appalto per la pulizia dell'ospedale di Locri è stato dunque comunicato, così come il possesso dei requisiti, dichiarazione di cui la direzione dell'ospedale prende atto con nota ufficiale. Per la procura, però, si tratterebbe di un escamotage per aggirare la nota della Prefettura, con la quale viene comunicato il rischio di infiltrazioni mafiose, a causa della presenza, in organico (composto da circa 200 persone), di persone imparentate con soggetti vicini ai clan della Locride. Ma la riorganizzazione, spiega Delfino, avviene quattro mesi prima dell'invio di quella nota (la prima a gennaio, la seconda a maggio del 2009) e le procedure sarebbero partite ben otto mesi prima. "In ogni caso - aggiunge -, quando è stata emessa informativa antimafia interdittiva alla Coopservice, l’atteggiamento del sottoscritto e dei legali rappresentanti delle cooperative consorziate è stato irreprensibile, considerato che in via cautelativa sono stati licenziati i dipendenti che avevano generato le cause ostative al rilascio dell’informativa". Licenziamenti impugnati e annullati dal giudice. Mentre la Prefettura sancisce la pulizia dei curriculum dei quadri dirigenti della cooperativa.
I COSTI DEL SERVIZIO - Delfino fornisce chiarimenti anche su questo. E spiega, innanzitutto, che l ’importo di 122mila euro circa mensili "non è altro che l’offerta economica del 05 settembre 2007 presentata in sede di gara, precisamente per un importo di 111.749,65 euro mensili". Soldi che al 95% (ovvero circa 106mila euro) vengono spesi per pagare gli stipendi e che portano ad un utile di impresa di poco più di 1000 euro."Non si capisce - prosegue Delfino - come avrebbe portato evidente vantaggio patrimoniale della società affidataria del servizio, se il 95% dell’importo della fattura mensile viene assorbito dal personale che presta servizio presso i presidi di Locri e Siderno". Costo che aumenta nel tempo, senza il conseguente 'adeguamento contrattuale da parte dell’Asp, arrivando a circa 123mila euro. "Ma come se non bastasse - conclude Delfino -, dal mese di marzo 2012 l’importo per il servizio è stato ridotto a causa di ridefinizione contrattuale, di conseguenza da marzo 2012 l’importo della fattura è pari a 108.395,73 euro mensili. Per il riconoscimento dell’aumento contrattuale da parte dell’Asp, il Gruppo Coopservice intende avviare le azioni legali necessarie per riscuotere tutto il dovuto, considerato che è stato più volte diffidato per la continuazione del servizio, ma anche per evitare conseguenze gravissime sui bilanci del consorzio e delle cooperative".